VIVERE EMOZIONI LIBERE E PAR CONDICIO
La campagna di sensibilizzazione V.E.L. è ideata da Monica Paola Monaco, presidente Nazionale dell’AEM ITALIA (Associazione Emotional Manager) e sviluppata in collaborazione con Mina Cappussi, direttore della testata giornalistica UMDI (Un mondo di Italiani) e promossa da AICCREPUGLIA (Associazione Italiana Consigli Comuni e Regioni d’Europa), presidente Giuseppe Valerio, AITEF onlus (Associazione Italiana Tutela Emigranti e Famiglie), presidente Giuseppe Abbati, e da AIC ( Associazione Italiana Coltivatori) Presidente Giuseppino Santoianni, , AEM ONLUS (Associazione per la tutela delle vittime/conseguenze del malessere Emozionale), vice presidente Giovanni Mattiaccio, CENTRO STUDI AGORÁ (Associazione di promozione sociale), coordinatrice nazionale Sabina Iadarola, FAPI (Federazione Artigiani Pensionati Italiani) presidente Luigi Sciotto, FONDAZIONE MATTEOTTI onlus, presidente Angelo Sabatini, MATESE ARCOBALENO (Associazione Onlus per la tutela dell’ambiente), presidente Pier Paolo Monaco.
L’obiettivo di questa campagna è coinvolgere i Cittadini ed interessare le Istituzioni sulla necessità di includere tra i diritti fondamentali, il diritto di emozione.
Le emozioni sono meccanismi inconsci che facilmente sfuggono al nostro controllo e che influiscono sulla maggior parte delle nostre scelte e decisioni.
La scarsa consapevolezza circa il ruolo delle emozioni sulle scelte della nostra vita riduce e limita la libertà personale.
Vivere Emozioni Libere è una campagna sociale che mira a far riconoscere un diritto umano fondamentale: quello di vivere la vita in piena autonomia e libertà.
Una società composta da persone non consapevoli delle proprie emozioni e del ruolo che hanno nelle scelte di vita e nella quotidianità non è LIBERA.
Le emozioni influiscono quindi sulla qualità della nostra vita; il malessere emotivo, inoltre è causa di disturbi spesso anche gravi che si manifestano, sovente, in modo distruttivo.
L’ambiente in cui viviamo influisce sul nostro stato emotivo e sulla qualità della vita; le sollecitazioni emotive evocano in noi sensazioni a polarità positiva (amore, pace, fratellanza) oppure a polarità negativa (odio, rancore, rabbia).

Il prevalere delle emozioni negative contribuisce a sviluppare un malessere generalizzato e l’aumento di disturbi e patologie.

Omofobia, discriminazione, stalking, violenza familiare, sui bambini e sulle donne e femminicidio, sono le manifestazioni di questo malessere, risultato della società che vive e si nutre prevalentemente di emozioni negative, e causa di scompensi percettivi che, in alcuni individui più deboli e poco equilibrati, può sfociare in violenza.

Anche le dipendenze da droghe, alcool, gioco d’azzardo, sesso, fumo, ecc. sono spesso la conseguenza di questo malessere emotivo; senza sottovalutare la demotivazione dei giovani, con la loro difficoltà ad affrontare le piccole e grandi sfide della quotidianità, ed il mancato rispetto della parità di genere.

Per sconfiggere queste gravi difficoltà sociali è necessario lavorare insieme al fine di realizzare una società consapevole, in modo che le “emozioni positive” siano di gran lunga superiori a quelle negative; ciò produrrà sicuramente un sensibile aumento del benessere e una riduzione di taluni fenomeni patologici.

Per eliminare fenomeni dannosi quali la violenza su donne e bambini o il femminicidio, è necessario, dunque, porre meno enfasi su fatti e notizie che evocano stati emotivi negativi, e che fanno più audience, a fronte di maggiore attenzione verso informazioni che provocano emozioni positive.
Creare un sistema di “par condicio emozionale” rappresenta, quindi, la prima azione concreta per innescare un processo di crescita emotiva e sociale e per ridurre il malessere.
La diffusione della “par condicio emozionale” avrà ripercussioni positive sul sistema socio-economico italiano.
Eccessiva diffusione di notizie negative ha contribuito a rendere l’immagine dell’Italia e degli Italiani all’estero in modo distorto e poco aderente alla realtà.
L’Italia, infatti, appare all’estero una nazione dove predominano il malcostume e la delinquenza, immagine che ci danneggia sia economicamente che socialmente.
Diffondere la “par condicio emozionale” comporterà una maggiore attenzione verso le notizie positive e le virtù e qualità degli Italiani.


Al fine, dunque, di esaltare la crescita sociale ed economica della nostra nazione, le Associazioni promotrici della campagna V.E.L. si attiveranno in azioni sistemiche e sostenibili volte a promuovere libertà, tolleranza e salute che chiameremo “diritto di emozione”.
La campagna per la promozione del “Diritto VEL” consiste nelle seguenti azioni:
- Condivisione di un “protocollo di autoregolamentazione VEL”
- Riconoscimento da parte dell’ONU del Diritto di Emozione
- Sensibilizzazione del Governo Italiano e del Parlamento Europeo per promuovere iniziative per tutelare il “Diritto di Emozione” e per l’attuazione di un programma su temi quali: omofobia, discriminazione, stalking e violenza sulle donne/bambini.
- Autoregolamentazionedegli organi di informazione sulle notizie diffuse relative alla “Par Condicio Emozionale”
- Sensibilizzazione e promozione del“Diritto V.E.L.”
- Riconoscimento da parte del Ministero del Lavoro della figura professionale dell’Emotional Manager, tutore del benessere emotivo e del “Diritto V.E.L.”,in ottemperanza al dgr. 81/08 art. 28
- Raccolta delle adesioni alla Campagna V.E.L. attraverso i siti internet www.aemitalia.it,www.aicrepuglia.eu, www.aitefnazionale.it, www.unmondoditaliani.com, www.fondazionematteottiroma.org,
- Promozione della “Staffetta delle Emozioni” per la raccolta di fondi
- Realizzazione di progetti cinematografici per avvicinare l’opinione pubblica ai valori V.E.L.
- Promozione nelle scuole del diritto “VEL” e della “Par Condicio Emozionale”

IL MOVIMENTO DEI POPOLI NEL MONDO
Quando l’integrazione è una realtà

L’immigrazione si colloca in un contesto internazionale caratterizzato da persistenti squilibri economici, politici e sociali, che accomunano i paesi ricchi e quelli poveri. Le forti disuguaglianze tra aree geografiche e paesi hanno imposto ad una parte della popolazione mondiale di abbandonare il loro Paese verso la salvezza e all’altra un dovere di ospitalità che a volte, utilizzando le migliori intelligenze, si rivelano un vero e proprio investimento, dando risposta alla domanda: l’immigrazione, una piaga o una opportunità? L’emergenza migranti ha messo alla prova la coesione dei 28 paesi dell’Europa. Non vi è stata, infatti, una vera strategia europea, ma ogni paese ha adottato una propria politica, a tratti xenofoba. Vi sono stati, infatti, atteggiamenti ondivaghi con accuse incrociate tra chi ha deciso di proteggere persone in fuga e chi, invece, ha pensato bene di alzare muri e reticolati. Il problema non è la diversa interpretazione dei trattati europei ma l’assenza di un apolitica comune, figlia purtroppo di un’Europa che si è scoperta disunita, in un momento nel quale, invece, la coesione doveva costituire il suo tratto qualificante. In particolare tale “disunione” è stata figlia dell’atteggiamento di alcuni paesi europei che nel corso della storia recente hanno ricevuto protezione proprio dall’Europa all’epoca dell’influenza sovietica. L’Italia, da sempre terra di sbarchi, ha predisposto in varie regioni strutture per l’accoglienza di migranti. Per richiedere la protezione internazionale sono attivi Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e strutture di competenza del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Secondo i dati del Rapporto annuale SPRAR nell’ultimo anno, su circa 30.000 accolti sono stati attivati 26.000 percorsi formativi durante i quali quasi 21.000 stranieri hanno seguito con continuità corsi di lingua italiana. È comunque utile ricordare che il percorso che porta all’integrazione è lungo e difficile. Malgrado ciò, in molte città italiane, seguendo l’input “DAL BARCONE ALLA CATTEDRA” e la vocazione delle città stesse, sono stati attivati percorsi formativi che hanno visto la partecipazione massiccia di stranieri. A Capua, città archeologica, è stato attivato un laboratorio per rifugiati e richiedenti asilo che prevede lo studio si restauro di mobili antichi. A Treviso sono stati attivati centri per l’apprendimento o la specializzazione nel campo della musica. A Pavia l’Università, con la collaborazione dell’ANCI e dello SPRAR, ha destinato 14 borse di studio a giovani rifugiati selezionati per merito e capacità. A Caltanisetta un immigrato da lezioni di inglese agli agenti di Polizia Municipale. A Milano un altro ancora lavora come mediatore culturale e interprete a Palazzo di Giustizia. Tutto ciò seguendo la teoria di molti atenei italiani che si può riassumere nella seguente espressione “Formare persone competenti e preparate, utilizzando la loro intelligenza, per loro è una strada verso la salvezza, per noi un investimento”.


Di Stefano Tinari

 

UMANITA'

Nel 1977 nacque l'Aitef – Associazione Italiana tutela emigranti e famiglie - per iniziativa dell' on.le Filippo Caria per aiutare gli Italiani nel mondo. Ottimi risultati per l'impegno innanzitutto di Giovanni Ortu, un grande segretario generale, e di tanti che si sono prodigati, cito alcuni: Paola Quadri, Italo D'Agnanno ........ poi pubblicarono un giornale: “L'Umanita europa”direttore responsabile Giuseppe Mangolini.
Abbiamo pensato di riprendere quella testata e farla rivivere per essere più presenti.
A quaranta anni dalla nascita siamo ottimisti, ambiziosi e vogliamo ispirarci a quella con una prospettiva più ampia:“ umanità europa mondo” è la nuova testata. Un impegno che vogliamo assumerci con la certezza di avere il Vostro consenso.

E' il giornale di chi opera per la pace, la democrazia, la libertà, il benessere, la solidarietà, la tolleranza , la parità e per realizzare una nuova Europa federale: gli “Stati uniti d'Europa”.
E' il giornale di tutti, libero, scevro da condizionamenti, nato per diffondere la verità, le notizie buone, piacevoli, scritte per non turbare chi legge, per aiutare i Cittadini a scegliere il bene e per difendere chi è in difficoltà. Uno strumento di attualità e cultura, per dialogare, per approfondire e per un confronto, continuo.
Su tale assunto abbiamo avuto l'adesione dell'AEM (Associazione Emotional Manager), dell'AICCRE della Puglia (Associazione Italiana Consigli Comuni e Regioni d’Europa), dell'AIC (Associazione Italiana Coltivatori), del FAPI (Federazione Artigiani Pensionati Italiani). Una grande opportunità. Una sfida!

Uniti da quei principi lavoreremo per la Comunità, nella diversità. Diamo vita ad un periodico per gli Italiani, ovunque risiedono.
Lo invieremo via internet per farlo leggere tempestivamente, per avere subito le Vostre impressioni e proposte.
Vogliamo il Vostro sostegno per diffonderlo e per contribuire a renderlo moderno ed utile. Sin d'ora siete invitati a collaborare, ad inviare le notizie, le pubblicheremo, salvo che il direttore responsabile non le ritenga in contrasto con quanto assunto prima.
Il direttore responsabile è il dott. Giuseppe Mangolini che firmò dal primo all'ultimo numero il giornale “L'Umanità europa”.
Confido molto nella Vostra importante collaborazione, nel Vostro aiuto e nei suggerimenti che vaglieremo con grande attenzione.
E' la prima iniziativa per ricordare i 40 anni dell'AITEF onlus. A dicembre a Napoli celebreremo il Congresso Nazionale! Le altre iniziative le decideremo e realizzeremo insieme. Buona lettura

Giuseppe Abbati

FINALMENENTE ABBIAMO IL GIORNALE

L’AITEF, ha attivato il processo di registrazione presso il Tribunale di Roma di un periodico on line la cui proprietà è riconducibile alla Associazione mentre Direttore responsabile sono stato nominato anche perché sono stato il direttore del giornale.
Il periodico, sull’onda di una lunga tradizione, ha come titolo umanita’ mondo europa, rammentando così che tempo addietro il compianto e mai dimenticato On. Filippo Caria, costituendo nel 1977 l’AITEF, ha dato vita e lustro ad un giornale cartaceo con il titolo UMANITA’ Europa, che ha avuto una larghissima diffusione in Italia e tra gli Italiani nel Mondo.
Nei prossimi giorni uscirà il numero zero in attesa della formale registrazione, dopo di che inizierà la pubblicazione periodica con conseguente invio a tutti gli iscritti e simpatizzanti. E’ opportuno sottolineare che alcune Associazioni hanno aderito alla iniziativa e quindi il periodico, arricchito da note delle Associazioni stesse, risulterà certamente interessante per la molteplicità degli interventi.
Tutti gli iscritti e simpatizzanti sono invitati a collaborare inviando articoli che saranno pubblicati, mentre saranno istituiti degli Uffici di corrispondenza con un responsabile che si occuperà anche di illustrare le attività dell’AITEF nell’ambito del territorio di competenza. Sarà così creata una rete di corrispondenti, soprattutto esteri, che con il loro apporto contribuiranno a rendere concreti i fini istituzionali della nostra Associazione, che tende a ad informare e supportare operativamente il mondo della emigrazione e della immigrazione come facce di uno stesso fenomeno. Gli articoli potranno essere inviati per e- mail. Il periodico, così come è stato immaginato, dovrà essere una palestra in cui tutti noi ci potremo allenare come portatori di idee.
Allora forza e coraggio: restiamo in attesa di ricevere note e commenti. Ora possiamo dire con orgoglio: anche noi abbiamo un giornale!

Giuseppe Mangolini

SEMINARIO SULLA PAR CONDICIO EMOZIONALE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

L’uomo nasce libero, la società lo riduce in “catene” leggiamo nel Contratto sociale di Rousseau.
Il diritto, gli ordinamenti, le regole e le leggi sono a noi sovraordinate, impongono, obbligano, costringono. Costantino Mortati, sin dai tempi della Costituente, ci ammoniva a non codificare ogni umano comportamento in un precetto legislativo, a non inflazionare, perché la società si incarica sempre di trovare in se forme e regole adeguate per i rapporti tra gli individui. Vivere emozioni libere e par-condicio emozionale possono rappresentare, nel nostro tempo, un nuovo orizzonte assiologico, una opportunità, un di più di libertà, un valore aggiunto “un respiro di aria nuova” canta Zucchero in una sua poetica composizione.
Il Codice di autoregolamentazione, nella sua configurazione proposta, è tanto l’esigenza del riconoscimento del diritto di emozione come valore, quanto la necessità della sua positivizzazione e della sua tutela nei confronti dell’informazione, dei settori del giornalismo, della pubblicità e delle relazioni pubbliche. Il Codice propone, così, una scelta di attualità e di buon senso, affinché il diritto di emozione possa essere ricompreso tra i principi tutelati dagli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione in quanto finalizzato al rispetto della salute e del benessere dei cittadini.
Il Codice stabilisce:
- il riconoscimento del valore fondamentale della salute intesa come benessere bio-psico-sociale della persona con i suoi diritti inviolabili, che devono essere non solo garantiti ma anche sviluppati, aiutando tutti a superare quelle condizioni negative che impediscono il pieno sviluppo della propria personalità;
- l’impegno di tutti, in particolare delle Istituzioni, a proteggere la salute attraverso l’affermazione del diritto di emozione e della par condicio emozionale.
Il tema della evoluzione storica dei diritti e degli ambiti di esercizio degli stessi non può prescindere dalla concezione dell’uomo, dal riconoscimento o dalla negazione dei diritti umani.
Il rapporto dell’uomo con i diritti e gli ordinamenti è fondamentale perché è forte oggi il bisogno di aggiornare la coscienza della esistenza di libertà inviolabili a fronte di un mondo e di una società in cui è diventato fin troppo facile manipolarle, comprimerle e violarle.
Il fondamento ontologico della natura dell’individuo risiede nella libertà senza la quale non è possibile la pratica di nessun diritto.
Il tema dei diritti richiama, inoltre, la contezza che gli stessi – all’interno degli ordinamenti in cui vengono positivizzati – si integrano con le realtà storicosociali e politiche. Si comprende, quindi, che solo nel riconoscimento del diritto a pretendere diritti per se e nel rispetto della libertà dell’altro, trova le sue radici l’esigenza di ogni uomo all’espressione della propria umanità ed alla estensione delle sue libertà.
Sembra, infatti, quella dei diritti fondamentali una nozione più puntuale in quanto da conto delle due dimensioni etico-morale e politica, in cui si sono sviluppati e continuano ad evolversi i diritti dell’uomo. I diritti fondamentali, pertanto, riconosciuti da ordinamenti giuridici vigenti allargano il quadro dei diritti umani e ne sollecitano di ulteriori, i c.d. nuovi diritti.
L’art. 32 della Costituzione afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’uomo e interesse della collettività nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Ma il fondamento dell’art. 32 si ritrova nell’art. 2 che, nel riconoscere i diritti inviolabili dell’uomo, sancisce l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale e nell’art. 3, comma II, “…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”.
La riaffermazione, ad opera della giurisprudenza, del carattere fondamentale del diritto alla salute è avvenuta sempre, attraverso la stretta connessione alla persona del bene protetto che ha considerato la salute come un valore supremo dell’ordinamento costituzionale, con il richiamo alla categoria dei beni inviolabili di cui ai citati artt. 2 e 3.
Tale legame non ha un significato puramente individualistico, ma costituisce il versante deontologico dei diritti inviolabili ed è funzionale al libero sviluppo della persona umana nei diversi ambiti di vita personale, societaria e comunitaria su cui si fonda la nostra democrazia.
Principi, peraltro, già presenti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nella Carta dei diritti fondamentali dell’U.E. che sin dal preambolo esplicitamente si richiamano alla dignità dei membri della famiglia umana ed ai loro diritti uguali ed inalienabili.
Dai diritti, agli ordinamenti, all’individuo-cittadino, si sostanzia il richiamo alla esigenza della tutela della salute e a condizioni per una migliore qualità della vita attraverso il vivere emozioni libere e la par condicio emozionale.
E’ il tema dei nuovi diritti o nuovi diritti umani che sono stati rivendicati socialmente e politicamente e che hanno ottenuto, in forme diverse, riconoscimento pubblico. Si tratta di fenomeni evolutivi che contraddicono l’idea che i diritti umani siano un complesso normativo compiuto, statico, universale.
Per primo è stato Bobbio ne “L’età dei diritti” (Euinaudi, Torino, 1997) a sottolineare la categoria dei nuovi diritti chiamandoli Diritti della terza generazione. Bobbio ha sostenuto che è rilevante che diritti umani godano di un ampio consenso politico e che si diffonda il linguaggio dei diritti come espressione di rivendicazioni sociali, incluse le nuove aspettative e le nuove attese.
Analogamente Sergio Cotta in “Il diritto nell’esistenza” (Giuffrè, Milano, 1991) ritiene che i diritti c.d. umani sono prodotto della civiltà umana più che della natura in quanto sono diritti storici, quindi mutevoli e si compiono in un costante rinnovamento ed in una crescita spirituale, umana e materiale.
Nondimeno, nonostante tutte le tensioni e le contraddizioni che l’hanno sempre caratterizzata, quella del dopoguerra fino ai nostri tempi, è l’età che ha sancito, come proprio fondamento e principio costitutivo “il diritto di avere diritti” uguali ed inalienabili per ogni uomo e per ogni donna, espressione questa introdotta da Hannah Arendt (Le origini del totalitarismo, Comunità, Milano 1996) e ripresa recentemente da Stefano Rodotà (Il diritto di avere diritti, Ed. Laterza, Bari 2012).
La dignità come principio afferma Rodotà: “Così nell’antropologia moderna della persona, la dignità conduce all’autodeterminazione che la Corte Costituzionale (n. 438/2008) ha qualificato come diritto fondamentale della persona”. Tale concezione, prosegue Rodotà, come da noi già sottolineato, trova il suo fondamento (artt. 2, 3 e 32 Cost.) nella sintesi di diritti fondamentali della persona: quello dell’autodeterminazione e quello della salute.
La dignità non è un diritto fondamentale tra gli altri, ma seguendo la storia della sua vicenda giuridica, essa è venuta ad integrare principi fondamentali già consolidati – libertà, eguaglianza, solidarietà – in una logica di indivisibilità.
Vivere emozioni libere, pertanto, come si propone la campagna di sensibilizzazione, mira a far riconoscere un diritto umano fondamentale: quello di vivere la vita in piena autonomia e libertà. Pari- menti, la diffusione della par condicio emozionale avrà ripercussioni positive sul sistema socio-economico italiano. Il Codice di autoregolamentazione assolve, quindi, al compito – tra quanti riterranno di sottoscriverlo e diffonderlo – di fornire una dimensione tecnica, un vincolo ordinamentale a garanzia del pubblico (lettore- ascoltatore) e uno statuto deontologico nei settori del giornalismo, della pubblicità e delle relazioni pubbliche.
Valutazioni di ordine generale a parte, le considerazioni fin qui svolte, mostrano come sia possibile fare dei diritti, soprattutto di nuova generazione e nell’età storica che viviamo, tra crisi dei valori, manipolazioni ed egoismi sempre più diffusi, uno strumento per rafforzare i legami sociali e rendere concretamente possibile il principio di dignità, di libertà, di tolleranza, di democrazia.
Perché un nuovo Codice? Perché il Codice di autoregolamentazione? Semplicemente perché vi è, in generale, l’essere e non il nulla. Perché vi è il diritto, la Costituzione, la legge e non la sua assenza.
Una convivenza tra uomini, come la famiglia, la comunità, la politica, lo Stato, a maggior ragione quando regolamentata dagli ordinamenti, deve rispondere a domande su come è giusto vivere collettivamente, come dobbiamo stare insieme nei confronti delle differenze e delle diversità, come interpretare e coniugare i valori delle eguaglianze e delle libertà individuali e comuni; i valori e le funzioni di efficacia ed efficienza.
Hannah Arendt, già citata, osserva che “il male è banale, ma senza profondità”; solo il bene è profondo e può essere radicale. Questo spazio di speranza si situa, però, in un lontano orizzonte che viene raggiunto solo in ambiti assai limitati. Perché allora non scandagliare la profondità del bene?
Per sconfiggere il male (omofobia, stalking, violenze familiari, sulle donne e sui bambini, discriminazioni, soprusi, egoismi) è necessario che le emozioni positive emergano su quelle negative anche e soprattutto con una informazione libera, equilibrata e plurale e ciò produrrà sicuramente un aumento del benessere.
Di “uguaglianza del benessere” si è occupato Ronald Dworrkin (Virtù sovrana, teoria dell’uguaglianza, Feltrinelli, Milano 2002) nella considerazione che è un ideale politico ampiamente diffuso e, tuttavia, misterioso. Se si leggono in sequenza gli artt. 2 e 3 della Costituzione possiamo intravedere il riferimento al principio di sussidiarietà nel riconoscimento della priorità della persona e delle pari opportunità per tutti nella vita pubblica e di relazione.
Inoltre, come prospettiva di senso e come categoria dello spirito e di un ideale alto, insieme a vivere emozioni libere e alla par condicio emozionale si può condividere la dimensione valoriale della fantasia come suggerisce un filosofo contemporaneo, Luigi Lombardi Vallauri (Corso di Filosofia del diritto, CEDAM, Padova 1994).
La dimensione fantasia è stata sacrificata ad un modello di sviluppo prevalentemente scientifico-tecnologico, economico, complessivamente politico.
Dal punto di vista della classificazione dei bisogni la fantasia rientra nell’ambito dei bisogni evolutivi e concerne piuttosto i problemi di qualità della vita e di senso della vita. Nell’azione di fantasia è carattere certamente primario la libertà e le conseguenze “politiche” si intuiscono.
Il nostro Autore afferma che: “se il mondo della fantasia è essenziale per l’uomo; se senza spazi ed occasioni per l’azione di fantasia non c’è benessere degno del nome; allora una società (o uno Stato) che riduca quegli spazi e quelle occasioni non è antropologicamente legittimato a portare il titolo di società (o Stato) del benessere” (cit. pag. 620).
Fantasia ed emozioni (cordoglio, gioia, paura, indignazione, angoscia, felicità, euforia) giocano un ruolo importante nel comunicare ad altri, senza il velo dell’ipocrisia, nella immediatezza e nella spontaneità di un sentimento, ciò che interessa e che ci sta a cuore.
Di per se i sentimenti e le passioni sono buone e, soprattutto, ve ne sono due che muovono ogni azione; l’amore di se e una empatia sociale che spinge alla benevolenza. Il compito della vita morale è quello di armonizzare questo intreccio di passioni in un tutto organico ed integrale.
C’è bisogno di comunità, di coesione, di solidarietà e di amore; ma la sola comunità possibile nel mondo degli umani è una comunità responsabile di individui liberi ed uguali, tutelati nella loro dignità, libertà ed uguaglianza e nella quale l’etica delle virtù, sogno, fantasia ed emozioni non siano negate, ma riconosciute, tutelate e praticate.
In tale prospettiva il Codice e la campagna di sensibilizzazione, contro l’oblio, la pigrizia, la negazione, il sopruso,la violenza sui corpi, sulle anime e sulle intelligenze, rappresentano un passo decisivo per una moderna visione del mondo e dell’agire umano, il segno e lo spirito dei tempi nuovi.


Di Giuseppe Moggia