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Comunicazioni del Presidentedel Consiglio dei Ministri

Senato della Repubblica, 5 giugno 2018

 

 

Signora Presidente, Onorevoli Senatrici e Onorevoli Senatori,

 

desidero innanzi tutto rivolgere un saluto al Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale e che ha accompagnato le prime - non facili - fasi di formazione di questo Governo.

Entrando per la prima volta in quest’aula e nel parlarVi oggi, avverto pesante la responsabilità per ciò che questo luogo rappresenta. Esso conserva la memoria di molti e significativi passaggi della nostra istituzionale.

Ma la maniera migliore che abbiamo, oggi, di onorare questa nobile tradizione è offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La crescente disaffezione verso le istituzioni, la progressiva perdita di prestigio di chi ha l’onore di ricoprire cariche al loro interno devono spingere tutti noi ad un supplemento di responsabilità che passa necessariamente attraverso una maggiore apertura nei confronti delle istanze reali che vengono da chi vivefuori da questi palazzi.

Il ruolo e l’autorevolezza di Governo e Parlamento non possono basarsi esclusivamente sugli altissimi compiti che ad essi assegna la nostra Carta fondamentale, ma vanno conquistati giorno dopo giorno, operando con“disciplina e onore”, mettendo da parte le convenienze personali e dimostrando di meritare tali gravose responsabilità.

 

Il contratto.

Con questo spirito e questa consapevolezza, oggi ci presentiamo a Voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo, ma anche di un progetto per il cambiamento dell’Italia. Un progetto che è stato formalizzato sotto forma di contratto dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare, composto a partire dai programmi elettorali presentati alle elezioni e votati dalla maggioranza degli italiani, nonché ulteriormente legittimato dalle votazioni a cui le due forze politiche hanno chiamato i rispettivi iscritti e sostenitori.

Il programma di governo, i cui contenuti anche chi Vi parla ha condiviso – pur in via discreta – sin dalla fase della sua elaborazione, èquindi forte di una duplice legittimazione, formale e sostanziale.

Gli obiettivi che la nostra squadra di governo si ripromette di raggiungere sonoaffidati alla pagina scritta, perché le forze politiche che compongono la maggioranza li hanno dichiarati in modo trasparente, vincolandosi ad adottare tutte le iniziative e le misure necessarie a perseguirli. Solo una volta messi a punto i contenuti del contratto, entrambe le forze politiche, in seguito alle vicissitudini che ben conosciamo, hanno deciso, di comune accordo, di proporre al capo dello Stato il mio nome per assumere la guida del Governo.

Sono grato a chi, rinunciando a legittime ambizioni personali, ha saputo porre davanti a tutto l’interesse generale, per un progetto che supera le persone chiamate a portarlo avanti, e che mi fa avvertire, ancora più intensamente, la responsabilità che mi sono assunto, ben consapevole  delle prerogative che l’art. 95 della Costituzione assegna al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Come è noto, non ho pregresse esperienze politiche. Sono un cittadino che, in virtù dell’esperienza di studio e professionale maturata, si è dichiarato disponibile, nel corso della campagna elettorale, ad assumere eventuali responsabilità di governo con una delle due forze politiche e, successivamente, ad accettare l’incarico di formare e dirigere il Governo, rendendosianche garante dell’attuazione del “Contratto per il Governo del cambiamento”.

Assumo questo compito con umiltà, ma anche con determinazione; con la consapevolezza dei miei limiti, ma anche con la passione e con l’abnegazione di chi comprende il peso delle altissime responsabilità che gli sono affidate. Non sono mosso da null’altro che da spirito di servizio.Sono profondamente onorato di poter offrire il mio impegno e le mie competenze per difendere gli interessi dei cittadini di questo meraviglioso Paese. Come già ho avuto modo di anticipare, mi propongo a Voi e - attraverso Voi - ai cittadini, come l’avvocato che tutelerà gli interessi del popolo italiano.

 

Il cambiamento.

Qualcuno ha considerato queste novitàin termini di netta cesura con le prassi istituzionali che sin qui hanno accompagnato la storia repubblicana, quasi un attentato alle convenzioni non scritte che hanno caratterizzato l’ordinario percorsoistituzionale del nostro Paese.

Tutto vero. Dirò di più. Non credo si tratti di una semplice novità. La verità è che abbiamo apportato un cambiamento radicale del quale siamo orgogliosi: rispetto a prassi che prevedevano valutazioni scambiate nel chiuso di conciliaboli tra leader politici, perlopiù incentrate sulla ripartizione di ruoli personali e ben poco sui contenuti del programma, noi inauguriamo una stagione nuova, non nascondendo le difficoltà e le rinunce reciproche, nel segno della trasparenza e della chiarezza nei confronti degli elettori.

Presentarsi oggi nel segno del cambiamento non è, quindi, un’espressione retorica o propagandistica, ma una scelta fondata sulla necessità di aprirsi al vento nuovo che soffia da tempo nel Paese e che ha prodotto, all’esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, una geografia del consenso politico completamente inedita.

 

Vecchie e nuove categorie politiche.

Non esistono più forze politiche che esprimono, come un tempo,complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione - vale a dire - in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili.

Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione secondo le categorie politiche più tradizionali.

Il contratto posto a fondamento del nostro governo è stato giudicato, a seconda dei punti di vista, di destra o di sinistra.

Rispettiamo chi ha voluto svolgere tali analisi, ma non possiamo che segnalarne l’insufficienza, l’incapacità di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese. Personalmente ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all’intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.

Vero è che noi vogliamo rivendicare, per l’azione di governo, nuovi criteri di valutazione: pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese, politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che invece compromettono questi obiettivi.

Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere “populiste” e “anti-sistema”. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente.

Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente –prendo spunto da riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin –, se “anti-sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni.

Ma a voler leggere con attenzione il contratto di governo, emerge come questa attenzione ai bisogni dei cittadini sia condotta nel segno alto della Politica, con la  - P – maiuscola, con l’obiettivo di dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione.

Nel contratto,accanto a misure più immediate, sono presenti anche più profonde riforme di carattere strutturale.

Se vogliamo restituire all’azione di governo un più ampio orizzonte di senso, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva di medio-lungo periodo. Diversamente la politica perde di vista il “principio-responsabilità”, che impone di agire - come il filosofo Jonas invitava a considerare -non solo guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma progettando anche la società che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

 

Cambiamento nel metodo.

Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma soprattutto nel metodo e nei contenuti.

Dal punto di vista  metodologico, la nostra iniziativa si articolerà su tre fronti.

L’ascolto. Perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini. In questo, ovviamente ci aiuteranno anche il Parlamento e i nuovi strumenti di democrazia diretta che il contratto si propone di introdurre.

L’esecuzione. Vogliamo essere pragmatici. Se una norma, un ente o un istituto non funziona è giusto abolirlo, se funziona è giusto potenziarlo, se manca è giusto crearlo.

Il controllo. I provvedimenti che adotteremo hanno degli obiettivi che devono essere raggiunti: saremo i primi a monitorare con severità e rigore la loro efficacia, intervenendoimmediatamentecon le necessarie correzioni.

Ascolto, esecuzione, controllo. Saranno questi i tre pilastri dell’azione di governo, nel segno della piena trasparenza.

 

Cambiamento nei contenuti.

Il cambiamento, come appena anticipato, sarà anche nei contenuti. Cambia ad esempio il fatto che la prima preoccupazione del Governo saranno i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. E’ ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, che hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati, che hanno diritto a una pensione dignitosa, che hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque. C’è di nuovo che il debito pubblico lo vogliamo ridurre, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni,hanno contribuito a farlo lievitare.

Il cambiamento è in una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la classaction, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa. Cambia che metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà. Cambia che combatteremo la corruzione con metodi innovativi come il “daspo” ai corrotti e con l’introduzione dell’agente sotto copertura. Cambia che vogliamo un Paese a misura dei cittadini diversamente abili - e sono alcuni milioni - che troppo spesso si ritrovano abbandonati a se stessi e alle loro famiglie. Cambia che vogliamo rescindere il legame tra politica e sanità, per rendere quest’ultima finalmente efficiente su tutto il territorio nazionale. Cambia che aumenteremo fondi, mezzi e dotazioni per garantire la sicurezza in ogni città. Cambia che presteremo adeguata attenzione alle famiglie, specialmente quelle in difficoltà. Ho richiamato solo alcune parti del contratto, ma se anche realizzassimo solole innovazioni che ho appena enunciato, i cittadini percepirebbero immediatamente che il vento nuovo non ha soffiato invano.

Percepirebbero che il vento del cambiamento sta soffiando dappertutto:nelle grandi città e nei piccoli comuni. Percepirebbero che la loro qualità della vita è migliorata e si sentirebbero anche più uniti e orgogliosi di vivere in questo nostro bellissimo Paese. Questo è in definitiva il nostro obiettivo.

*   *  *

Su alcuni specifici temi.

Non mi soffermerò in dettaglio a illustrare tutti i singoli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di quest’azione di governo e che sono indicati nel contratto.

Di seguito, tuttavia, riassumerò alcune indicazioni su alcuni temi più rilevanti e anticiperò anche in quale direzione si esplicherà il mio personale e più specifico contributo.

 

Lavoro.

In questo tempo di crisi e difficoltà ci impegniamo a dare sostanza alla previsione contenuta nel primo articolo della nostra Costituzione, che fonda la Repubblica sul lavoro. Vogliamo costruireun nuovo patto sociale trasparente ed equo, fondato sulla solidarietà ma anche sull’impegno, consapevoli che solo con la partecipazione di tutti allo sviluppo del Paese potremo garantire un futuro di prosperità anche ai nostri figli.

Vogliamo dare voce ai tanti giovani che non trovano lavoro: a quelli che sono costretti a trasferirsi all’estero e a quelli che rimangono qui inattivi, che si rinchiudono in se stessi e si avviliscono.

In un caso come nell’altro finiamo per dissipare preziose risorse del nostro Paese.

Vogliamo dare voce alle tante donne, spesso più istruite e tenaci degli uomini, e che sul posto di lavoro sono ancora inaccettabilmente discriminate e meno pagate, e che si sentono sole quando decidono di mettere al mondo un bambino.

La diffusione di nuove tecnologie e dell’economia della condivisione crea nuove opportunità imprenditoriali e rende disponibili servizi innovativi per i cittadini, ma apre anche a rischi di marginalizzazione e a nuove forme di sfruttamento: dobbiamo farci carico di tali trasformazioni, non per combattere uno sviluppo per molti versi irreversibile, ma per assicurare in ogni caso il rispetto dei diritti essenziali dei lavoratori e per garantire che il lavoro sia sempre strumento di realizzazione personale e umana.

 

Ambiente.

L’azione di governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza idro-geologica del nostro territorio, sullo sviluppo dell’economia circolare.

Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi, peraltro già in atto, di “decarbonizzazione” del nostro sistema produttivo.

Non vogliamo assistere passivamente all’evolversi della realtà che ci circonda, magari assecondando gli interessi particolari di singoli attori economici, ma ci impegniamo a governare questi processi apertiall’innovazione tecnologica, nel segno dello sviluppo al servizio dell’uomo. Vogliamo rivendicare, anche in questo campo,il ruolo “alto” della politica, che sia capace di orientare e governare i cambiamenti della realtà sociale, economica e culturale.

Non siamo disponibili a sacrificare l’ambiente e il progetto di una blue economy per altri scopi. Dobbiamo misurarci da subito con i dilemmi della intelligenza artificiale e utilizzare i big data per cogliere tutte le possibilità della sharing economy.

 

Scenari internazionali,mercati e sicurezza

Intendiamo preliminarmente ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato.

Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa.

Come è noto, i processi di integrazione dei mercati che si sono realizzati negli ultimi anni hanno operato una completa ridefinizione dei rapporti tra politica, diritto, economia.

Nel nuovo spazio globale, l’economia o, meglio ancora, la finanza ha conquistato una posizione di preminenza: è divenuta, come ha osservato Hillman, la vera religione universale del nostro tempo.

La politica, ma anche il diritto, hanno perso terreno. Abbiamo difficoltà a perseguire forti e coerenti azioni politiche, come pure a realizzare efficaci e armoniose discipline giuridiche.

La politica, in particolare, stentaa governare processi sociali ed economici così complessi e integrati.

Ma la risposta non è negare le difficoltà. Dobbiamo trovare il modo di rafforzare, all’interno delle strutture sovranazionali, i processi di legittimazione democratica, potenziando le istituzioni rappresentative della volontà dei popoli.

 

L’Europa.

L’eliminazione del divario di crescita tra l’Italia e l’Unione Europea è un nostro obiettivo, chedovrà essere perseguito in un quadro di stabilità finanziaria e di fiducia dei mercati.

Il debito pubblico italiano è oggi pienamente sostenibile; va comunque perseguita la sua riduzione, ma in una prospettiva di crescita economica.

La politica fiscale e di spesa pubblica dovrà essere orientata al perseguimento degli obiettivi richiamati di crescita stabile e sostenibile.

In Europa verranno portati con forza questi temi per un adeguamento della sua governance, un adeguamento già al centro della riflessione e della discussione di tutti i paesi membri dell’Unione. Siamo ottimisti sul risultato di queste riflessioni e fiduciosi della nostra forza negoziale, perché siamo di fronte a una situazione in cui gli interessi dell’Italia, in questa fase della costruzione europea, coincidono con gli interessi generali dell’Europa e con l’obiettivo diprevenire un suo eventuale declino.

L’Europa è la nostra casa. Quale Paese fondatore abbiamo il pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini, perbilanciare più efficacemente i princìpi di responsabilità e di solidarietà.

 

Privilegi della politica.

Negli anni a noi più prossimi abbiamo visto ridurre gli investimenti pubblici ecomprimere i servizi fondamentali. Sono rimasti intatti, tuttavia, i privilegi della politica e i suoi sprechi.

Questo Governo intende agire con risolutezza. La lotta ai privilegi della politica e agli sprechi non è una questione meramente simbolica. Se i comuni cittadini affrontanoquotidianamente mille difficoltà e umiliazioni perché non hanno un lavoro, hanno una pensione al di sotto della soglia della dignità, lavorano guadagnando un salario irrisorio, non è tollerabile che la classe politica non ne tragga le dovute conseguenze in ordine al proprio trattamento economico. Diversamente, si rompe il patto di fiducia dei cittadini nei confronti delle proprie istituzioni.

Occorre operare un taglio alle pensioni e ai vitalizi dei parlamentari, dei consiglieri regionali e dei dipendenti degli organi costituzionali, introducendo anche per essi il sistema previdenziale dei normali pensionati. Le cosiddette pensioni d’oro sono un altro esempio di ingiustificato privilegio che va contrastato. Interverremo sugli assegni superiori ai 5.000 euro netti mensili nella parte non coperta dai contributi versati.

Opereremo risparmiin tutte le sedi possibili e sono convinto che ci ritaglieremo ampi margini di intervento e conseguiremo risultati significativi.

Giustizia.

In questa materia il nostro obiettivo è ricostruire il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti del “sistema giustizia”. Più di recente si è registrato un declino delle iniziative di tutela giudiziaria. In realtà, non è venuta meno la domanda di giustizia,ma piuttosto i processi costano troppo e durano troppo a lungo. Questo vale per i cittadini e per le imprese, con la conseguenza che la scarsa efficienza del “servizio giustizia” si sta rivelando un limite alla crescita economica e un deterrente nei confronti degli investitori stranieri. Nell’economia contemporanea, come ricorda il sociologo Ulrick Beck, il vero pericolo è la «minaccia di non invasione da parte degli investitori, oppure la loro partenza».

Nel contratto di governo sono indicati alcuni precisi obiettivi: la semplificazione e la riduzione dei processi, l’abbassamento dei costi di accesso alla giustizia, il rafforzamento delle garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini.

Inaspriremo le pene per il reato di violenza sessuale oltre all’equo indennizzo a favore delle vittime. Assicureremola “certezza della pena” onde evitare che i cittadini onesti perdano fiducia nella giustizia.

Ove necessario, aumenteremo il numero di istituti penitenziari  anche al fine di assicurare migliori condizioni alle persone detenute, ferma restando la funzione riabilitativa costituzionalmente prevista per la pena, che impone di individuareadeguati percorsi formativi e lavorativi.

Riformeremo anchela prescrizione, che deve essere restituita alla sua funzione originaria, non più ridotta a mero espediente per sottrarsi al giusto processo.

 

Contrasto della corruzione e dei poteri criminali.

Rafforzeremole strategie di contrastodella corruzione e dei poteri criminali.

Contrasteremo la corruzione che si insinua in tutti gli interstizi delle attività pubbliche, altera la parità di condizioni tra gli imprenditori, degradail prestigio delle funzioni pubbliche.

Aumenteremo le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, con introduzione del “daspo” per corrotti e corruttori. Rafforzeremo l’azione degli agenti sotto copertura, in linea con la convenzione di Merida. Saranno maggiormente tutelati coloro che, dal proprio luogo di lavoro – sia esso privato o pubblico –, denunceranno i comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici.

Contrasteremo con ogni mezzo le mafie, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentonoalle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell’ambito del tessuto socio-economico.

 

Conflitto di interessi

Il conflitto di interessi è un tarlo che mina il nostro sistema economico-sociale fin nelle sue radici, e impedisce che il suo sviluppo avvenga nel rispetto della legalità e secondo le regole della libera competizione. Soggetti che sono istituzionalmente investiti dell’obiettivo di perseguire interessi collettivi, e che dovrebbero improntare le loro iniziative a una logica imparziale, in realtà, vengono sovente sorpresi a perseguire il proprio tornaconto personale.

Rafforzeremo la normativa attuale in modo da estendere le ipotesi di conflitto fino a ricomprendervi qualsiasi utilità, anche indiretta, che l’agente possa ricavare dalla propria posizione o dalla propria iniziativa. Occorre rafforzare, inoltre, le garanzie e i presidi utili a prevenire l’insorgenza di potenziali conflitti di interesse.

 

Reddito e pensione di cittadinanza.

Anche in Italia, come in altri paesi, le diseguaglianze si sono aggravate e le povertà si sono moltiplicate.A coloro che vivono condizioni di disagio socio-economico è preclusa la possibilità di sviluppare appieno la propria personalità e di partecipare in modo effettivo all’organizzazione politica, economica e sociale del nostro Paese, come previsto dal secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione.

L’obiettivo del Governo è assicurare un sostegno al reddito a favore delle famiglie più colpite dal disagio socio-economico. Il beneficio verrà commisurato alla composizione del nucleo famigliare e sarà condizionato alla formazione professionale e al reinserimento lavorativo.

Ci proponiamo, in una prima fase, di rafforzare i centri per l’impiego, in modo da sollecitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con la massima efficienza e celerità possibili. Nella seconda fase, verrà erogato il sostegno economico vero e proprio.

Ci premureremo di intervenire anche a favore dei pensionati che non hanno un reddito sufficiente per vivere in modo dignitoso, introducendo una pensione di cittadinanza.

Immigrazione

Un primo banco di prova del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell’immigrazione. È a tutti evidente come la gestione dei flussi migratori finora attuata ha rappresentato un fallimento: l’Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti stati membri che hanno finito per scaricare sugli stati frontalieri, ed in primo luogo sul nostro Paese, gli oneri e le difficoltà che invece avrebbero dovuto essere condivisi.

Per questo chiederemo con forza il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo. Fin dal primo, positivo colloquio che ho avuto con la cancelliera Angela Merkel ho rimarcato l’importanza di questo tema e le successive dichiarazioni rilasciate dalla medesima durante lo scorso fine settimana dimostrano come si stia affermando la piena consapevolezza che l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a tali sfide.

Non siamo e non saremo mai razzisti. Vogliamo che le procedure mirate all’accertamento dello status di rifugiato siano certe e veloci, anche al fine di garantire più efficacemente i loro diritti.

Difendiamo e difenderemo gli immigrati che arrivano regolarmente sul nostro territorio, lavorano e si inseriscono nelle nostre comunità rispettandone le leggi e dando un contributo decisivo allo sviluppo. Ma per garantirne l’indispensabile integrazione, dobbiamo non solo combattere con severa determinazione le forme più odiose di sfruttamento legate al traffico di esseri umani, perpetrate da scafisti privi di scrupoli, ma anche riorganizzare e rendere efficiente il sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata.

Ove non ricorrano i presupposti di legge per la loro permanenza, ci adopereremo al fine di rendere effettive le procedure di rimpatrio e ci adopereremo affinché anche in sede europea tutti i Paesi terzi che vorranno stringere accordi di cooperazione con un Paese membro dell’Unione acceda alla sottoscrizione di accordi bilaterali di gestione dei flussi migratori.

Una riflessione merita la vicenda tragica e inquietante occorsa qualche giorno or sono. SackoSoumayla è stato ucciso con un colpo di fucile: era uno tra i mille braccianti, con regolare permesso di soggiorno, che tutti i giorni in questo paese si recano al lavoro in condizioni che si collocano al di sotto della soglia della dignità. A lui e ai suoi familiari va il nostro commosso pensiero. Ma questo non basta. La politica deve farsi carico del dramma di queste persone e garantire percorsi di legalità, che costituiscono la stella polare di questo programma di governo.

 

Riforma tributaria

Il nostro sistema tributario è datato e non rispecchia più l’attuale realtà socio-economica. Le grandi società, che operano nello spazio transazionale, riescono a nascondere le loro ricchezze nei paradisi artificiali, mentre le piccole aziende e i piccoli contribuentirimangono schiacciati da un’elevata pressione fiscale.

Ha ragione Kotler: occorre ripensare il capitalismo.

Nel frattempo, ci ripromettiamo di introdurre misure rivoluzionarie che conducano a una integrale revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese.

La nostra pressione fiscale, unita a un eccesso di burocrazia, infatti, incidono negativamente sulla qualità del rapporto tributario tra lo Stato e i contribuenti, nonché sulla competitività del nostro Paese.

L’obiettivo è la “flattax”, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni che possa garantire la progressività dell’imposta, in piena armonia con i principi costituzionali. Solo così sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile.

È insomma necessario rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, all’insegna della buona fede e della reciproca collaborazione tra le parti.

Ma un concetto deve essere qui ribadito con assoluta chiarezza: occorre inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale, al fine di assicurare il carcere vero per i grandi evasori.

Ricerca scientifica

Siamo orgogliosi che quest’anno ben undici fra giovani ricercatrici e ricercatori italiani saranno insigniti nei prossimi giorni, alcuni per la seconda volta, col prestigioso riconoscimento (Merit Award 2018 della ConquerCancer Foundation), che li individua fra i migliori nel mondo per i loro lavori condotti sul cancro. Spiace però constatare che molti di loro, al pari di tanti colleghi che si fanno onore a livello globale nei diversi settori della ricerca scientifica, siano stati costretti ad abbandonare il nostro paese per operare in università e centri di ricerca stranieri. Le nostre scuole e università sono in grado di formare eccellenze assolute in tutti i settori, ma purtroppo non siamo in grado di mantenerli nel nostro paese, con un deficit che è insieme culturale ed economico.

Vogliamo invertire la rotta, offrire ai migliori dei nostri ricercatori - come pure ai ricercatori stranieri, nei confronti dei quali dobbiamo essere attrattivi - concrete possibilità di proseguire le proprie attività nel nostro Paese, così formando altri scienziati ed insieme trasferendo il frutto dei loro lavoro nel nostro tessuto economico e produttivo. Solo attraverso lo sviluppo delle attività più avanzate e innovative potremo mantenere in Italia le filiere produttive che oggi costituiscono l’ossatura su cui si fonda la nostra ricchezza, regalando un futuro di sviluppo e crescita ai nostri figli e nipoti.

Sanità.

Il documento di economia e finanza già deliberato prevede una contrazione della spesa sanitaria. Sarà compito di questo Governo invertire questa tendenza per garantire la necessaria equità nell’accesso alle cure. Le differenze socioeconomiche non possono, non devono risultare discriminanti ai fini della tutela della salute per i cittadini del nostro Paese.

Perseguiremo una maggiore efficienza nell’erogazione dei servizi, sia in ordine ai volumi, alla qualità e agli esiti delle cure, sia in ordine alla gestione dei conti.

Il Governo lavorerà d’intesa con le regioni e le province autonome per implementare modelli organizzativi più efficaci, in grado di garantire una corretta presa in carico dei pazienti, favorendo la promozione e la prevenzione della salute attraverso l’integrazione dei servizi socio-sanitari oltre che il potenziamento della medicina del territorio.

Vogliamo ottenere la riduzione dei tempi delle liste d’attesa e vogliamo che le nomine apicali delle strutture manageriali nel mondo della sanità avvenga in base a criteri esclusivamente meritocratici, rigorosamente al riparo da indebite influenze politiche.

 

Internet.

La società del domani sarà sempre più caratterizzata da Internet: uno spazio pubblico infinito, che facilita la produzione e l’accesso alla conoscenza, crea opportunità di innovazione, riduce la distanza tra i cittadini e i luoghi della democrazia e aumenta la trasparenza dei processi decisionali.

Siamo però consapevoli che la direzione verso cui questo progresso tecnologico si sviluppa non è neutra. Dobbiamo far si che questa direzione di sviluppo sia pienamente compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona e con le esigenze della collettività.

Dobbiamo rafforzare alcune garanzie, giuridiche e istituzionali, in modo da consentire la definitiva affermazione della cittadinanza digitale.

L’accesso a Internet va assicurato a tutti i cittadini in quanto diritto fondamentale e precondizione dell’effettivo esercizio dei diritti democratici, ai sensi del secondo comma dell’art. 3 Cost.

Occorre però assicurare un elevato livello di protezione dei dati personali, in quanto sussiste un circolo virtuoso tra tutela dei diritti, uso della rete, inclusione sociale e crescita economica.

 

Sussidiarietà e terzo settore.

L’azione di governo sarà sensibile anche al principio di sussidiarietà, che impone di limitare l’azione dei pubblici poteri quando l’iniziativa dei privati, singoli oppure organizzati in strutture associative, possa rivelarsi più efficiente.

Siamo consapevoli che il terzo settore e tutti gli organismi che lo affollano (associazioni di volontariato, di promozione sociale, di cooperazione sociale, che perseguono la solidarietà sul piano internazionale) offrono modelli di sviluppo sostenibile, che contribuiscono a realizzare un circuito di solidarietà che favorisce le persone fragili e più bisognose.

Le iniziative non profit sovente si inseriscono negli spazi della nostra società dove più intensa si avverte la sofferenza: contribuiscono a ridurre le diseguaglianze, a rafforzare la coesione sociale, aiutano a disegnare un futuro migliore.

Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di una efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali.

Vorrei qui ricordare, in particolare, il contributo al miglioramento della qualità della vita offerto dalla pratica sportiva e assicurato dalle esperienze di volontariato, attraverso migliaia di piccole associazioni sportive dilettantistiche.

E’ questa una dimensione del mondo dello sport che intendiamo tutelare e valorizzare.

 

Imprese e sviluppo.

Siamo consapevoli che il rilancio della nostra economia passa attraverso lo spirito di iniziativa e le qualità di tanti piccoli imprenditori, professionisti, commercianti artigiani, i quali, attraverso mille difficoltà, tengono alta la tradizione di impegno e laboriosità che costituisce una delle caratteristiche più autentiche del nostro tessuto produttivo, a tutti i livelli, in tutti i settori.

Ci proponiamo di creare per loro un contesto favorevole, operando in modo che la pubblica amministrazione non sia un avversario da cui difendersi, ma un alleato con cui cooperare.

Agiremo in modo da favorire le imprese che innovano, che assumono nuovo personale, che rispettano le regole della libera competizione.

Intendiamo promuovere le imprese che adottano prassi socialmente responsabili, che improntano le loro iniziative economiche al principio di precauzione, in modo da prevenire l’impatto negativo delle loro azioni sull’ambiente e da assicurare un ambiente idoneo a tutelare i diritti dei lavoratori.

Promuoveremo una disciplina che riveda integralmente la tradizionale legge fallimentare, nel segno di un approccio ben più ampio, che abbandonando una logica meramente sanzionatoria, valga a disciplinare e definire, in modo organico, il fenomeno della cosiddetta “crisi di impresa”.

 

Dialogo con le parti sociali.

Questo Governo si propone di recuperare in forme nuove e più efficaci il dialogo sociale con le varie associazioni rappresentative dei lavoratori e delle imprese. Dovremmo ridefinire, sulla base dei criteri oggettivi, il principio di rappresentatività, in piena trasparenza.

Per questa via otterremo che tutti siano invitati, ciascuno in base alle proprie sensibilità e competenze, a ridare un nuovo slancio alle proprie iniziative, nella consapevolezza che il loro impegno e le loro proposte, se ispirate all’interesse generale del Paese e delle varie comunità anche locali, saranno apprezzate e tenute in considerazione.

Occorre rimettere in moto, in maniera corale, tutte le molteplici energie positive del nostro Paese. Restituire vitalità all’industria, specialmente esportatrice, al tessuto delle innumerevoli piccole e medie imprese nell’ambito  del commercio,dei servizi  e dell’artigianato, alle cooperative autentiche, al mondo agricolo e alle sue filiere che promuovono il made in Italynel mondo, alle banche trasparenti e al servizio della economia reale.

 

Semplificazione, deburocratizzazione, digitalizzazione.

Dobbiamo ridare slancio agli appalti pubblici, che possono diventare una leva fondamentale della politica economica del Paese, garantendo sviluppo sostenibile e aumento dell’occupazione. Negli ultimi anni questo settore sta attraversando una fase di arresto, determinata per buona parte anche dalle incertezze interpretative e da talune rigidità generate dal nuovo codice dei contratti pubblici.

Dobbiamo superare il formalismo fine a se stesso che ancora domina largamente la disciplina degli appalti, poiché la forma non può essere scambiata per legalità: troppo spesso gare formalmente perfette nascondono corruzione e non impediscono la cattiva esecuzione.

Dobbiamo parametrare i vincoli, in sede di assegnazione delle gare, al valore e alle caratteristiche delle commesse, in modo da assicurare la semplificazione e la rapida conclusione degli appalti che non presentano particolari complessità.

Dobbiamo assicurare il rigoroso rispetto dei tempi di consegna delle opere ma anche la qualità dei lavori e delle forniture e l’efficienza dei servizi.

Al fine di rassicurare gli amministratori pubblici potrebbe rivelarsi utile operare un rafforzamento della funzione consultiva e anche della funzione di vigilanza collaborativa esercitata dall’ANAC, con il risultato di assicurare in via preventiva la legittimità delle bozze degli atti di gara, assicurando la deflazione del contenzioso e la speditezza dei procedimenti.

Appare essenziale, inoltre, completare il processo di riduzione e di qualificazione delle stazioni appaltanti - oggi sono decine di migliaia, difficili da controllare e perfino da censire - e di formazione e valorizzazione del personale deputato a questa complessa attività.

Intendiamo, infine, sollecitare l’ANAC a rendere finalmente operativa e ad arricchire la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, concentrando in un unico centro informativo le informazioni essenziali su tutte le spese realizzate dalle pubbliche amministrazioni, con indicatori utili a far emergere le anomalie di spesa e ad attivare, per conseguenza, i controlli anticorruzione.

Occorre realizzare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, che deve tradursi nella completa semplificazione delle procedure e degli oneri per i cittadini, per le imprese e per gli stessi uffici pubblici.

Va salvaguardato il principio di trasparenza assoluta della pubblica amministrazione ma gli oneri di comunicazione e di pubblicazione posti a carico di soggetti pubblici e privati vanno semplificati, razionalizzati  e unificati.

Dovremo lavorare alla semplificazione della disciplina normativa. L’ipertrofia normativa contribuisce all’incertezza giuridica, che finisce per avvantaggiare i disonesti e a penalizzare i cittadini e le imprese che operano nella legalità.

Faremo in modo di operare un riassetto di interi settori dell’ordinamento giuridico, abrogando le leggi inutili, e favorendo il riordinamento della legislazione vigente anche attraverso l’adozione di codici per settori di attività.

 

Sul sistema di voto all’estero e sulla salvaguardia delle Regioni ad autonomia speciale.

Il Governo presterà la dovuta attenzione anche alle legittime istanze che verranno dai Parlamentari eletti all’estero. Abbiamo già iniziato a meditare sulle criticità del sistema di voto all’estero e sulla necessità di introdurre misure adeguate a prevenire il rischio che alle votazioni si accompagnino brogli.

Ci adopereremo per salvaguardare le Regioni ad autonomia speciale, del Nord e del Sud del Paese, nella convinzione che la prossimità, la sussidiarietà e la responsabilità, ove localmente concentrate, possano contribuire a migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini.

 

Sulla centralità del Parlamento e sui gruppi parlamentari di opposizione.

Una specifica considerazione rivolgo ai gruppi parlamentari che si collocheranno all’opposizione.

Questo governo non è espressione del Vostro sentire, ma si apre anche alle Vostre valutazioni. Nel rispetto dei ruoli, qualora confermerete di non appoggiare questa iniziativa di governo, vi chiedo però di esercitare le vostre prerogative di opposizione in modo costruttivo e leale. Le istituzioni non sono il patrimonio di una sola forza politica ma sono la casa di tutti gli italiani e segnano la qualità del nostro ordinamento giuridico e del nostro vivere civile.

Una opposizione anche ferma, ma leale e costruttiva è il sale della dialettica politica e serve per il buon funzionamento dell’“istituzione parlamentare” e dell’intero sistema democratico.

Anche al fine di onorare la centralità del Parlamento, Vi anticipo sin d’ora che è mia intenzione applicare l’istituto delle interrogazioni a risposta immediata, in accordo con le previsioni regolamentari di Camera e Senato.

Per questa via, potremo confrontarci costantemente e attraverso la vostra mediazione mi sarà consentito di interloquire con i cittadini da Voi rappresentati.

La presenza del Governo nelle Aule e nelle Commissioni Parlamentari sarà inoltre assicurata, con forza, da tutti i Ministri, i quali, in base alle rispettive competenze, risponderanno alle Vostre domande.

Personalmente, mi impegno a rispettare le opinioni dissenzienti e le valutazioni contrarie che si leveranno da questi scranni e a veicolare anche all’interno della compagine di governo le posizioni che torneranno utili a offrire maggiore solidità ed efficacia alle azioni del Governo.

Saremo disponibili anche a valutare, in corso d’opera, l’apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma.

*   *   *

Sono giunto alla fine del mio discorso. Il popolo si è espresso e ha chiesto il cambiamento. Adesso la parola sta a Voi. Il Vostro voto di oggi sarà parte della storia del Paese. Grazie a tutti.

 

 

Presidente del Consiglio

Giuseppe Conte 

È possibile visualizzare il numero 20 del nostro giornale copiando il link qui:

→ https://drive.google.com/file/d/18oSVjIrBMeQ6KEuEa0nPRSpxeg-SHH1X/view

Buona lettura!

È possibile visualizzare il numero 20 del nostro giornale copiando il link qui:

→ https://drive.google.com/file/d/1DB0xVxxFJP1rpXya-XeWyEnT61qJA-fk/view?usp=sharing

Altiero Spinelli Prize for outreach:

Spreading knowledge about Europe

 

QUESTIONARIO

1)Cosa pensi dell’Unione Europea

_______________________________________________________________________________________________________________

2) Hai letto il Libro bianco elaborato da Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione UE, in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma?

 

Si                No

3) Qual è la tua opinione sui cinque scenari proposti nel Libro bianco?

“Avanti così”;

“Solo il mercato unico”;

“Chi vuole di più fa di più”;

“Fare meno in modo più efficiente”;

“Fare molto di più insieme”

_______________________________________________________________________________________________________________

4) Hai letto la Lettera di intenti dell’Europa inviata da Juncker comprensiva della Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica?

Si                No

5) Hai letto il Manifesto di Ventotene?

Si                No

6) L’obiettivo da raggiungere è realizzare l’Europa federale, cioè gli Stati uniti d’Europa. Tu cosa ne pensi?

_______________________________________________________________________________________________________________

Invia il questionario compilato all’indirizzo e-mail: aiccrepuglia@libero.it e aitefperilsociale@gmail.com

 

Grazie per la Tua collaborazione!

CONVENZIONE DI CONSULENZA ED ASSISTENZA DI SERVIZI IN MATERIA TRIBUTARIA, DEL LAVORO, LEGALE, FISCALE,INGEGNERISTICA……………..

 

 

Da valere ad ogni effetto di legge tra: AITEF PUGLIA, in persona del responsabile provinciale p.t., Sig.Marco Romanò e la Moschea di Bari, in persona del responsabile attività’  interculturali religiose della comunità islamica di Puglia rappresentante p.t. Sig.  Alessandro Pagliara C.F. PGLLSN65M25A662Y

 

PREMESSO CHE

 

a) la Moschea di Bari ritiene opportuno assicurare ai suoi associati una serie di servizi di assistenza e consulenza professionale di varia natura allo scopo di garantire condizioni favorevoli alla tutela dei loro diritti ed interessi

b)  l’AITEF PUGLIA si è mostrata interessata a offrire servizi in materia di assistenza amministrativa, tributaria, del lavoro,fiscale,  legale e ingegneristica con condizioni di favore specificamente concordate.

 

TANTO PREMESSO

 

la Moschea di Barie l’AITEF PUGLIA

 

CONVENGONO QUANTO SEGUE

 

1. Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente accordo;

 

2. l’AITEF PUGLIA si impegna ad offrire l’assistenza e la consulenza, nelle materie sopra indicate, avvalendosi di una rete di professionisti iscritti nei relativi albi professionali, a tutti gli associatidella Moschea di Bari, alle seguenti condizioni:

la consultazione è a titolo gratuito;

per l’assistenza legale,nel caso la questione imponga un’attività giurisdizionale (Giudice di Pace, Tribunale, Corte di Appello), in ottemperanza alle disposizioni di legge, per gli associati che hanno un reddito inferiore alle soglie stabilite dalla legge, l’Avv. fornito dall’ l’AITEF PUGLIA assisterà gratuitamente in giudizio l’associato, facendogli conseguire l’ammissione al gratuito patrocinio a Spese dello Stato. In tutti gli altri casi, qualora dopo la prima consultazione gratuita sia necessario compiere ulteriore attività professionale, l’associato corrisponderà all’ Avv. il rimborso delle spese, competenze ed onorari che verranno calcolati secondo la tariffa professionale, applicando i valori minimi ivi previsti.

 

3. l’AITEF PUGLIA si impegna a ricevere presso la sede sita in Bari via Giulio Petroni 39 nella giornata e nell’orario di volta in volta concordato e/o previo appuntamento, gli associati della Moschea di Bari

 

4. La Moschea di Bari, via Cifarelli 28 a seguito della sottoscrizione della presente convenzione, si impegna a dare ampia diffusione alla stessa inserendola sul proprio sito internet e/o a darne comunicazione in varie forme ai propri associati.

 

5. La presente convenzione avrà durata di un anno, che decorre dalla data della presente sottoscrizione. Alla scadenza la stessa si rinnoverà automaticamente, di un uguale periodo qualora una parte non comunicherà all’altra formale dichiarazione di recesso. Il recesso dovrà essere manifestato in forma scritta, a mezzo raccomandata A.R., da inviarsi all’altra parte almeno trenta giorni prima della scadenza del termine. 

 

6. Qualsiasi modifica o aggiunta e/o soppressione di clausole del presente accordo, dovranno essere apportate dalle parti soltanto in forma scritta. 

 

Bari lì

 

 Per l’AITEF PUGLIA                                                                                                                                                                                                                                                        Perla Moschea di Bari

PROGRAMMA PD 2018

 

100 COSE FATTE

01 80€ netti al mese restituiti ai dipendenti con stipendio inferiore ai 1.500€ al mese.

02 Un milione di nuovi posti di lavoro grazie al JobsAct.

03 Legge sull’educazione dei più piccoli, sul modello Reggio Emilia, la scuola 0/6.

04 Abolizione dei CoCoPro e stretta sulle finte partite IVA.

05 Dimezzati i permessi sindacali.

06 Legge sul Dopo di Noi. Per garantire un futuro a persone con disabilità dopo la perdita dei genitori.

07 Assegno di ricollocazione per chi perde il posto di lavoro.

08 Bonus Bebè.

09 Alternanza Scuola-Lavoro valorizzata con la legge 107.

10 Riduzione dell’Iri per piccole imprese al 22%. Riduzione dell’Ires dal 27.5% al 24% con eliminazione della componente costo del lavoro dall’IRAP, come richiesto per anni dal mondo produttivo.

11 Eliminazione di IMU e TASI sulla prima casa e sugli imbullonati.

12 Creazione dei PIR, strumenti finanziari per aiutare risparmio e piccole imprese a crescere.

13 Nuova normativa su welfare aziendale e produttività.

14 Bonus Giovani Coppie per ristrutturazioni e acquisto arredi.

15 Patti per il Mezzogiorno con stanziamento immediato di risorse per ogni singolo progetto.

16 Patent Box per i brevetti.

17 Record storico di recupero dall’evasione (oltre 25 miliardi€) raddoppiando i livelli del 2011.

18 Chiusura di Equitalia, incorporata nell’Agenzia delle Entrate.

19 Dichiarazione dei Redditi precompilata per semplificare e combattere l’evasione.

20 Cuneo contributivo per il lavoro autonomo ridotto dal 33 al 25% e introduzione del regime dei minimi agevolato.

21 Direzione dei musei aperta a personalità autorevoli di tutto il mondo.

22 Sbloccati i contratti per forze dell’ordine e riordino delle carriere. Diminuito il numero dei reati. Finanziati progetti di videosorveglianza per 37 milioni di euro.

23 Lotta contro il terrorismo e l’estremismo con le missioni internazionali, a cominciare dall’Afghanistan e da Mosul.

24 Legge sull’autismo.

25 Legge contro lo spreco alimentare.

26 Legge su divorzio breve.

27 Tetto di stipendio ai manager del pubblico.

28 Obbligatorietà di più vaccini per la salute dei nostri figli.

29 Salvataggio dei correntisti delle banche e dei dipendenti, nonostante le difficili regole europee.

30 Legge sul Biotestamento.

31 Regole europee rispettate, grazie alla Flessibilità.

32 Infrazioni europee dimezzate con una performance record, da 121 a 62.

33 Reddito di inclusione per le persone in difficoltà, prima misura della storia repubblicana contro la povertà.

34 Cumulo gratuito delle pensioni.

35 Salvaguardie per circa 70mila esodati e quattordicesima per pensioni basse.

36 Creazione dell’Human Technopole a Milano nell’area che fu dell’Expo.

37 Investimenti nell’attrazione turistica dell’Italia con crescita media del +10% in questa legislatura.

38 Grande piano sul Made In per le esportazioni italiane.

39 Leggi contro i reati ambientali e il caporalato.

40 Legge sui piccoli comuni.

41 Aumentato il numero di ragazzi che fanno servizio civile da 800 nel 2013 a oltre 50.000 nel 2017.

42 Installate più di 1.000 colonnine per i veicoli elettrici.

43 Dimezzato il numero di auto di rappresentanza dell’Amministrazione centrale.

44 Ampliato l’ecobonus per gli investimenti nelle abitazioni.

45 Progetto “Rammendo” sulle periferie per oltre 2 miliardi di euro, coinvolgendo i comuni di ogni colore politico.

46 Progetto Casa Italia alla luce delle considerazioni di Renzo Piano.

47 Inaugurazione di opere bloccate da anni come Variante di Valico Firenze-Bologna, Salerno-ReggioCalabria, Quadrilatero.

48 Primo piano nazionale per la Banda Ultra Larga per coprire anche le zone grigie e meno convenienti per gli operatori ma fondamentali per i cittadini.

49 Inaugurata la stazione dell’Alta Velocità di Afragola e la linea AV Milano-Brescia.

50 Legge sulla ciclabilità.

51 Cura del ferro. Inaugurati 60 km di metro e tram per circa 100 nuove stazioni.

52 Quasi 10 miliardi per l’edilizia scolastica di cui oltre la metà già spesi per più di 11.000 interventi: la più grande operazione di manutenzione degli ultimi decenni.

53 Unità di missione a Palazzo Chigi sul dissesto idrogeologico con sblocco finanziamenti fino a 9 miliardi di euro.

54 Finanziata la bonifica dei principali siti inquinati a cominciare da Taranto per Ilva, Casale Monferrato, Bagnoli e Terra dei Fuochi.

55 Recuperati 22.000 immobili dell’edilizia residenziale popolare bloccati dalla mancanza di manutenzione per carenza di fondi con un investimento di 470 milioni.

56 Processo telematico civile, che riduce i tempi della giustizia e semplifica il sistema.

57 Introduzione del reato di omicidio stradale.

58 Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

59 Finanziamento di medicinali innovativi come quelli sull’Epatite C.

60 Fondo Sanitario aumentato da 106 a 114 miliardi di euro.

61 Aggiornati dopo quasi vent’anni il nomenclatore e i LEA, livelli essenziali di assistenza.

62 Avviata la riduzione di quasi 2.000 società pubbliche. Rinnovati i contratti dopo anni di blocco. Affermata la trasparenza con il Foia.

63 Puniti con il licenziamento immediato i furbetti che timbrano il cartellino e se ne vanno.

64 Nuova normativa sul terzo settore.

65 Aumentato il Fondo per la non autosufficienza, massacrato negli anni della crisi.

66 Il grande successo di Expo 2015 a Milano, nonostante le polemiche e gli scandali.

67 Recepite, in Italia, le direttive volute da chi ci ha preceduto sull’Unione Bancaria.

68 Aumento degli investimenti in cooperazione internazionale dopo anni di tagli.

69 Legge sulle Unioni Civili, che si attendeva da trent’anni.

70 Per la prima volta, un Governo paritario con metà donne e metà uomini.

71 270 milioni di euro investiti sui dipartimenti universitari d’eccellenza e allargamento della no tax area.

72 Abbiamo affrontato la più grave crisi sull’immigrazione riducendo gli sbarchi e lottando contro gli scafisti.

73 Aumentata la capacità di spesa dei fondi europei. Cancellata la vergogna del passato con l’Italia che sprecava le risorse continentali.

74 Lotta contro il precariato nella scuola. Assunzione di oltre 100.000 professori aventi diritto, resi precari da anni.

75 Bonus formativo per i professori.

76 Piano di scuola digitale efficace e innovativo.

77 Inserito il principio “Un euro in cultura, un euro in sicurezza”.

78 Bonus Cultura da 500 euro ai 18enni, Progetto Bellezza, legge sul cinema e sullo spettacolo dal vivo. 3 miliardi di investimento in cultura,sbloccato il Grande Progetto Pompei.

79 Costo del Canone RAI abbassato da 113€ a 90€ attraverso l’inserimento del canone in bolletta e la lotta ll’evasione.

80 No tax area per i dilettanti sportivi portata fino a 10.000€. Fondo sport e periferie reso strutturale.

81 Aumento del finanziamento alla Commissione per le Adozioni internazionali fino a 25 milioni euro ’anno.

82 Aumento delle risorse per il Piano Nazionale contro la violenza sulle donne fino a 30 milioni di euro.

83 Vietata la vergognosa pratica delle dimissioni in bianco.

84 Firmato l’accordo di Parigi sul clima.

85 Ridotto il problema del sovraffollamento carcerario.

86 5perMille stabilizzato.

87 Abbattute tasse sul mondo agricolo a cominciare da Imu e Irap.

88 Responsabilità civile dei magistrati.

89 Lavoro sul contrasto alla povertà educativa e minorile insieme alle Fondazioni.

90 Piano Industria 4.0 con risultati straordinari per la manifattura e i beni infrastrutturali.

91 Primi accordi con le grandi multinazionali del web per far pagare le tasse in Italia su base volontaria.

92 Art Bonus con deducibilità fiscale per chi investe in cultura.

93 Approvato il Codice Antimafia.

94 Insediamento e valorizzazione dell’Autorità NazionaleAnti   Corruzione guidata dal giudice Cantone.

95 33 miliardi di risparmi di danaro pubblico con la revisione della spesa attraverso centralizzazione acquisti e revisione capitoli di spesa.

96 Disoccupazione scesa dal 13% del 2014 a meno dell’11% oggi.

97 Disoccupazione giovanile scesa dal 44% del 2014 al 32% oggi.

98 Occupati aumentati dai 22 milioni nel 2014 ai 23 milioni oggi.

99 Il PIL è salito da -2% a oltre +1.5%.

 

100 Dopo anni di crescita selvaggia il rapporto debito/PIL si è stabilizzato.100 COSE DA FARE

 

01 Estendere una misura universale di sostegno, a partire da 80€ al mese, perogni figlio fino ai 18 anni.

02 Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%). Il lavoro a tempoindeterminato vale di più, deve costare meno.

03 Un piano nazionale di asili nido da 100 milioni di euro l’anno per tutta la legislatura.

04 Salario minimo legale per combatterei lavori sottopagati.

05 Legge sulla rappresentanza sindacale per evitare che microsigle sindacali condizionino la vita di tutti i cittadini con scioperi selvaggi.

06 Piano di accessibilità universale pergarantire qualità della vita adesso.

07 Tessera gratuita di sei mesi per viaggiare sui treni per chi perde il posto di lavoro.

08 Carta Universale dei Servizi dell’Infanzia(400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter).

09 Portare a centomila il numero degli studenti degli ITS (istituti tecnici superiori):nel tempo dell’intelligenza artificiale e della robotica, il futuro dell’Italia parte dalla formazione e dalle competenze.

10 Riduzione ulteriore dell’IRES fino al 22%: uno dei livelli più bassi in tutta Europa.

11 Aumentare la deducibilità IMU per i fondi di professionisti, artigiani e commercianti.

12 Estendere i PIR anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano.

13 Istituire uno strumento di formazione personale per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore: formazione permanente e capitale umano.

14 Reddito base di emancipazione (come RBE spagnolo): detrazione di 150€ mensili fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di andar via di casa prima dei 30 anni.

15 Verifica semestrale dello Stato di Attuazione dei lavori con procedure di coinvolgimento online dei cittadini sull’esecuzione delle opere.

16 Rendere strutturale il credito di imposta per spese in ricerca e sviluppo.

17 Investire nella semplificazione del fisco e nell’incrocio delle banche dati per pagare tutti, pagare meno.

18 Riorganizzare la giustizia tributaria e semplificare le regole in un unico codice tributario.

19 Estendere la Dichiarazione Precompilata (opzionale) anche ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori.

20 Estendere la misura degli 80 euro anche alle partite IVA e agli autonomi fino ai 26.000€ lordi.

21 Aprire i musei principali fino a mezzanotte tutti i giorni per consentire alle città di ampliare offerta culturale.

22 Diecimila assunzioni tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti penitenziari e vigili del fuoco ogni anno per aumentare la presenza capillare sul territorio e la percezione effettiva della sicurezza. Finanziare 50.000 nuove videocamere per la sorveglianza su tutto il territorio nazionale.

23 Sostegno ai nostri militari impegnati con straordinaria professionalità in prima linea all’estero e nei confini nazionali e allargamento della nostra iniziativa all’estero con il progetto Caschi Blu della Cultura.

24 Rendere concreto l’inserimento sul lavoro delle persone con disturbi allo spettro autistico.

25 Realizzazione di un Piano Nazionale per valorizzare le opportunità economiche e ambientali dello sviluppo dell’economia circolare.

26 Creare speciali forme di aiuto, specie abitative, per i padri separati.

27 Estendere la stessa regola a tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare da Camera e Senato.

28 Creare una campagna contro le false notizie, antiscientifiche, che generano terrore e disinformazione.

29 Inasprimento delle pene e delle sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza.

30 Incentivi fiscali alle famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita.

31 Tornare ai parametri di Maastricht rispettando la regola del 3% ma facendo scendere il debito (come da punto 100).

32 Proporre nuove regole per Europa politica: seggi transnazionali, EuroBond, Ministro finanze europeo, elezione diretta del presidente della Commissione.

33 Raddoppio dei fondi per il reddito di inclusione.

34 Pensione di garanzia per i più giovani.

35 Allargare le condizioni per usufruire dell’APE sociale.

36 Creazione di una struttura simile a Napoli in collaborazione con i grandi player multinazionali dell’innovazione tecnologica (Apple, Cisco) già presenti con le università del territorio.

37Incentivi fiscali sul modello dell’iperammortamento per chi riqualifica alberghi e strutture ricettive.

38 Raggiungere l’obiettivo di 50 miliardi di export nell’agroalimentare.

39 Agevolare nella legalità l’ingresso dei giovani nel lavoro agricolo, in particolar modo nel Mezzogiorno.

40 Raddoppiare i fondi della legge sui piccoli comuni.

41 Prevedere un servizio civile di un mese come forma di educazione civica per tutte e per tutti.

42 Raggiungere quota 15.000 colonnine nell’arco della legislatura.

43 Trasformare le auto blu in auto verdi, tutte rigorosamente elettriche.

44 33 milioni di contatori digitali di ultima generazione per oltre 2 miliardi di investimento per migliorare l’efficienza energetica in ogni edificio.

45 Raddoppiare lo stanziamento per le periferie e le aree degradate nel corso della legislatura.

46 Accelerazione delle procedure nella ricostruzione delle aree terremotate.

47 Realizzare le opere ancora in ritardo come la 106 Ionica, i cantieri siciliani, la Tirrenica, la Cispadana, la Asti-Cuneo, la Gronda.

48 Essere leader nella diffusione del 5G.

49 Accelerazione linee Milano-Venezia, Napoli-Bari, Catania-Palermo.

50 Realizzazione delle quattro ciclovie nazionali: Veneto/Torino (Vento), Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma (Grab), Sole, Pugliese.

51 Acquisto di nuovo materiale rotabile e bus per dimezzare l’età media della flotta entro la fine della legislatura.

52 Stanziare una cifra analoga per la prossima legislatura: sulla stabilità degli edifici dei nostri figli non si può lesinare.

53 Concludere i cantieri aperti a cominciare da quelli del Bisagno, dell’Arno, del Seveso.

54 Verifica semestrale dello stato di attuazione dei lavori con procedure partecipate.

55 Piano di illuminazione a LED del patrimonio pubblico e delle strade cittadine.

56 Estensione del processo telematico anche al processo penale.

57 Intensificare nelle scuole campagne per l’educazione stradale e sui rischi, specie per chi guida, dell’assunzione di sostanze.

58 Legge sulla democrazia interna e sulla trasparenza di tutti i movimenti politici.

59 Aumentare i fondi nazionali per i farmaci innovativi specie nel settore oncologico e la ricerca contro le malattie rare, agevolando gli investimenti imprenditoriali della ricerca farmaceutica in Italia.

60 Investimenti sulla digitalizzazione della sanità e sul capitale umano dei professionisti della salute riducendo le liste di attesa sulla base del modello emiliano.

61 Rispetto rigoroso del limite dell’aggiornamento triennale dei LEA per prendersi cura in modo più efficace di chi vive una situazione di difficoltà.

62 Incentivare ogni tipo di strumento di pagamento digitale con particolare riguardo al progetto PagoPA che semplifica le transazioni digitali con la Pubblica Amministrazione.

63 Premiare i tanti dipendenti pubblici di qualità attraverso misure di incentivazione previste dal rinnovo del contratto.

64 Ridurre il carico fiscale per le nuove assunzioni e le stabilizzazioni nel terzo settore, come già predisposto per il mondo sportivo.

65 2 miliardi di euro di investimenti per rafforzare l’indennità di accompagnamento graduando l’aumento sulla base del bisogno dei singoli.

66 Realizzare al meglio il progetto Matera Capitale europea della cultura 2019 per rilanciare e riscattare l’intero Mezzogiorno.

67 Insistere perché l’Europa sia innanzitutto un’Unione Sociale e non solo un’Unione Bancaria, attraverso il servizio civile europeo, l’assicurazione contro la disoccupazione, gli strumenti di protezione sociale.

68 Investimenti mirati in particolar modo in Africa alla luce del progetto “Migration Compact”.

69 Legge sul diritto di cittadinanza per i minori nati e cresciuti in Italia.

70 Parità di salario tra uomo e donna.

71 Assunzione di 10.000 ricercatori universitari di tipo B.

72 Vogliamo cambiare il principio scellerato del Trattato di Dublino firmato nel 2003 che lascia la gestione dell’immigrazione ai soli Stati di approdo.

73 Vogliamo condizionare i fondi europei della prossima programmazione al principio di solidarietà: chi non aiuta gli altri Stati nella gestione dell’immigrazione deve rinunciare all’aiuto economico italiano nel Bilancio.

74 Aumento del tempo pieno al sud e limiti inderogabili al numero degli alunni nelle classi.

75 Rinnovare il contratto in modo regolare e continuativo, con la valorizzazione del merito e delle competenze.

76 Combattere la burocrazia scolastica che spesso fa passare interi pomeriggi a riempire moduli inutili a professori e personale della scuola.

77 Eliminazione delle spese per cultura e sicurezza dalle regole fiscali europee e dai limiti del patto di stabilità.

78 Rendere strutturali queste misure che segnano una scommessa forte sull’identità culturale italiana contro chi dice: “Con la cultura non si mangia”.

79 Scendere ulteriormente garantendo la qualità del servizio pubblico ma azzerando il canone alle categorie meno abbienti.

80 Legge quadro sullo sport, con particolare attenzione a rafforzare il binomio sport-scuola con l’intensificazione dell’educazione fisica sin dalle scuole primarie

81 Modifica della legge sulle adozioni nazionali nell’arco della legislatura.

82 Investimenti sulla formazione permanente e sul coinvolgimento di insegnanti nelle scuole con il sostegno delle forze dell’ordine.

83 Graduale smartworking per il periodo iniziale post gravidanza e estensione del congedo parentale.

84 Realizzare gli obiettivi della Strategia

Energetica Nazionale e ridurre emissioni e inquinamento da plastiche, ponendo l’Italia in anticipo sugli altri Paesi nella lotta contro i rischi del cambiamento climatico.

85 Fondi su nuove carceri e su ristrutturazione carceri esistenti, valorizzando la funzione rieducativa e garantendo la certezza della pena.

86 Più forte deducibilità fiscale a chi investe nel sociale, nella ricerca, nell’associazionismo.

87 Rilanciare la battaglia sull’etichettatura dei prodotti per affermare idea del consumo consapevole e della tracciabilità e chiarezza della filiera.

88 Riqualificazione del personale amministrativo per snellire e digitalizzare i processi.

89 Affermare i nostri principi nella Children Union a livello europeo.

90 Estenderne i benefici al progetto Cultura 4.0.

91 Far pagare alle aziende online che lavorano in Italia le stesse tasse delle aziende offline: stesse condizioni, uguali tasse.

92 Estendere la misura a tutte le realtà culturali, anche non statali.

93 Valorizzare l’Agenzia per i Beni Confiscati per permettere una migliore gestione dei beni strappati alla mafia.

94 Rafforzare gli strumenti e realizzare una normativa nazionale sulle lobby.

95 Recuperare un punto di PIL nell’arco della prossima legislatura attraverso la digitalizzazione della PA.

96 Vogliamo scendere sotto il 9% nell’arco della legislatura.

97 Vogliamo scendere sotto il 20% nell’arco della legislatura.

98 Vogliamo arrivare a quota 24 milioni di occupati nell’arco della legislatura.

99 Vogliamo portare il PIL a una crescita superiore al 2%.

100 Vogliamo ridurre gradualmente il rapporto debito/PIL portandolo nei prossimi dieci anni dal 132% al 100%

 

Bari 29 settembre 2017 

 

La nuova UE: gli “Stati uniti d’Europa”

 

Su “Repubblica”  Scalfari ha scritto nell’articolo intitolato “Il crepuscolo Europeo”:

Il leader dei socialisti tedeschi (Spd) Martin Schulz ha deciso di non fare alcuna coalizione con la Cdu di Angela Merkel. L’Spd che aveva nel precedente Parlamento il 26 per cento, in quello attualmente eletto è al 20 e questa è la ragione che ha motivato il passaggio dei socialisti all’opposizione. Merkel non si è persa d’animo e ha in poche ore sostituito i socialisti di Schulz con i liberali-liberisti e i verdi. Invece d’una coalizione di centrosinistra ne ha fatta una decisamente di destra e per di più anti-immigrati. In una situazione così diversa da quella che si auspicava e per di più con l’ingresso in Parlamento del partito populista di estrema destra semi-nazista, cresciuto dal 4 al 12,6 per cento, pensare che la Germania possa essere il perno del rafforzamento dell’Unione europea e soprattutto dell’Eurozona è diventato semplicemente immaginario: l’europeismo tedesco è finito in soffitta o in cantina.

Il tema, rilanciato da Jean-Claude Juncker, non scompare ma passa in altre mani.Certamente in quelle dell’Italia e anche in quelle di Macron, sebbene l’europeismo del presidente francese sia soprattutto un’Europa francese piuttosto che una Francia europea. Questa situazione, che dopo l’intervento di Juncker sembrava molto positiva, si è trasformata nel suo contrario. Tutto questo a causa dell’egotismo di Schulz. Un personaggio che è stato per anni presidente del Parlamento europeo diventa l’affossatore dell’Europa regalando il suo Paese alle forze antieuropee..Uno come quello di Schulz però non è marginale ma fondamentale ed è un tragico danno per le sorti dell’Europa, di quelli che ci vivono e in particolare della Germania, passata in poche ore dal bianco al nero”.Una analisi corretta e verosimile di quello che succederà in Germania ed in Europa.

 

Qualche giorno prima sempre Scalfari nell’editoriale su Repubblica “Perché è urgente che nascano gli Stati Uniti d'Europaaveva auspicato:

“L'Europa deve essere decisamente rafforzata e quasi tutti i protagonisti, capi di Stato e il governo dell'Ue ne sono convinti. Il sovranismo dei 27 Paesi e soprattutto quello dei 19 che usano la moneta comune: l'Eurozona deve avere un ministro delle Finanze unico, responsabile della politica economica; un sistema bancario anch'esso unico; una sorta di Fbi unica nella lotta contro il terrorismo dell'Isis; un'unica politica estera e per quanto riguarda l'immigrazione; infine una struttura militare e naturalmente un'unica cittadinanza per quel popolo sovrano che eleggerà un proprio Parlamento e un presidente che abbia poteri di governo in tutto simili a quelli che ha il presidente degli Stati Uniti d'America. Questi temi sono stati indicati e resi pubblici nei giorni scorsi dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e anche da Mario Draghi nella sua veste di capo della Banca centrale europea: anche lui sente la necessità d'una politica economica e bancaria che abbia come diretto interlocutore il ministro delle Finanze dell'Eurozona: è un binomio che esiste da un secolo in tutti i Paesi europei”.


Un’ analisi molto attenta e precisa che è stata rafforzata dalle dichiarazioni di Macron a Parigi “rifondare un'Europasovrana, unita e democratica"e nel vertice Italo Francese anche da Gentiloni.

Bisogna operare per rafforzare l’Europa, tracciare con lucidità le prossime mosse. un Ministro delle Finanze unico, un esercito.

In poche parole si prospetta la possibilità di realizzare presto l’Europa federale o meglio gli Stati uniti di Europa.

 

Un ostacolo reale il nuovo governo tedesco.

I socialdemocratici hanno perso  e non vogliono governare e decidono di passare alla opposizione! E’ una decisione apparentemente giusta; la perdita di entrambi i partiti è pesante, grave. Abbandonare ora  sarebbe un errore imperdonabile.

E’ una reazione istintiva, prevedibile e sarebbe più sensato  rifare il governodettando un calendario di riforme di matrice socialdemocratica ma moderna, innovativa!

Cioè stabilire condizioni che rendano visibile la presenza di Schulze Compagni.

In gioco è la nascita della nuova Europa, quella da anni sognata quella dei popoli cioè gli Stati uniti.

Una grande conquista.

 

Un passo avanti enorme, incredibile!

 

Un merito che oggi non sarebbe più ascrivibile ai tedeschi e tantomeno ai Socialdemocratici ma ad altri,  o peggio non si fa nessun passo avanti, specie se in Italia alle prossime elezioni politiche si rafforzassero le forze antieuropeiste …. e perdesse voti il PD!

 

Quindi dobbiamo rivolgere un appello a Schulz a pensare  al Suo partito ma anche  alla grande Europa e al progetto che ha concorso ad elaborare e che può nascere con l’apporto determinante dei Socialdemocratici!

La rinnovata coalizione tedesca consentirebbe a breve la realizzazione dell’Europa pensata da Spinelli e dai Padri dell’Europa!

 

 

                                                                                                                              Giuseppe Abbati

Bando per la ricerca e selezione nell’ambito del Progetto

 

FORMAZIONE E ASSISTENZA ALLA CREAZIONE DI IMPRESA SOCIALE PER GIOVANI IMMIGRATE

 

Il progetto, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale, prevede l’organizzazione di corsi di formazione orizzontale e specialistica per n.48 giovani donne immigrate disoccupate o inoccupate preferibilmente iscritte alle liste dei centri per l'impiego di competenza territoriale (Puglia) finalizzata alla creazione di impresa. È previsto al termine del percorso formativo una attività di affiancamento per la creazione di piccole cooperative sociali e accompagnamento allo start up. Il progetto è consultabile sul sito www.marnostrum.it

 

Chi può partecipare:

 

giovani donne immigrate in età compresa tra 18 e 35 anni in possesso di permesso di soggiorno, con una buona conoscenza dellalingua italiana,domiciliate o residenti nelle province di BARI e BAT, interessate all’accesso al mondo del lavoro in forma regolare e all’acquisizione degli strumenti conoscitivi indispensabili per la creazione di impresa favorita da strumenti messi a disposizione dall’Unione europea.

 

Come partecipare:

 

inviare una richiesta tramite e-mail su carta libera corredata da curriculum vitae entro il 15/10/2017 indirizzata a: aitefperilsociale@gmail.com, rahmaonlus@gmail.com

 

Le attività

 

Le candidate che risulteranno idonee potranno partecipare ad un corso di formazione della durata di 85 ore che si svolgerà in una delle sedi individuate dai soggetti attuatori delle attività che riguarderanno i seguenti temi: Creazione di impresa, Marketing e comunicazione, Controllo di gestione, Informatica e cenni di Diritto comunitario. Successivamente alle attività di formazione le beneficiarie potranno usufruire di un servizio di accompagnamento finalizzato alla creazione di impresa. Ad ognuna delle partecipanti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

 

Durata delle attività formative 2 mesi

 

FORMAZIONE E ASSISTENZA ALLA CREAZIONE DI IMPRESA SOCIALE PER GIOVANI IMMIGRATE

 

Finanziato nell’ambito del Piano azione Coesione “Giovani no Profit”

                                                                                               

 

Strasburgo, 13 settembre 2017

 

Egregio Presidente Tajani,

 

Egregio Primo ministro Ratas,

 

gli ultimi dodici mesi hanno messo alla prova i cittadini europei e noi tutti. Il 2016 è stato un “annus horribilis” per il progetto europeo, sotto molti punti di vista. Dal referendum per la Brexit agli attentati terroristici, dalla crescita lenta alla persistente, elevata disoccupazione in svariati Stati membri, alla crisi migratoria in corso, sono tante le sfide cui l’Europa ha dovuto reagire. I valori europei e le nostre democrazie si sono scontrati col risvegliarsi di forze populiste sia all’interno che all’esterno dell’Unione, mentre cresceva l’incertezza geopolitica connessa alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

 

Solo grazie al duro lavoro e alla leadership politica delle istituzioni dell’UE e dei nostri Stati membri è stato possibile tenere in piedi il progetto europeo in questi tempi burrascosi. Desideriamo ringraziare voi e i membri delle vostre istituzioni per aver sostenuto, con forte impegno, il nostro programma positivo per un’Europa che protegge, dà forza e difende, presentato dal Presidente della Commissione nel discorso sullo stato dell’Unione del 14 settembre 2016. Un programma che ha trovato un’eco immediata nella plenaria del Parlamento europeo e appena due giorni dopo

è  stato accolto con favore dai leader dell’UE a 27 riuniti nel vertice di Bratislava. Insieme abbiamo ottenuto buoni risultati nella realizzazione di questo programma, non da ultimo grazie alla Dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’UE per il 2017 firmata dai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea il 13 dicembre 2016. Il nostro Fondo europeo per gli investimenti strategici, finanziato dal bilancio comune dell’UE e sostenuto dall’operato della Banca europea per gli investimenti, ha già consentito investimenti per oltre

 

225 miliardi di euro. La guardia di frontiera e costiera europea è ormai del tutto operativa ai confini esterni dell’UE, dalla Grecia alla Bulgaria all’Italia alla Spagna. Abbiamo mobilitato finanziamenti dell’UE per addestrare la guardia costiera libica e migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli oltre 3 milioni di rifugiati siriani giunti in Turchia.

 

Abbiamo concluso con successo il nostro lavoro per rafforzare la direttiva antiterrorismo e rendere più efficaci le norme per il controllo dell’acquisto e della detenzione di armi da fuoco. Abbiamo affinato gli strumenti per combattere l’elusione fiscale. Abbiamo intrapreso un’iniziativa senza precedenti per la creazione di un Fondo europeo per la difesa e per la prima volta abbiamo convenuto di operare secondo il modello di cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa. Insieme siamo riusciti a far entrare in vigore in via provvisoria un accordo commerciale equo ed equilibrato con il Canada, un partner che condivide i nostri stessi principi riguardo alle norme alimentari e sanitarie e alla diversità culturale. E abbiamo aperto la strada a un partenariato economico ambizioso e basato sui valori con il Giappone. Insieme abbiamo avvicinato tra loro l’UE e l’Ucraina grazie a un accordo di associazione che dovrebbe offrire, col tempo, stabilità e prosperità ai nostri vicini orientali in tutta la regione. Nonostante una strenua opposizione, abbiamo ratificato e difeso l’accordo di Parigi in quanto miglior strumento per gestire i cambiamenti climatici. Da ultimo ma non per importanza, siamo riusciti a giugno ad abolire i costi di roaming per i telefoni cellulari e a rendere gratuita la connessione ai punti di accesso Wi-Fi nelle piazze, nei municipi, nei parchi e nelle biblioteche di tutta Europa già dal 2017. Giunti a metà del nostro mandato, stiamo mandando in porto con più rapidità ed efficacia tutte le dieci priorità stabilite negli orientamenti politici del 2014, a vantaggio dei cittadini e delle imprese europee1.

 

L’Europa sta evidentemente recuperando le forze. La crescita economica si sta intensificando, attestandosi a oltre il 2% (2,2% nella zona euro) e raggiungendo finalmente ogni singolo Stato membro, e da due anni è superiore ai tassi di crescita degli Stati Uniti e del Giappone. Durante questo mandato sono stati creati quasi 8 milioni di posti di lavoro, non esclusivamente ma anche grazie agli interventi delle istituzioni dell’UE, in primis al Fondo europeo per gli investimenti strategici, alla Garanzia per i giovani, ai Fondi strutturali e d’investimento europei e alla politica monetaria della Banca centrale europea. Sia economicamente che politicamente, il vento sta soffiando più a favore dell’Europa. Le recenti elezioni in diversi Stati membri hanno dato nuovo slancio a coloro che sono pronti a difendere i valori europei, a coloro che desiderano gestire e orientare la globalizzazione e costruire un futuro sostenibile, a coloro che preferiscono la cooperazione e l’integrazione al ritiro e all’isolamento.

 

Dovremmo approfittare di questo nuovo slancio. Il vento potrebbe girare e non è certo il momento di riposare sugli allori, perché le sfide dell’Europa restano gravi: dall’instabilità del nostro vicinato e dalle minacce terroristiche ai cambiamenti demografici, climatici e tecnologici; dall’esigenza di investimenti sostenibili e di un’Unione economica e monetaria più resiliente alle crescenti rivendicazioni di maggiore equità sociale e controllo democratico. Se vogliamo riuscire a raccogliere queste sfide, dobbiamo essere pronti a collaborare per prendere subito decisioni che garantiranno il futuro dell’Europa a medio e lungo termine.

 

Il Libro bianco della Commissione del 1° marzo 2017 delinea cinque scenari per il futuro dell’Europa verso il 2025, a cui hanno fatto seguito una serie di documenti di riflessione sulle questioni più rilevanti per il nostro futuro. Questo ha segnato l’inizio di un utile dibattito in tutti gli Stati membri. Solo la Commissione ha organizzato in più di 80 piccole e grandi città 129 dialoghi sul futuro dell’Europa con i cittadini di 27 Stati membri , coinvolgendo anche i parlamenti nazionali.

 

Siamo convinti che sia giunto il momento di passare dalla riflessione e dal dibattito alle prime proposte concrete sul futuro dell’Europa.

 

Oggi vi presentiamo le nostre intenzioni riguardo al programma di lavoro della Commissione per i prossimi sedici mesi, fino alla fine del 2018. Ora che l’Europa guarda al suo futuro, il momento è propizio per esporvi una Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica. La Tabella si divide in due parti. In primo luogosuggeriamo azioni e iniziative da presentare e/o completare nei prossimi sedici mesi, in linea con il primo scenario del Libro bianco e con l’agenda di Bratislava. In secondo luogo suggeriamo azioni e iniziative più ambiziose, più lungimiranti e destinate a orientare la nostra Unione fino al 2025, combinando gli scenari 3, 4 e/o 5 del Libro bianco e sfruttando pienamente il potenziale inespresso del trattato di Lisbona.

 

La Tabella di marcia si basa su alcuni principi importanti: l’imperativo di rispettare i nostri valori europei comuni, tra cui lo Stato di diritto; la costante attenzione alla realizzazione e all’applicazione di iniziative prioritarie che presentino un evidente valore aggiunto europeo e rendano l’Europa un posto migliore per i suoi cittadini, in linea con i nostri orientamenti politici del 2014 e con la nostra comune convinzione che l’Unione debba essere grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole; l’esigenza di porre su un piano di eguaglianza i cittadini di tutti gli Stati membri dell’UE e di non tollerare che nell’Unione esistano cittadini di seconda classe, e un forte accento sull’efficacia, sulla democrazia e sulla trasparenza in tutte le nostre azioni comuni.

 

La Tabella di marcia prevede inoltre che dal 29 marzo 2019 il Regno Unito non sia più membro della nostra Unione, avendo inviato la debita notifica conformemente all’articolo 50 del trattato sull’Unione europea. Fino ad allora e oltre vogliamo mantenere quell’unità dell’UE a 27 che abbiamo costruito nei mesi scorsi.

Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica (progetto di programma di lavoro della Commissione fino a fine 2018)

 

 

Priorità 1: il rilancio dell’occupazione, della crescita e degli investimenti

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta “EFSI 2.0” e della proposta “omni-bus”, in particolare delle modifiche del regolamento sulle disposizioni comuni destinate a facilitare l’uso dei Fondi strutturali e d’investimento europei e la loro combinazione con il Fondo europeo per gli investimenti strategici.

 

-- Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche 2018: realizzare investimenti, finanze pubbliche sane e riforme strutturali, continuando al contempo a fare uso della flessibilità appropriata insita nel patto di stabilità e crescita e identificata dalla Commissione sin dal gennaio 2015; integrare il nuovo quadro di valutazione della situazione sociale che accompagna la raccomandazione della Commissione sul pilastro europeo dei diritti sociali.

 

-- Conseguire risultati su tutti gli aspetti dell’Agenda per le competenze per l’Europa, specialmente attuando “percorsi di miglioramento del livello delle competenze” a livello nazionale, con il sostegno del Fondo sociale europeo, e con particolare attenzione alle competenze di base e al fabbisogno di competenze digitali.

 

-- Pacchetto Economia circolare per favorire l’innovazione, l’occupazione e la crescita, che comprende: una strategia sulla plastica destinata a rendere riciclabili tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell’UE entro il 2030; una proposta di regolamento sul riutilizzo delle acque reflue e una revisione della direttiva sull’acqua potabile; e un quadro di monitoraggio per l’economia circolare.

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

-- *** Proposta globale per il futuro quadro finanziario pluriennale dopo il 2020 (prevista per maggio 2018) seguita da proposte per la nuova generazione di programmi e nuove risorse proprie.

 

-- Documento di riflessione “Verso un’Europa sostenibile per il 2030” per far seguito agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, compreso l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

 

Priorità 2: un mercato unico digitale connesso

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Pacchetto Cibersicurezza, che introduce misure concrete in risposta al mutato panorama delle minacce informatiche e che include: una proposta volta a rafforzare l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA); una serie di strumenti di esecuzione della direttiva sulla sicurezza delle reti e dell’informazione; un piano per fronteggiare con efficacia gli attacchi informatici ai danni di molti Stati membri; il potenziamento dell’autonomia strategica dell’Unione mediante lo sviluppo delle capacità di ricerca, di mezzi efficaci di difesa e igiene informatica e delle competenze giuste, sia in Europa sia con i partner mondiali tra cui la NATO (la Commissione presenta oggi proposte concrete in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

 

-- *** Pacchetto Dati, che sprigiona le potenzialità dell’economia dei dati assicurando il libero flusso in Europa dei dati non personali (la Commissione presenta oggi una proposta concreta in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

 

-- *** Iniziativa sulle piattaforme online intesa a garantire un contesto imprenditoriale equo, prevedibile, sostenibile e affidabile nell’economia online.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di tutte le 14 proposte legislative volte a completare il mercato unico digitale, tra cui il pacchetto sulle telecomunicazioni e quello sul diritto d’autore, le disposizioni sul blocco geografico, le norme in materia di media e audiovisivi, le disposizioni sulla consegna transfrontaliera dei pacchi, il regolamento e-privacy e le norme UE sulla protezione dei dati personali trattati dalle istituzioni e dagli organi dell’UE.

 

-- Orientamenti della Commissione ad uso dei cittadini, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche per l’applicazione diretta, dal 25 maggio 2018, del regolamento generale sulla protezione dei dati, da stilarsi in stretta consultazione con il gruppo articolo 29/il nuovo comitato europeo per la protezione dei dati.

 

-- Revisione delle linee direttrici della Commissione per l’analisi del mercato e la valutazione del significativo potere di mercato nel settore delle comunicazioni elettroniche.

 

-- Iniziativa intesa a rispondere alle sfide poste alle nostre democrazie dalla diffusione di informazioni false sulle piattaforme online.

 

Priorità 3: un’Unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte della Commissione volte ad attuare l’Unione dell’energia e le politiche per il clima, tra cui i pacchetti Energia pulita per tutti gli europei, Clima e L’Europa in movimento.

 

-- *** Pacchetto Mobilità e cambiamenti climatici, che contiene proposte legislative in materia di veicoli puliti, norme comuni per il trasporto combinato delle merci, standard per le emissioni di CO2 delle autovetture e dei furgoni, standard per l’efficienza dei carburanti e le emissioni di CO2 degli autocarri e degli autobus e un’iniziativa intesa ad accelerare la creazione delle infrastrutture per i carburanti alternativi.

 

-- Seguito da dare all’aspetto della solidarietà dell’Unione dell’energia, comprendente una proposta di norme comuni per i gasdotti che accedono al mercato interno europeo del gas e la rapida attuazione dei progetti d’interesse comune necessari a collegare i mercati europei dell’energia.

 

-- Sulla base di un mandato forte del Consiglio (progetto di raccomandazione della Commissione del 9 giugno 2017), avvio dei negoziati con la Russia per l’esercizio del futuro gasdotto Nord Stream 2.

 

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

--  Comunicazione sul futuro delle politiche dell’UE per l’energia e il clima, che contempli anche il futuro del trattato Euratom (tenendo conto della dichiarazione n. 54 di cinque Stati membri allegata all’atto finale del trattato di Lisbona) e la possibilità di ricorrere all’articolo 192, paragrafo 2, secondo comma, del TFUE.

Priorità 4: un mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Una nuova strategia per la politica industriale dell’UE che promuova la competitività, l’innovazione e la leadership tecnologica per assicurare un’occupazione equa e di qualità e che sfrutti le potenzialità delle tecnologie digitali in tutti i settori industriali (presentata oggi in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

 

--   *** Rapida adozione da parte dei colegislatori del pacchetto Servizi e delle misure di esecuzione.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta di rafforzamento della vigilanza del mercato dei veicoli a motore.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta in materia di insolvenza delle imprese, ristrutturazione e seconda opportunità, finalizzata a ridurre i costi e la complessità della ristrutturazione delle imprese, offrire una seconda occasione a quelle economicamente sostenibili e aumentare la certezza del diritto per gli investitori transfrontalieri nell’UE.

 

-- Pacchetto di misure di diritto societario dell’UE che, valendosi delle soluzioni digitali, introducono norme efficienti per le operazioni transfrontaliere, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di legislazione sociale e del lavoro.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte che rilanciano la base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB).

 

--  *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta intesa ad agevolare gli adempimenti

 

IVA (imposta sul valore aggiunto) per le imprese di commercio elettronico nell’UE e della proposta che consente di equiparare la tassazione di libri elettronici, quotidiani elettronici e i loro equivalenti in formato cartaceo.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte che impongono alle multinazionali di pubblicare le informazioni fiscali principali paese per paese, che introducono nuove regole di trasparenza per gli intermediari della pianificazione fiscale e un elenco comune UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative, stilato in base al quadro di indicatori proposto dalla Commissione.

 

-- *** Pacchetto Equità fiscale, per la creazione di uno spazio unico europeo dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che contiene: proposte di modifica della direttiva IVA per istituire un regime IVA definitivo per gli scambi transfrontalieri nel mercato unico; una proposta di regolamento del Consiglio relativo alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto nel mercato unico; una proposta di direttiva del Consiglio sul regime comune IVA per le piccole imprese e una proposta di direttiva del Consiglio concernente la determinazione delle aliquote IVA.

 

-- *** Proposta di norme UE che consentono la tassazione dei proventi dell’economia digitale generati dalle multinazionali.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta di revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori che sancisce il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro svolto nello stesso luogo, e della proposta di aggiornamento della normativa sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale intesa anche a garantire il diritto a ricevere le stesse prestazioni per gli stessi contributi versati nelle stesse circostanze.

 

-- *** Proposta d’istituzione di un’autorità europea del lavoro per rafforzare la cooperazione tra le omologhe autorità a tutti i livelli e migliorare la gestione delle situazioni transfrontaliere, e altre iniziative a sostegno di una mobilità equa, come il numero di sicurezza sociale europeo.

-- Proposta di revisione della direttiva sulla dichiarazione scritta per migliorare la trasparenza e la prevedibilità giuridica dei contratti di lavoro, e un’iniziativa sull’accesso alla protezione sociale per i lavoratori atipici e quelli autonomi.

 

--  *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta sulla conciliazione tra vita professionale e vita privata.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di tutte le proposte relative all’Unione dei mercati dei capitali, tra cui il prodotto pensionistico paneuropeo, le modifiche al regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo e la raccomandazione della Banca centrale europea a modificare l’articolo 22 dello statuto del SEBC e della BCE.

 

-- *** Pacchetto Unione dei mercati dei capitali, che comprende: la revisione e il rafforzamento dei compiti, della governance e del finanziamento delle autorità UE di vigilanza finanziaria; misure concrete per creare un’autorità unica europea di vigilanza dei mercati dei capitali e adattamenti del comitato europeo per il rischio sistemico; la revisione della disciplina delle imprese d’investimento; un piano d’azione per la sostenibilità finanziaria accompagnato da misure di regolamentazione; un’iniziativa sulla tecnologia finanziaria (FinTech); un quadro europeo che favorisce l’uso delle obbligazioni garantite e modifiche della direttiva sui gestori di fondi d’investimento alternativi e della direttiva concernente gli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM).

 

-- Pacchetto Alimenti, che include una proposta sulla catena UE di approvvigionamento alimentare elaborata sulla scorta del riesame della politica agricola comune.

 

--  Piano d’azione congiunto sulle politiche nazionali di vaccinazione.

 

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

-- Comunicazione sulla possibilità di estendere l’uso della deliberazione a maggioranza qualificata e della procedura legislativa ordinaria nelle questioni inerenti al mercato interno, in base all’articolo 48, paragrafo 7, del TUE.

 

Priorità 5: un’Unione economica e monetaria più profonda e più equa

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Pacchetto Unione economica e monetaria, che contiene proposte intese a: trasformare il meccanismo europeo di stabilità in un fondo monetario europeo; creare nel bilancio dell’Unione un’apposita linea di bilancio per la zona euro che ricomprenda 1) l’assistenza alle riforme strutturali prevista dal programma della Commissione di sostegno alle riforme strutturali, 2) una funzione di stabilizzazione, 3) un backstop per l’Unione bancaria e 4) uno strumento di convergenza per dare assistenza preadesione agli Stati membri con deroga a prepararsi all’adozione della moneta unica; integrare nel diritto UE la sostanza del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria facendo uso dell’adeguata flessibilità insita nel patto di stabilità e crescita e identificata dalla Commissione sin dal gennaio 2015.

 

-- *** Indicare nella prossima raccomandazione sulla politica economica della zona euro un orientamento di bilancio sostanzialmente neutrale per la zona euro, a sostegno della politica monetaria della Banca centrale europea e a favore della crescita, dell’occupazione e degli investimenti nella zona euro.

 

-- Rapida adozione da parte del Consiglio della proposta della Commissione volta a introdurre progressivamente una rappresentanza unificata della zona euro presso il Fondo monetario internazionale.

 

-- *** Proclamazione da parte delle istituzioni UE del pilastro europeo dei diritti sociali in esito al vertice sociale di Göteborg.

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di tutte le misure incluse nel pacchetto sulla riduzione dei rischi nel settore bancario e della proposta di sistema europeo di assicurazione dei depositi.

 

-- *** Pacchetto Unione bancaria, che porta a compimento l’Unione bancaria in tutti i suoi aspetti, in particolare mediante il completamento del dispositivo di sostegno per il Fondo di risoluzione unico, ulteriori misure per ridurre il livello dei crediti deteriorati e un quadro favorevole allo sviluppo dei titoli garantiti da obbligazioni sovrane per una maggiore diversificazione del portafoglio nel settore bancario.

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

-- Comunicazione sull’eventuale creazione di un ministro europeo permanente dell’Economia e delle finanze (articolo 2 del protocollo n. 14) e relative implicazioni istituzionali.

 

--  Vaglio della possibilità di creare un’attività sicura per la zona euro.

 

Priorità 6: una politica commerciale equilibrata e lungimirante per gestire correttamente la globalizzazione2

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Pacchetto Commercio, che comprende: una comunicazione relativa a una politica commerciale migliore, basata su valori, sostenibile e trasparente che contribuisca a una gestione corretta della globalizzazione e garantisca un approccio equilibrato per accordi commerciali aperti e equi; progetti di mandato per l’avvio di negoziati con l’Australia e la Nuova Zelanda; un progetto di mandato per un nuovo sistema giurisdizionale multilaterale per gli investimenti; un quadro europeo per il controllo degli investimenti diretti esteri nell’UE per motivi di ordine pubblico e sicurezza (la Commissione presenta oggi proposte concrete in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte intese a modernizzare gli strumenti di difesa commerciale dell’UE e a modificare i metodi anti-dumping, e della proposta modificata relativa a uno strumento per gli appalti internazionali.

 

--  Portare a termine gli accordi con il Giappone, Singapore e il Vietnam.

 

--  Proseguire i negoziati con il Messico e Mercosur.

 

Priorità 7: uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di proposte per quanto riguarda la lotta contro il riciclaggio di denaro, il sistema di ingressi/uscite dell’UE, il sistema d’informazione Schengen (SIS II), il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS) e il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS).

 

-- *** Pacchetto Antiterrorismo, che comprende: misure contro la radicalizzazione; misure per garantire il rilevamento e la soppressione rapida e proattiva di contenuti illegali di incitamento all’odio, alla violenza e al terrorismo; azioni per bloccare l’accesso agli strumenti utilizzati dai terroristi per preparare e compiere attentati, come le sostanze pericolose o il finanziamento del terrorismo; orientamenti e sostegno agli Stati membri nella protezione degli spazi pubblici e linee guida per la conservazione dei dati.

 

2     Il titolo della priorità 6 è stato aggiornato e reso neutro dal punto di vista geografico, in considerazione del rallentamento dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti, del nuovo contesto geopolitico e del nuovo dinamismo dei negoziati commerciali con altre importanti regioni del mondo. La Com-missione ha tenuto conto di questa realtà nel cambiare il nome del gruppo di Commissari competenti in “gruppo di Commissari per il commercio e la gestione della globalizzazione”.

-- *** Attuazione dell’agenda europea sulla sicurezza mediante proposte di legge che permettano l’interoperabilità dei sistemi di informazione dell’UE per la gestione della sicurezza, delle frontiere e della migrazione e una proposta volta a migliorare l’accesso transfrontaliero delle autorità di contrasto alle prove elettroniche.

 

-- Quadro per le decisioni di adeguatezza e segnatamente una decisione di adeguatezza sui flussi di dati con il Giappone.

 

-- *** Pacchetto “New deal per i consumatori”, finalizzato ad agevolare il coordinamento e l’azione efficace delle autorità nazionali per la tutela dei consumatori a livello dell’UE e a potenziare l’azione repressiva e una migliore tutela dei diritti dei consumatori.

 

-- Orientamenti interpretativi per l’applicazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali e del regolamento relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori al fine di prevenire e risolvere i problemi relativi a differenze di qualità nei prodotti di consumo.

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

-- Comunicazione relativa a un possibile ampliamento delle attribuzioni della nuova Procura europea al fine di includere la lotta contro il terrorismo, sulla base dell’articolo 86, paragrafo 4, del TFUE.

 

--  Iniziativa per potenziare l’applicazione dello Stato di diritto nell’Unione europea.

 

Priorità 8: verso una nuova politica della migrazione

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di una riforma del sistema europeo comune di asilo sulla base dei principi di responsabilità e solidarietà, che comprenda proposte relative a: la riforma del sistema Dublino; l’istituzione di una nuova Agenzia per l’asilo; la riforma di Eurodac; il riesame delle condizioni di accoglienza, dei requisiti per l’asilo e della procedura di asilo e il quadro dell’UE per il reinsediamento.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta sull’ingresso e il soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente specializzati (“proposta relativa alla Carta blu”).

 

-- *** Nuovo pacchetto Migrazione, che comprende: la revisione intermedia dell’agenda europea sulla migrazione; misure mirate a promuovere un approccio più efficace in materia di rimpatri; l’ulteriore promozione di percorsi legali mediante l’incentivazione di nuovi impegni per il reinsediamento; una riforma della politica comune in materia di visti e azioni di solidarietà dell’UE a favore degli Stati membri che devono far fronte a un’eccezionale pressione migratoria.

 

-- Pacchetto per consolidare lo spazio di libera circolazione Schengen, comprendente una proposta di aggiornamento del codice frontiere Schengen, e per garantire la piena integrazione della Romania e della Bulgaria nello spazio Schengen.

 

-- Rapida messa in opera del piano europeo per gli investimenti esterni e applicazione del quadro di partenariato in materia di migrazione con i principali paesi terzi di origine e di transito.

Priorità 9: un ruolo più incisivo a livello mondiale

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

--  Rapida adozione da parte dei colegislatori del programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa.

 

-- *** Seguito da dare al piano d’azione europeo in materia di difesa, in particolare per quanto riguarda l’attuazione del Fondo europeo per la difesa e dei suoi strumenti finanziari.

 

--  Progetto di mandato per i negoziati di un quadro post-Cotonou.

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

-- Comunicazione sulla possibilità di potenziare il ricorso al voto a maggioranza qualificata nella politica estera comune, sulla base dell’articolo 31, paragrafo 3, del TUE.

 

-- Strategia per un esito positivo del processo di adesione UE di Serbia e Montenegro, candidati pionieri dei Balcani occidentali, incentrata soprattutto sullo Stato di diritto, i diritti fondamentali, la lotta contro la corruzione e la stabilità generale della regione.

 

Priorità 10: un’Unione di cambiamento democratico

 

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

 

-- *** Un pacchetto “democrazia” comprendente: una revisione del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini volta a renderne l’utilizzazione più accessibile, agevole e semplice per gli organizzatori e i sostenitori; una proposta per consolidare la dimensione europea e la trasparenza dei partiti politici e delle fondazioni europei (la Commissione presenta oggi proposte concrete insieme con il discorso sullo stato dell’Unione).

 

-- Proseguimento dello sviluppo del Corpo europeo di solidarietà mediante il coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti e la rapida adozione da parte dei legislatori della proposta legislativa entro la fine dell’anno.

 

-- *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle modifiche proposte per il regolamento “comitatologia”.

 

-- Proseguimento della discussione sul Libro bianco sul futuro dell’Europa fino alle elezioni del giugno 2019 (dibattiti, dialoghi con i cittadini, interazione con i Parlamenti nazionali, collaborazione con le regioni).

 

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

 

--  Comunicazione sull’ulteriore rafforzamento dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e migliore regolamentazione

 

nel funzionamento quotidiano dell’Unione europea.

 

--  Comunicazione sulle possibilità di una maggiore efficienza alla guida dell’Unione europea.

La lettera di intenti di oggi e la Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica rappresentano il punto di partenza per il dialogo interistituzionale in preparazione del programma di lavoro della Commissione del 2018, nell’ambito dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea e dell’ac-cordo interistituzionale “Legiferare meglio”. È forte il nostro impegno a favore di questa importante interazione con il Parlamento europeo, con il Consiglio e con i Parlamenti nazionali. Siamo convinti che i nostri scambi costituiranno una base solida per un programma di lavoro della Commissione politico e focalizzato nei decisivi sedici mesi futuri.

 

Nelle prossime settimane consulteremo il Parlamento europeo e le sue commissioni, il Consiglio e il Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER I e II). Per tutti i prossimi sedici mesi la Commissione continuerà a prodigarsi affinché la nostra legislazione continui a essere adeguata e a basarsi su fatti concreti e affinché vengano eliminati gli oneri superflui, anche portando avanti i lavori della Piattaforma REFIT. Nel prossimo anno dedicheremo particolare attenzione all’adozione e all’attuazione delle proposte rimaste in sospeso. Come sottolinea il Libro bianco della Commissione, se vogliamo che il progetto europeo risulti più credibile e attraente, dobbiamo eliminare il divario tra le promesse e i fatti. Per questo motivo aspettiamo di concordare con voi una nuova dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’UE per il 2018, muovendo dall’esperienza costruttiva di quest’anno.

 

Il 2017 e il 2018 potranno diventare gli anni della speranza e del rinnovamento per l’Europa se realizzeremo la nostra agenda comune e se sapremo mostrare ai nostri cittadini che l’Unione europea è qui per proteggerli, per dar loro forza e per difenderli. Nell’attuale contesto geopolitico un’Unione come la nostra è più che mai necessaria. Come hanno affermato giustamente i leader dell’UE riuniti a Roma per il 60° anniversario dei trattati di Roma: siamo “fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi”. Allora cogliamo l’attimo e impegniamoci ancor più che nel passato per rispondere alle preoccupazioni dei nostri cittadini. Il momento di agire è ora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bruxelles, 13 septembre 2017

INTRODUZIONE - IL VENTO NELLE VELE

 

Signor Presidente, Onorevoli deputati del Parlamento europeo,

l'anno scorso in questo stesso periodo, mi sono presentato a voi con un discorso un po' più semplice da pronunciare.

Era evidente a tutti che la nostra Unione non viveva un momento felice.

L'Europa era stata dolorosamente colpita da un'annata che l'aveva scossa fin nelle fondamenta.

Avevamo due sole scelte: o stringerci intorno a un programma positivo per l'Europa, o ritirarci ognuno nel proprio angolo.

Di fronte a questa scelta mi sono battuto per l'unità.

Ho proposto un programma positivo che contribuisse a realizzare - come ho detto l'anno scorso - un'Europa che protegge, che dà forza e che difende.

Negli ultimi dodici mesi il Parlamento europeo ha aiutato a dar vita a questo programma. Continuiamo a fare progressi ogni giorno che passa. Proprio ieri sera eravate impegnati a trovare un accordo sugli strumenti di difesa commerciale e per raddoppiare la capacità di investimento europea.

Vorrei ringraziare anche i 27 leader dei nostri Stati membri. Pochi giorni dopo il mio discorso dell'anno passato, hanno accolto con favore il mio programma al vertice di Bratislava. Anche loro hanno scelto l'unità. Hanno scelto di radunarsi attorno ai nostri valori comuni.

Insieme abbiamo dimostrato che l'Europa può offrire vantaggi ai suoi cittadini dove e quando conta.

Da allora non abbiamo mai cessato di rafforzarci, in modo lento ma sicuro.

Ci ha aiutato la svolta positiva delle prospettive economiche.

Siamo ormai al quinto anno di una ripresa economica che finalmente raggiunge ogni singolo Stato membro.

Negli ultimi due anni la crescita dell'Unione europea ha superato quella degli Stati Uniti. Oggi si attesta al di sopra del 2% per l'Unione nel suo insieme e al 2,2% nella zona euro.

La disoccupazione è ai livelli più bassi degli ultimi nove anni. Finora nel corso di questo mandato sono stati creati quasi 8 milioni di posti di lavoro. Nell'UE lavorano 235 milioni di persone, il numero di occupati più alto mai raggiunto.

La Commissione europea non può prendersi tutto il merito, anche se sono certo che se gli 8 milioni di posti di lavoro fossero stati persi, la colpa sarebbe stata tutta nostra.

Le istituzioni europee hanno contribuito - questo sì - a far girare il vento a favore dell'Europa.

Possiamo vantare il merito del piano europeo per gli investimenti, che ha mobilitato finora 225 miliardi di euro di investimenti con prestiti a oltre 445 000 piccole imprese e più di 270 progetti di infrastrutture.

Ed è merito del nostro intervento deciso se le banche europee hanno riacquistato le capacità patrimoniali necessarie per accordare prestiti alle imprese, in modo che crescano e creino nuovi posti di lavoro.

E abbiamo anche il merito di aver fatto calare i disavanzi pubblici dal 6,6% all'1,6%, grazie a un'applicazione intelligente del Patto di stabilità e crescita. Chiediamo disciplina di bilancio ma siamo attenti a non stroncare la crescita. Malgrado le critiche, il sistema funziona di fatto molto bene in tutta l'Unione.

Sono trascorsi dieci anni da quando è esplosa la crisi e l'economia europea si sta finalmente riprendendo.

Così come la nostra fiducia.

I leader dell'UE a 27, il Parlamento e la Commissione stanno riportando l'Europa nell'Unione. Insieme stiamo riportando l'unione nell'Unione.

L'anno scorso abbiamo visto tutti i 27 leader salire al Campidoglio, uno per uno, per rinnovare il loro solenne impegno reciproco e nei confronti della nostra Unione.

Tutto questo mi induce ad affermare che l'Europa ha di nuovo i venti a favore.

Abbiamo di fronte un'opportunità che non rimarrà aperta per sempre.

Sfruttiamo al massimo questo slancio, catturiamo il vento nelle nostre vele.

Per questo dobbiamo procedere in due modi.

Anzitutto dobbiamo mantenere la rotta fissata lo scorso anno. Restano 16 mesi al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione per conseguire progressi concreti. Dobbiamo usare questo periodo per terminare ciò che abbiamo iniziato a Bratislava e realizzare il nostro programma positivo.

In secondo luogo dobbiamo fissare la rotta per il futuro. Come ha scritto Mark Twain, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma di quelle che non abbiamo fatto. Il momento è propizio per costruire un'Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025.

 

SEGUIRE LA ROTTA

Onorevole Presidente, Onorevoli deputati,

mentre guardiamo al futuro, non possiamo perdere la rotta stabilita.

Abbiamo deciso di completare un'Unione dell'energia, un'Unione della sicurezza, un'Unione dei mercati dei capitali, un'Unione bancaria e un mercato unico digitale. Insieme siamo già arrivati a buon punto.

Come testimonia il Parlamento, la Commissione ha già presentato l'80% delle proposte promesse all'inizio del mandato. Adesso dobbiamo collaborare per trasformare queste proposte in legge e la legge in pratica.

Come sempre, dovremo scendere a qualche compromesso. Le proposte della Commissione destinate a riformare il sistema comune di asilo e rafforzare le norme sul distacco dei lavoratori hanno suscitato controversie. Per ottenere buoni risultati occorre che ognuna delle parti faccia un passo verso l'altra. Oggi vengo a dirvi che, fintanto che il risultato finale è quello giusto per l'Unione ed è equo per tutti gli Stati membri, la Commissione sarà disposta a negoziare.

Siamo pronti a presentare il rimanente 20% delle iniziative da qui a maggio 2018.

Questa mattina ho inviato al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e al Primo ministro Jüri Ratas una lettera d'intenti in cui espongo le priorità per il prossimo anno.

Senza elencare qui tutte le nostre proposte, ne citerò cinque di particolare importanza.

In primo luogo voglio che rafforziamo l'agenda commerciale europea.

Sì, l'Europa è aperta agli affari, ma dev'esserci reciprocità. Dobbiamo ricevere quanto diamo.

Il commercio non ha nulla di astratto. Il commercio rappresenta posti di lavoro e creazione di nuove opportunità per le grandi e piccole imprese europee. Ogni miliardo di esportazioni in più sostiene 14 000 nuovi posti di lavoro in Europa.

Il commercio è anche esportazione dei nostri standard, che siano norme sociali o ambientali, obblighi in materia di protezione dei dati o di sicurezza alimentare.

Da sempre l'Europa è un luogo propizio alle attività imprenditoriali.

Ma dall'anno scorso partner di tutto il mondo si mettono in fila alle nostre porte per concludere con noi accordi commerciali.

Con l'aiuto del Parlamento europeo abbiamo appena concluso un accordo commerciale con il Canada che si applicherà in via provvisoria dalla prossima settimana. Abbiamo un accordo politico con il Giappone su un nuovo partenariato economico e buone probabilità di ottenere lo stesso risultato con il Messico e paesi dell'America meridionale entro la fine dell'anno.

E oggi proponiamo di avviare negoziati commerciali con l'Australia e la Nuova Zelanda.

Voglio che tutti questi accordi siano conclusi entro la fine del mandato. E voglio che le trattative siano condotte con assoluta trasparenza.

L'apertura commerciale deve andare di pari passo con l'apertura del processo decisionale.

Su tutti gli accordi commerciali l'ultima parola spetterà al Parlamento europeo. Quindi i suoi membri, così come i membri dei parlamenti nazionali e regionali, devono ricevere tutte le informazioni fin dal primo giorno dei negoziati. La Commissione farà in modo che questo avvenga.

Da oggi in poi la Commissione pubblicherà per intero tutti i progetti di mandato negoziale che propone al Consiglio.

I cittadini hanno il diritto di sapere cosa propone la Commissione. Basta con la mancanza di trasparenza. Sono finiti i giorni delle voci incontrollate, delle continue ipotesi su quali fossero le motivazioni della Commissione.

Esorto il Consiglio a fare lo stesso quando adotta i mandati negoziali definitivi.

Lo ripeto una volta per tutte: il nostro sostegno al libero scambio è tutt'altro che ingenuo.

L'Europa deve sempre difendere i suoi interessi strategici.

È per questo che oggi proponiamo un nuovo quadro dell'UE per il controllo degli investimenti. Se società estere di proprietà statale intendono acquistare un porto europeo, parte di una nostra infrastruttura energetica o un'azienda del settore delle tecnologie di difesa, dovrebbero poterlo fare solo se in modo trasparente, con le dovute valutazioni e discussioni. È nostra responsabilità politica sapere cosa succede a casa nostra per poter proteggere, se necessario, la nostra sicurezza collettiva.

 

In secondo luogo voglio rendere la nostra industria più forte e più competitiva.

Questo vale soprattutto per la nostra base manifatturiera e per i 32 milioni di lavoratori che ne formano l'ossatura, fabbricando i prodotti di eccellenza che danno prestigio all'Europa nel mondo, come le automobili.

Sono orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono profondamente turbato quando i consumatori vengono intenzionalmente e deliberatamente imbrogliati. Quindi esorto l'industria automobilistica a gettare la maschera e a raddrizzare la rotta. Invece di cercare espedienti, dovrebbe investire nelle automobili pulite del futuro.

La nuova strategia di politica industriale che presentiamo oggi intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell'innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione.

 

In terzo luogo voglio che l'Europa si ponga alla guida della lotta contro i cambiamenti climatici.

L'anno scorso abbiamo fissato le regole del gioco a livello globale con l'accordo di Parigi, ratificato proprio qui, in quest'aula. Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l'Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l'umanità.

Tra breve la Commissione presenterà proposte per ridurre le emissioni di carbonio nel settore dei trasporti.

 

La quarta priorità per il prossimo anno: dobbiamo proteggere meglio gli europei nell'era digitale.

Negli ultimi tre anni abbiamo fatto progressi offrendo agli europei sicurezza online. Le nuove norme presentate dalla Commissione proteggeranno la nostra proprietà intellettuale, la nostra diversità culturale e i nostri dati personali. Abbiamo intensificato la lotta contro la propaganda terroristica e la radicalizzazione online. Ma di fronte agli attacchi informatici l'Europa non è ancora ben attrezzata.

Per la stabilità delle democrazie e delle economie i ciberattacchi possono essere più pericolosi delle armi e dei carri armati. Solo l'anno scorso vi sono stati più di 4 000 attacchi di tipo ransomware al giorno, mentre l'80% delle imprese europee ha subito almeno un incidente di sicurezza informatica.

I ciberattacchi non conoscono frontiere e nessuno ne è immune. Per aiutarci a difenderci la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un'agenzia europea per la cibersicurezza.

In quinto luogo la migrazione deve restare nei nostri radar.

Malgrado le discussioni e le controversie sollevate dall'argomento, siamo riusciti a compiere progressi concreti, anche se, lo ammetto, in molti aree insufficienti.

Oggi proteggiamo più efficacemente le frontiere esterne dell'Europa. Più di 1 700 agenti della nuova guardia di frontiera e costiera europea aiutano 100 000 guardie di frontiera nazionali degli Stati membri a pattugliare territori in Grecia, Italia, Bulgaria e Spagna. Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo.

Siamo riusciti ad arginare flussi irregolari di migranti che erano fonte di grave preoccupazione per molti. Abbiamo ridotto del 97% gli arrivi irregolari nel Mediterraneo orientale grazie all'accordo con la Turchia. E quest'estate siamo riusciti a controllare meglio la rotta del Mediterraneo centrale: ad agosto gli arrivi sono scesi dell'81% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

In questo modo abbiamo nettamente ridotto le perdite di vite umane nel Mediterraneo.Quest'anno sono morte 2 500 persone: una tragedia. Non accetterò mai che si lascino morire in mare degli esseri umani.

Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all'Italia per il suo nobile e indefesso operato. Quest'estate la Commissione ha di nuovo lavorato gomito a gomito con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il suo governo per migliorare la situazione, in particolare addestrando la guardia costiera libica. Continueremo a offrire all'Italia un forte sostegno operativo e finanziario. Perché l'Italia sta salvando l'onore dell'Europa nel Mediterraneo.

Urge poi migliorare le condizioni di vita dei migranti in Libia. Sono inorridito dalle condizioni disumane dei centri di detenzione e di accoglienza. L'Europa ha una responsabilità collettiva e la Commissione lavorerà di concerto con le Nazioni Unite per porre fine a questo scandalo, che non si può tollerare.

Anche se mi rattrista constatare che la solidarietà non è condivisa equamente tra tutti gli Stati membri, l'Europa nel suo insieme ha continuato a dimostrare solidarietà. Solo nell'ultimo anno i nostri Stati membri hanno reinsediato e dato asilo a più di 720 000 rifugiati: il triplo rispetto agli Stati Uniti, al Canada e all'Australia messi insieme. Al contrario di quanto dice qualcuno, l'Europa non è una fortezza né dovrà mai diventarlo. L'Europa è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni.

Vado particolarmente fiero dei giovani volontari europei che danno lezioni di lingua ai rifugiati siriani e delle migliaia di giovani che prestano servizio nel nuovo Corpo europeo di solidarietà, perché rendono viva la solidarietà europea.

Ora dobbiamo raddoppiare il nostro impegno. Entro fine mese la Commissione presenterà una nuova serie di proposte incentrate sul rimpatrio, sulla solidarietà nei confronti dell'Africa e sull'apertura di percorsi legali.

Per quanto riguarda il rimpatrio, chi non ha titolo a rimanere in Europa dev'essere rinviato nel paese di origine. Poiché solo il 36% degli immigrati irregolari è rimpatriato, è chiaro che dobbiamo intensificare di molto il nostro lavoro. Solo in questo modo l'Europa potrà essere solidale nei confronti dei rifugiati con reali esigenze di protezione.

La solidarietà non può valere soltanto all'interno dell'Europa. Dobbiamo anche dimostrare solidarietà nei confronti dell'Africa. L'Africa è un continente nobile e giovane, la culla dell'umanità. Il Fondo fiduciario UE-Africa, con una dotazione di 2,7 miliardi di euro, sta creando opportunità di lavoro in tutto il continente. La maggior parte di questo finanziamento proviene dal bilancio dell'UE, contro un contributo di soli 150 milioni di euro della totalità degli Stati membri. Il Fondo sta sfiorando i limiti. Conosciamo i pericoli della carenza di finanziamenti: nel 2015, quando il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha esaurito i fondi, molti migranti hanno preso la direzione dell'Europa. Invito tutti gli Stati membri a passare dalle parole ai fatti e a garantire che il Fondo fiduciario per l'Africa non subisca la stessa sorte.

Lavoreremo inoltre per aprire percorsi legali. La migrazione irregolare si fermerà solo se si aprirà un'alternativa reale ai viaggi perigliosi. Abbiamo reinsediato quasi 22 000 rifugiati dalla Turchia, dalla Giordania e dal Libano e personalmente sostengo l'invito dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite Filippo Grandi a reinsediare altri 40 000 rifugiati dalla Libia e dai paesi circostanti.

Allo stesso tempo la migrazione legale è una necessità per un continente europeo che sta invecchiando. Perciò la Commissione ha presentato proposte per agevolare l'ingresso in Europa dei migranti qualificati grazie alla Carta blu. Ringrazio il Parlamento per il suo sostegno e chiedo un accordo rapido e ambizioso su questo tema importante.

 

 

SPIEGARE LE VELE

Onorevole presidente,

Signore e Signori,

Onorevoli deputati,

ho citato solo alcune delle iniziative che dovremmo completare nei prossimi 16 mesi. Ma neanche questo basterà a riconquistare i cuori e le menti degli europei.

È giunto il momento di fissare la rotta per il futuro.

A marzo la Commissione ha presentato il Libro bianco sul futuro dell'Europa, che illustra cinque scenari su ciò che potrebbe diventare l'Europa nel 2025. Questi scenari sono stati discussi, esaminati e in parte smontati. È giusto: erano stati voluti esattamente per questo. Era mia intenzione lanciare un processo che portasse gli europei a determinare il loro percorso e il loro futuro.

Il futuro dell'Europa non può essere deciso per decreto. Dev'essere frutto di un dibattito democratico e fondamentalmente di un ampio consenso. Questo Parlamento vi ha contribuito attivamente con tre ambiziose risoluzioni sul futuro dell'Europa e partecipando a molte delle oltre 2 000 manifestazioni pubbliche organizzate dalla Commissione da marzo in poi.

È giunto il momento di trarre le prime conclusioni dal dibattito. Il momento di passare dalla riflessione all'azione. Dalle discussioni alle decisioni.

Oggi vorrei presentarvi la mia visione: il mio personale "sesto scenario", se volete.

Questo scenario affonda le radici in decenni di esperienza diretta. Ho vissuto e lavorato per il progetto europeo durante tutta la mia esistenza. Ho assistito a momenti belli e brutti.

Ho preso posto a più lati del tavolo: da Ministro, da Primo ministro, da Presidente dell'Eurogruppo e ora da Presidente della Commissione. Ero presente a Maastricht, ad Amsterdam, a Nizza e a Lisbona, via via che la nostra Unione andava sviluppandosi e ampliandosi.

Ho sempre combattuto per l'Europa. Qualche volta ho sofferto con l'Europa e per l'Europa, ho addirittura disperato.

Nella buona e nella cattiva sorte, non ho mai smesso di amare l'Europa.

Ma è raro un amore senza sofferenza.

Amo l'Europa perché l'Europa e l'Unione europea hanno conquistato qualcosa di unico in questo mondo sfibrato: la pace interna e la pace esterna; la prosperità per molti, se non ancora per tutti.

Dobbiamo ricordarcene nell'Anno europeo del patrimonio culturale. Il 2018 dev'essere una celebrazione della diversità culturale.

 

 

UN'UNIONE DI VALORI

I nostri valori sono la nostra bussola.

Per me l'Europa è più di un semplice mercato unico. È ben più del denaro, più dell'euro. È da sempre una questione di valori.

Nel mio sesto scenario vi sono tre principi che devono costituire sempre il fondamento della nostra Unione: la libertà, l'uguaglianza e lo Stato di diritto.

 

L'Europa è, prima di ogni altra cosa, un'Unione di libertà. Libertà dalle oppressioni e dalle dittature che il nostro continente, e purtroppo nessuno meglio dell'Europa centrale e orientale, conosce fin troppo bene. Libertà di esprimere la propria opinione da cittadini come da giornalisti, una libertà che diamo troppo spesso per scontata. Sono questi i valori su cui è costruita la nostra Europa, ma la libertà non è manna dal cielo; bisogna combattere per ottenerla, in Europa e in tutto il mondo.

 

In secondo luogo l'Europa deve essereun'Unione dell'uguaglianza.

Uguaglianza tra i suoi membri, grandi e piccoli, tra est e ovest, nord e sud.

L'Europa si estende da Vigo a Varna, dalla Spagna alla Bulgaria.

Da oriente a occidente: l'Europa deve respirare con entrambi i polmoni. Altrimenti al nostro continente mancherà l'aria.

In un'Unione delle uguaglianze non possono esserci cittadini di seconda classe. È inaccettabile che nel 2017 vi siano ancora bambini in Europa che muoiono per malattie che avrebbero dovuto essere debellate da tempo. I bambini in Romania o in Italia devono potersi vaccinare contro il morbillo come tutti gli altri bambini d'Europa. Non c'è ma e non c'è se che tenga. Per questo cooperiamo con tutti gli Stati membri per sostenere le campagne di vaccinazione nazionali. Non devono più esserci morti evitabili in Europa.

In un'Unione delle uguaglianze non possiamo permetterci lavoratori di seconda classe. Chi fa lo stesso lavoro nello stesso posto ha diritto alla stessa paga. La Commissione ha proposto nuove norme sul distacco dei lavoratori. Dobbiamo fare in modo che all'applicazione equa, semplice ed efficace di tutte le norme dell'UE sulla mobilità dei lavoratori provveda un organo europeo di ispezione e controllo. Sembra assurdo avere un'autorità bancaria che sovrintende alle norme bancarie, ma non un'autorità del lavoro comune, garante dell'equità nel nostro mercato unico. Ne creeremo una.

In un'Unione delle uguaglianze non possono esserci consumatori di seconda classe. Non accetterò che in alcune parti dell'Europa vengano venduti alla gente prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto a quella di altri paesi, nonostante la confezione e il marchio siano identici. Gli slovacchi non meritano che vi sia meno pesce nei loro bastoncini, né gli ungheresi che vi sia meno carne nei loro piatti, o i cechi che vi sia meno cacao nella loro cioccolata. Le normative dell'UE vietano tali pratiche. Dobbiamo attribuire alle autorità nazionali poteri più forti per eliminare le pratiche illegali laddove sussistano.

 

In terzo luogo in Europa la forza della legge ha sostituito la legge del più forte.

Stato di diritto significa che la legge e la giustizia sono esercitate da una magistratura indipendente.

Accettare e rispettare una sentenza definitiva vuol dire essere parte di un'Unione fondata sullo Stato di diritto. Gli Stati membri hanno attribuito la competenza definitiva alla Corte di giustizia europea e tutti devono rispettare le sentenze della Corte. Compromettere tale principio, o compromettere l'indipendenza dei giudici nazionali, significa spogliare i cittadini dei loro diritti fondamentali.

Lo Stato di diritto non è opzionale nell'Unione europea, è un obbligo.

La nostra Unione non è uno Stato, ma una comunità di diritto.

 

 

UN'UNIONE PIU' UNITA

Onorevoli deputati,

questi tre principi devono essere le basi su cui costruire un'Unione più unita, più forte e più democratica.

Quando si discute del nostro futuro, so per esperienza che nuovi trattati e nuove istituzioni non sono le risposte che vuole la gente. Sono solo mezzi per raggiungere uno scopo, nulla di più, nulla di meno. Possono significare qualcosa per noi, qui a Strasburgo o a Bruxelles, ma non significano molto per tutti gli altri.

Le riforme mi interessano soltanto se portano a una maggiore efficienza nella nostra Unione.

Invece di limitarci a invocare modifiche dei trattati - che sono comunque inevitabili - dobbiamo innanzitutto cambiare la mentalità dell' "io vinco se tu perdi".

Democrazia significa compromesso e con un giusto compromesso vincono tutti. Un'Unione più unita deve considerare il compromesso non già in chiave negativa ma come l'arte di creare ponti tra le differenze. La democrazia non può funzionare senza compromessi. L'Europa non può funzionare senza compromessi. Ed è così che deve andare il lavoro tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione.

Un'Unione più unita deve anche diventare più inclusiva.

Se vogliamo rafforzare la protezione delle nostre frontiere esterne, allora dobbiamo aprire immediatamente alla Bulgaria e alla Romania lo spazio Schengen di libera circolazione. Dobbiamo anche permettere alla Croazia di diventare un membro Schengen a pieno titolo, non appena avrà soddisfatto tutti i criteri.

Se vogliamo che unisca il nostro continente anziché dividerlo, l'euro deve diventare qualcosa di più di una moneta di un gruppo selezionato di paesi. L'euro è destinato ad essere la moneta unica dell'Unione europea nel suo complesso. Tutti i nostri Stati membri tranne due potranno e dovranno aderire all'euro non appena soddisferanno tutte le condizioni.

Gli Stati membri che vogliono adottare l'euro devono poterlo fare. Propongo perciò di istituire uno strumento di adesione all'euro che offra assistenza tecnica e anche finanziaria.

Se vogliamo che le banche operino in base alle stesse norme e sotto la stessa vigilanza nell'intero continente, dobbiamo incoraggiare tutti gli Stati membri ad aderire all'Unione bancaria. È urgente completare l'Unione bancaria. Dobbiamo ridurre i rischi che permangono nei sistemi bancari di alcuni Stati membri. L'Unione bancaria può funzionare soltanto se la riduzione dei rischi e la condivisione dei rischi procedono di pari passo. E sappiamo tutti bene che ciò sarà possibile soltanto se verranno soddisfatte le condizioni proposte dalla Commissione nel novembre 2015. Per poter accedere a un sistema comune di assicurazione dei depositi bisogna aver prima fatto i propri compiti.

Se vogliamo evitare la frammentazione sociale e il dumping sociale in Europa, gli Stati membri devono approvare il pilastro europeo dei diritti sociali il più presto possibile, al più tardi al vertice di Göteborg a novembre. I sistemi sociali nazionali rimarranno diversi e separati ancora a lungo, ma dobbiamo almeno impegnarci per un'unione delle norme sociali europee in cui vi sia una visione comune di cosa è giusto sul piano sociale.

L'Europa non può funzionare se dimentica i lavoratori.

Se vogliamo che nel nostro vicinato regni maggiore stabilità, dobbiamo mantenere prospettive di allargamento credibili per i Balcani occidentali.

È chiaro che non ci saranno altri allargamenti durante il mandato di questa Commissione e di questo Parlamento. Non ci sono candidati pronti. Ma dopo l'Unione europea sarà più grande dei suoi 27 membri. I paesi candidati all'adesione devono dare la massima priorità allo Stato di diritto, alla giustizia e ai diritti fondamentali.

Ciò esclude l'adesione della Turchia all'UE nel prossimo futuro.

Da qualche tempo la Turchia si sta allontanando a grandi passi dall'Unione europea.

I giornalisti devono poter stare in sala stampa, non in prigione. Il loro posto è là dove regna la libera espressione.

Questo è il mio appello a coloro che sono al potere in Turchia: rilasciate i nostri giornalisti e non solo loro. Smettetela di insultare i nostri Stati membri paragonando i loro leader a fascisti e nazisti. L'Europa è un continente di democrazie mature. Gli insulti creano ostacoli. A volte ho la sensazione che la Turchia crei intenzionalmente questi ostacoli per poi incolpare l'Europa del fallimento dei negoziati di adesione.

Dal canto nostro, tenderemo sempre le braccia al grande popolo turco e a coloro che sono pronti a collaborare con noi sulla base dei nostri valori.

 

 

UN'UNIONE PIÙ FORTE

Onorevoli deputati,

la nostra Unione ha bisogno di diventare più forte.

Voglio un mercato unico più forte.

 

Per quanto riguarda le importanti questioni del mercato unico, voglio che le decisioni in sede di Consiglio vengano prese sempre più spesso e facilmente a maggioranza qualificata, con il coinvolgimento paritario del Parlamento europeo. Per farlo non serve modificare i trattati. Gli attuali trattati prevedono clausole "passerella" che permettono di passare dall'unanimità al voto a maggioranza qualificata in determinati settori previo accordo di tutti i capi di Stato o di governo.

Sono anche fortemente favorevole al passaggio al voto a maggioranza qualificata per le decisioni relative alla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società, all'IVA, alla tassazione equa dell'industria digitale e all'imposta sulle transazioni finanziarie. L'Europa deve poter agire in maniera più rapida e decisa.

 

Voglio un'Unione economica e monetaria più forte.

La zona euro è più resiliente oggi che negli anni passati. Ora abbiamo il meccanismo europeo di stabilità che ritengo debba gradualmente assurgere a Fondo monetario europeo ed essere saldamente ancorato alla nostra Unione. La Commissione presenterà proposte concrete su tale punto in dicembre.

Abbiamo bisogno di un ministro europeo dell'Economia e delle finanze: un ministro europeo che promuova e sostenga le riforme strutturali nei nostri Stati membri. Il ministro potrà basarsi sul lavoro che la Commissione porta avanti dal 2015 con il servizio di assistenza per le riforme strutturali. Il nuovo ministro dovrebbe coordinare tutti gli strumenti finanziari che l'UE può attivare quando uno Stato membro è in recessione o è colpito da una grave crisi.

Non sto chiedendo questa nuova funzione tanto per parlare. Sto chiedendo efficienza. Le funzioni di ministro dell'Economia e delle finanze dovrebbero spettare al Commissario per gli affari economici e finanziari, idealmente anche vicepresidente, che dovrebbe anche presiedere l'Eurogruppo.

Il ministro dell'Economia e delle finanze dovrà rispondere del suo operato al Parlamento europeo.

Non abbiamo bisogno di strutture parallele. Né abbiamo bisogno di un bilancio per la zona euro; quel che serve è una forte linea di bilancio nel bilancio dell'UE.

Non sono nemmeno favorevole all'idea di un parlamento separato per la zona euro.

Il parlamento della zona euro è il Parlamento europeo.

 

L'Unione europea deve essere più forte anche nella lotta contro il terrorismo. Negli ultimi tre anni abbiamo compiuto veri progressi, ma non abbiamo ancora gli strumenti per agire rapidamente in caso di minacce terroristiche transfrontaliere.

Per questi motivi chiedo un'unità di intelligence europea che faccia in modo che i dati relativi al terrorismo e ai combattenti stranieri siano automaticamente condivisi tra i servizi di intelligence e con la polizia.

Ritengo quanto mai opportuno incaricare la nuova Procura europea di perseguire i reati di terrorismo transfrontaliero.

 

Voglio che la nostra Unione diventi un attore globale più forte. Per aver maggior peso nel mondo, dobbiamo riuscire a prendere decisioni di politica estera più rapide. Perciò voglio che gli Stati membri esaminino quali decisioni di politica estera possono passare dal voto all'unanimità a quello a maggioranza qualificata. Il trattato già lo prevede, a condizione che tutti gli Stati membri siano d'accordo.

E voglio anche che dedichiamo più impegno alle questioni della difesa. È in vista un nuovo Fondo europeo per la difesa, così come una cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa. Ci occorre una vera e propria Unione europea della difesa entro il 2015. Ne abbiamo bisogno. E anche la NATO lo vuole.

 

Un'ultima cosa non meno importante: voglio che la nostra Unione si concentri di più sulle cose che contano, sulla base del lavoro già svolto dalla Commissione. Non dobbiamo intrometterci nella vita dei cittadini europei regolandone ogni aspetto. Dobbiamo essere grandi sulle grandi questioni. Non dobbiamo irrompere con un fiume di nuove iniziative né cercare di appropriarci di altre competenze. Dobbiamo anzi restituire competenze agli Stati membri quando ha senso farlo.

Per questo motivo questa Commissione è stata grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole, portando avanti meno di 25 nuove iniziative ogni anno, contro le oltre 100 proposte delle altre Commissioni. Abbiamo restituito competenze quando era più logico che fossero i governi nazionali a intervenire. Grazie al buon lavoro svolto dal Commissario Vestager, abbiamo delegato il 90% delle decisioni in materia di aiuti di Stato a livello regionale o locale.

Per portare a termine il lavoro iniziato intendo istituire, a partire da questo mese, una task force per la sussidiarietà e la proporzionalità che esamini in maniera molto critica tutti gli ambiti d'intervento, in modo da agire solo quando l'UE apporta un valore aggiunto. Il Primo vicepresidente Frans Timmermans, che ha una comprovata esperienza in materia di "legiferare meglio", presiederà questa task force. La "Task force Timmermans", di cui faranno parte deputati di questo Parlamento e dei parlamenti nazionali, dovrà riferire sul suo operato entro un anno.

 

 

UN'UNIONE PIU' DEMOCRATICA

Onorevoli deputati,

Onorevole Presidente,

la nostra Unione deve fare un balzo democratico in avanti.

Vorrei che i partiti politici europei iniziassero la campagna per le prossime elezioni molto prima che in passato. Troppo spesso le elezioni europee non sono state altro che la somma di campagne elettorali nazionali. La democrazia europea merita di più.

Oggi la Commissione propone nuove norme sul finanziamento dei partiti politici e delle fondazioni. Non dobbiamo riempire i forzieri degli estremisti antieuropei; dobbiamo dare ai partiti europei i mezzi per organizzarsi meglio.

Nutro una certa simpatia per l'idea delle liste transnazionali, ma so perfettamente che molti di voi non saranno d'accordo. Queste liste contribuirebbero a rendere le elezioni del Parlamento europeo più europee e più democratiche.

Credo anche che nei prossimi mesi dovremmo coinvolgere maggiormente i parlamenti nazionali e la società civile a livello nazionale, regionale e locale nei lavori sul futuro dell'Europa. Negli ultimi tre anni i membri della Commissione hanno visitato i parlamenti nazionali più di 650 volte e hanno preso parte al dibattito in più di 300 dialoghi interattivi con i cittadini in oltre 80 piccole e grandi città di 27 Stati membri. Ma possiamo fare ancora di più. Per questo motivo sostengo l'idea del Presidente Macron di organizzare nel 2018 convenzioni democratiche in tutta l'Europa.

Con l'intensificarsi del dibattito, nel 2018 dedicherò particolarmente attenzione all'Estonia, alla Lettonia, alla Lituania e alla Romania che l'anno prossimo festeggeranno il loro 100° anniversario. Per forgiare il futuro del nostro continente occorre capire bene e onorare la nostra storia comune. Questi quattro paesi ne sono parte. L'Europa non sarebbe completa senza di loro.

La necessità di rafforzare la democrazia ha implicazioni anche per la Commissione europea. Oggi trasmetto al Parlamento europeo un nuovo codice di condotta per i Commissari. Il nuovo codice chiarisce innanzitutto che i Commissari possono candidarsi alle elezioni del Parlamento europeo alle stesse condizioni di chiunque altro. Il nuovo codice rafforzerà naturalmente i requisiti di integrità per i Commissari, sia durante che dopo il loro mandato.

Se vogliamo rafforzare la democrazia europea non possiamo proprio invertire il progresso democratico avviato con la creazione dei candidati capolista: i cosiddetti "Spitzenkandidaten".

Sono sicuro che un futuro presidente trarrà enorme vantaggio dall'esperienza unica di una campagna elettorale in tutti i territori del nostro splendido continente. Per capire la complessità delle sue funzioni e la diversità dei nostri Stati membri, dovrà andare incontro ai cittadini nel municipio di Helsinki così come nelle piazze di Atene. Per esperienza personale so che una campagna elettorale di questo genere rende più umili ma anche più forti durante il mandato. E permette di affrontare gli altri leader del Consiglio europeo con la consapevolezza di essere stati eletti, esattamente come loro. Tutto questo va a vantaggio dell'equilibrio della nostra Unione.

Più democrazia significa più efficienza. L'Europa funzionerebbe meglio se unissimo le cariche di Presidente della Commissione europea e di Presidente del Consiglio europeo.

Non ho niente contro il mio buon amico Donald, con cui ho lavorato bene negli ultimi tre anni. Non si tratta di qualcosa contro Donald o contro me.

L'Europa sarebbe più facile da capire se fosse uno solo il capitano della nave.

Un unico presidente rifletterebbe meglio la vera natura dell'Unione europea quale Unione di Stati e Unione di cittadini.

 

 

 

LA NOSTRA TABELLA DI MARCIA

Onorevoli deputati,

la visione di un'Europa più unita, più forte e più democratica che oggi sto delineando combina elementi di tutti gli scenari che ho presentato a marzo.

Ma il nostro futuro non può restare uno scenario, uno schizzo, un'idea tra le altre.

L'Unione di domani dobbiamo prepararla oggi.

Stamattina ho inviato al Presidente Tajani, al Presidente Tusk e ai titolari delle Presidenze di turno del Consiglio di qui al marzo 2019 una tabella di marcia che delinea le tappe del nostro percorso a partire da adesso.

Un elemento importante è costituito dai piani che la Commissione presenterà nel maggio 2018 per far sì che il futuro bilancio dell'UE sia all'altezza delle nostre ambizioni e ci garantisca di poter realizzare tutto quello che promettiamo.

Il 29 marzo 2019 il Regno Unito uscirà dall'Unione europea. Sarà un momento molto triste e drammatico, che rimpiangeremo sempre. Ma dobbiamo rispettare la volontà dei cittadini britannici.

Il 30 marzo 2019 saremo un'Unione a 27. Propongo di prepararci per bene a questo momento, tra i 27 Stati e all'interno delle istituzioni europee.

Le elezioni del Parlamento europeo seguiranno di solo poche settimane, nel maggio 2019. Gli europei hanno un appuntamento con la democrazia. Devono potersi recare alle urne con una visione chiara di come si svilupperà l'Unione europea nei prossimi anni.

Perciò chiedo al Presidente Tusk e alla Romania, il paese che assicurerà la Presidenza nel primo semestre del 2019, di organizzare un vertice speciale in Romania il 30 marzo 2019. Vorrei che avesse luogo nella meravigliosa città antica di Sibiu (o Hermannstadt per usare il nome che conosco). Dovrebbe essere il momento in cui ci riuniamo per prendere le decisioni necessarie per un'Europa più unita, più forte e più democratica.

È mia speranza che il 30 marzo 2019 gli europei si sveglino in un'Unione in cui noi tutti terremo fede ai nostri valori; in cui tutti gli Stati membri rispetteranno inflessibilmente lo Stato di diritto; in cui partecipare a pieno titolo alla zona euro, all'Unione bancaria e allo spazio Schengen sia la norma per tutti gli Stati membri dell'UE. Un'Unione in cui avremo gettato le fondamenta dell'Unione economica e monetaria così da poter difendere la nostra moneta unica nella buona come nella cattiva sorte, senza dover chiedere aiuto dall'esterno; in cui il nostro mercato unico sarà più equo per i lavoratori dell'est come dell'ovest; in cui saremo riusciti a concordare un forte pilastro di norme sociali; in cui i profitti saranno tassati sul luogo in cui vengono realizzati. Un'Unione in cui i terroristi non avranno scappatoie cui appigliarsi; in cui avremo concordato un'adeguata Unione europea della difesa; in cui un unico presidente guiderà l'operato della Commissione e del Consiglio europeo, perché sarà stato eletto sulla base di una campagna elettorale europea democratica.

Se il 30 marzo 2019 i nostri cittadini si sveglieranno in questa Unione, allora vorrà dire che potranno votare alle elezioni del Parlamento europeo qualche settimana dopo con la ferma convinzione che la nostra Unione sia un posto che loro si addice.

 

 

CONCLUSIONE

Onorevoli deputati,

l'Europa non è stata creata per restare ferma. Non deve stare ferma mai.

Helmut Kohl e Jacques Delors mi hanno insegnato che l'Europa va avanti soltanto quando è ardita. Il mercato unico, Schengen e la moneta unica erano tutti sogni irrealizzabili prima di verificarsi. Eppure oggi questi tre ambiziosi progetti sono realtà.

Sento dire che non dobbiamo mandare tutto all'aria ora che le cose cominciano a migliorare.

Ma non è questo il tempo di procedere con cautela.

Abbiamo iniziato a riparare il tetto, adesso dobbiamo completare il lavoro finché splende il sole.

Perché quando appariranno all'orizzonte le prossime nuvole - e appariranno - sarà troppo tardi.

Allora leviamo l'ancora.

Abbandoniamo i porti sicuri.

E catturiamo il vento nelle nostre vele.

 

Camera dei Deputati - Sala del Mappamondo

 

Ho l’incarico di introdurre i lavori su una questione che, come sapete, da diversi anni il Cgie sta attentamente monitorando: la nuova emigrazione italiana.

 

In numerosi casi, nella precedente consilatura, questo tema è stato al centro dei nostri lavori. Nel 2013 un ordine del giorno votato all’unanimità richiamava le nostre istituzioni a porre particolare attenzione alla crescita di consistenti flussi in uscita dal nostro paese e alle urgenze che essa poneva sul versante dell’orientamento e della tutela.

 

Ripetutamente, sulla base del lavoro delle commissioni del Cgie “Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove” e “Sicurezza, Tutela Sociale e Sanitaria” e raccogliendo le sollecitazioni pervenute dalla diffusa rete associativa e di servizio presente all’estero, il Cgie ha richiamato ad una riflessione approfondita su questo tema, partendo dalla considerazione, oggi ampiamente condivisa, che non si tratti di una questione marginale o settoriale, ma di rilievo nazionale che ci interroga rispetto ad una nuova dimensione dei diritti e della tutela dei migranti e al fatto che essa costituisce una cartina di tornasole della condizione attuale e delle prospettive del nostro paese.

 

Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero è l’organismo di rappresentanza di una grande comunità di cittadini che lo scorso anno ha raggiunto la quota di 5 milioni di persone sparsi in tanti paesi di emigrazione. Si tratta di oltre l’8% della nostra popolazione. E’ dunque, per consistenza, se vogliamo, la quinta regione italiana, dopo Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. Negli ultimi 10 anni, questa regione “extraterritoriale” è lievitata di oltre il 55%.

 

Stiamo parlando di statistiche ufficiali, dell’Aire e dell’Istat. Ed è noto che questi dati ufficiali prendono in considerazione essenzialmente le iscrizioni all’estero (con i nuovi nati o le acquisizioni di cittadinanza) e le cancellazioni di residenza verso l’estero.

 

Osservando i dati Istat sulle cancellazioni di residenza, la nuova emigrazione comincia a crescere a tassi rilevanti in corrispondenza dell’inizio della crisi economica del 2007-2008, per attestarsi, tra il 2011 e il 2015, su incrementi superiori al 22% all’anno.

 

  Siamo cioè passati dalle 51mila cancellazioni nel 2007 alle 147mila del 2015.

In questi numeri sono comprese anche le cancellazioni di residenza di cittadini immigrati che lasciano l’Italia alla ricerca di lavoro in altri paesi (e che sono mediamente intorno al 20% del totale di chi va all’estero) e anche questo è un dato molto significativo.

 

Per circa l’80% invece si tratta di italiani: per i quali, nello stesso arco di tempo 2007-2015, si è passati dalle 36mila cancellazioni del 2007, alle 102mila del 2015.

In questi numeri sono comprese anche le cancellazioni di residenza di cittadini immigrati che lasciano l’Italia alla ricerca di lavoro in altri paesi (e che sono mediamente intorno al 20% del totale di chi va all’estero) e anche questo è un dato molto significativo.

 

Per circa l’80% invece si tratta di italiani: per i quali, nello stesso arco di tempo 2007-2015, si è passati dalle 36mila cancellazioni del 2007, alle 102mila del 2015.

 

Sulla base di molte sollecitazioni provenienti da nostri consiglieri e dal mondo dell’associazionismo e dei patronati, che ci fornivano una percezione molto più ampia del fenomeno, il Cgie è andato a verificare i dati di ingresso registrati da alcuni dei principali paesi meta dei nostri flussi.

 

Una comparazione che è sempre utile fare e che forse le nostre autorità statistiche dovrebbero porsi.

 

In particolare abbiamo ripreso i dati tedeschi ed inglesi (che sono strutturati secondo le nazionalità e paesi di arrivo), analogamente a quanto aveva fatto il FAIM nella sua assemblea fondativa dello scorso aprile.

 

Da questi dati emerge - in modo inequivocabile - che l’entità della nuova emigrazione italiana è decisamente più ampia di quanto registrato dalle cancellazioni di residenza dell’Istat:

 

Ingressi dall’Italia in Germania e in Inghilterra secondo l’Istat e i rispettivi istituti di statistica locali

ANNO

GERMANIA

 

 

 

GRAN BRETAGNA

 

 

 

                 

 

Dati Istat

Dati   dello

Differenza

Scostamento

Dati Istat

Dati

Differenza

Scostamento

 

 

Statistisches

 

dei dati in %

 

ONS

 

dei dati in %

 

 

Bundesamt

 

 

 

(National Insurance Number)

 

 

 

                 
                 

2011

6.880

30.152

23.272

438 %

5.378

26.000

20.622

484 %

2012

10.520

42.167

31.647

400 %

7.542

32.800

25.258

434 %

2013

11.731

57.523

45.792

490 %

12.933

42.000

29.067

324 %

2014

14.270

70.338

56.068

492 %

13.425

57.600

44.175

429 %

2015

17.299

74.105

56.806

428 %

17.502

62.084

44.582

355%

Totale

60.700

274.285

213.585

451 %

56.780

220.484

181.206

388 %

                 

* Fonti: Italia: Istat; Germania: Statistisches Bundesamt; Gran Bretagna: Office for National Statistics

 

 

Stando dunque ai dati di questi due principali paesi di arrivo dei nostri connazionali, la dimensione che abbiamo di fronte è mediamente tra le 4 e le 4,5 volte più alta di quanto ci dicono le statistiche nazionali.

 

Non abbiamo una serie analoga di dati per altri paesi, ma ciò che si può dedurre, comparando le serie storiche, è che analoghe proporzioni potrebbero registrarsi per paesi come la Svizzera, la Francia, il Belgio, l’Olanda, la Spagna e la Svezia, l’Austria, ma anche per un lontano paese come l’Australia, dove già nel biennio 2011-2012 si è superato il picco storico di inizio anni ’50, con circa 20mila arrivi dall’Italia.

 

Tenendoci al ribasso, l’ipotesi che proponiamo e che ci sembra realistica è che gli espatri effettivi e non di breve periodo si situino, almeno in Europa, in un range tra le 2 e le 2,5 volte il dato Istat.

Cioè tra i 200 o 250mila espatri all’anno, almeno negli ultimi due anni (2014-2015).

 

Se questa proiezione è fondata, dal 2007 al 2015 sarebbero emigrati non 545mila (come ci dicono i dati delle cancellazioni di residenza), ma tra 1 milione e 100mila (nell’ipotesi di un rapporto 2:1 rispetto ai dati Istat), fino ad1 milione e 360milacittadini italiani(nell’ipotesi di un rapporto 2,5:1 rispetto ai dati Istat).

 

Quanto alle ragioni dello scarto tra dati nazionali e dati esteri, è noto che l’iscrizione all’Aire o la cancellazione di residenza viene decisa da chi emigra dopo diversi anni di presenza all’estero, una volta che i rispettivi progetti emigratori si sono stabilizzati. Quindi la fotografia che ci rilasciano le statistiche nazionali non è quella attuale, ma quella di diversi anni fa. Un po' come la luce delle stelle che ci arriva in ritardo, da molto lontano.

 

Se le dimensioni quantitative della nuova emigrazione sono quelle che proponiamo, ci troviamo di fronte ad una qualità del fenomeno non ancora pienamente compresa a livello politico ed istituzionale.

 

Un elemento altrettanto importe è la composizione della nuova emigrazione: secondo l’Istat, risulta che negli ultimi anni circa il 35% di chi è emigrato possedeva una laurea e circa il 30% un diploma si scuola secondaria; mentre poco più del 30% aveva soltanto una licenza media.

 

Quindi la nuova emigrazione non è affatto riassumibile nella narrazione dei cosiddetti cervelli in fuga o dei ricercatori di eccellenza, i quali certamente vi sono, ma sono una componente molto minoritaria; vi è invece anche una consistente componente che potremmo definire “proletaria” e vi è una preponderante quota a media-alta qualificazione che tuttavia, da quanto sappiamo, è costretta, anche all’estero, a svolgere spesso professioni o mansioni ben al di sotto della loro qualifica, seppure con maggiori garanzie e tutele contrattuali rispetto a quelle offerte dal nostro paese.

 

Non vi è qui il tempo per approfondire altri aspetti della tipologia molto differenziata dei nuovi flussi che tuttavia comincia ad emergere da diverse inchieste realizzate più recentemente e che il Cgie farà conoscere e diffonderà. I risultati della ricerca del Cepa che ascolteremo tra breve ce ne fornirà certamente di interessanti.

 

Ma un altro dato vale la pena sottolineare: “nel 2014 oltre la metà dei nuovi emigrati italiani

 

ha un’età compresa fra i 18 e i 39 anni, mentre”Quindi,ilcome20% è f peraltro in quasi tutti i flussi emigratori, la componente giovanile, in piena età attiva e riproduttiva è preponderante e il fatto che vi sia anche un 20% di bambini e ragazzi, vuol dire che a spostarsi sono ormai anche intere famiglie.

 

 

(cfr.: Domenico Gabrielli: Le emigrazioni dei cittadini italiani negli anni 2000 e l’aumento dei laureati – IDOS 2016)

 

Vogliamo quindi di sottolineare quanto segue:

 

·         La “regione extraterritoriale” costituita dalle comunità italiane nel mondo, forse non è la quinta in termini di popolazione, come abbiamo accennato all’inizio, ma più probabilmente seconda soltanto alla Lombardia, essendo più vicina ai 6 milioni che ai 5 milioni che ci rilasciano le attuali fonti nazionali.

 

·         La nuova emigrazione italiana si produce in uno scenario di crisi globale, contrariamente a quella del secondo dopoguerra fino agli anni ’70 che avveniva nel cosiddetto boom economico; e si produce in uno scenario di generale contrazione demografica, in particolare nei paesi UE, contrariamente allo stesso periodo del boom, durante il quale i tassi di incremento demografico erano invece notevoli.

 

·         Rispetto a ciò vi è da tener presente che alcuni paesi da diversi anni incentivano flussi di immigrazione qualificata: tra questi la Germania e la Gran Bretagna (almeno fino alla Brexit).

 

·         Ben 2/3 dei flussi migratori all’interno del nostro continente non provengono da paesi extracomunitari, ma da paesi europei e si sviluppano in nettissima prevalenza lungo le stesse direttrici e cioè dai paesi periferici del sud e dell’est, verso i paesi centrali. La sensazione è che sia in corso una sorta di accaparramento di risorse umane, soprattutto qualificate, a vantaggio di alcuni paesi e a discapito di altri.

 

·         Per quanto riguarda l’Italia i flussi di immigrazione intra ed extracomunitaria non sono sufficienti a compensare la perdita costituita dalla nuova emigrazione e dallo strutturale decremento demografico né sul piano quantitativo e ancora di meno su quello qualitativo.

 

·         Dunque una riflessione ci sembra dovuta sul versante politico: se si accetta una competizione internazionale giocata sul costo del lavoro per attirare investimenti esteri, il rischio è, come si vede, che si produca l’uscita di consistenti stock di forza lavoro qualificata; in questo caso, l’esito è una perdita netta di capitale umano e degli importanti investimenti di cui esso è costituito oltre che delle annesse quote di Pil attuale e futuro. Bisognerebbe essere molto più accorti perché invece la competizione internazionale si gioca oggi, in misura crescente, proprio sulla disponibilità di medio-alte competenze come fattori fondamentali dello sviluppo.

 

·         In questo senso, un’importante punto di discussione per il rilancio della coesione e della sostenibilità del progetto europeo dovrebbe essere quello di un riequilibrio dei flussi migratori interni che salvaguardi il principio della libera circolazione, ma non di una circolazione forzata ed unidirezionale.

 

(Se questi flussi dovessero continuare con la stessa intensità e nella stessa direzione di oggi per tutto il prossimo decennio, la perdita, valutabile anche in temini di Pil e di differenziali di produttività con altri paesi sarebbe enorme. E si concretizzerebbe anzitempo l’inquietante previsione del rapporto Svimez 2015, secondo la quale, solo nel meridione si assisterebbe, al 2050, ad una riduzione di popolazione di quasi 5 milioni di persone).

 

 

 

 

 

 

4

 

Se siamo di nuovo diventati paese di emigrazione, piuttosto che di immigrazione, varrebbe forse la pena tornare a riflettere su una seria programmazione e governance non solo degli ingressi, ma anche delle uscite.

 

·         Infine: In uno scenario in cui, presumibilmente, la crisi continuerà a perdurare e a penalizzare i paesi cosiddetti periferici, l’Italia deve porre in essere misure di orientamento, di accompagnamento e di tutela dei propri giovani emigrati, anche cercando di definirne, nella misura in cui ciò è possibile, le mete, e a sviluppare azioni di orientamento al rientro per evitare che i progetti emigratori diventino definitivi. Accanto ad una governance dei flussi di immigrazione, è necessaria una governance dei flussi di emigrazione.

 

 

Assieme alla tutela dei diritti civili e sociali di questa parte consistente di cittadini italiani, peraltro garantita dalla nostra Costituzione, il Cgie ha sempre mirato a far emergere le grandi opportunità che possono derivare al paese da un rapporto intelligente con le nostre collettività emigrate ed immigrate.

 

In questo caso, pensiamo che sia indispensabile mantenere una relazione positiva e di attenzione con le persone che lasciano oggi il paese affinchè in un futuro prossimo possano tornare a costituire parte integrante del paese, della sua storia e del suo sviluppo.

 

Per far ciò sono necessarie basilari misure di orientamento, di accompagnamento e di assistenza sia alla partenza che all’arrivo che possono essere strutturate con la collaborazione dell’ampia rete di rappresentanza sociale e di servizio presente all’estero e in Italia.

 

******

 

Si tratta di servizi che possono variare dalla somministrazione del bilancio di competenze individuale, alla ricerca di lavoro o della casa, dalle norme contrattuali sul lavoro, sulla tutela e l’assistenza in vigore nel paese prescelto, a corsi di lingua locale, alle relazioni con le reti italiane presenti nel paese di arrivo, sia associative che imprenditoriali ed infine di un servizio di orientamento e di ricerca di lavoro nell’eventualità di un rientro in Italia.

 

In questo senso abbiamo recentemente proposto al Ministro Poletti l’instaurazione di una prassi non episodica di confronto e di discussione con il Cgie, ritenendo il Ministero del Lavoro uno degli attori istituzionali fondamentali per approcciare correttamente questa vicenda, una questione di natura “multifattoriale” e complessa come sappiamo, ma che al suo centro ha certamente la questione del lavoro.

 

Anche il Coordinamento delle Consulte regionali dell’emigrazione ci ha manifestato il pieno sostegno a procedere nella direzione indicata e dunque, auspicando l’attenzione fattiva degli organi parlamentari di Camera e Senato per gli Italiani nel mondo, delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, del Maeci e di altri Ministeri che sarà opportuno coinvolgere, pensiamo vi siano le condizioni per affrontare concretamente e celermente i bisogni e le opportunità illustrate.

 

 

A cura di Rodolfo Ricci

Roma, 28 Marzo 2017

—  Mediterraneo Una strategia per il Mediterraneo

 . Una macroregione è un raggruppamento di entità subnazionali (enti locali e regionali), un territorio comprendente più paesi o regioni, con una o più caratteristiche o sfide comuni, che decidono di riunirsi per cooperare su questioni di interesse comune. Il Congresso è convinto che tale tipo di cooperazione possa dare valore aggiunto in termini di coesione sociale e territoriale e di stabilità democratica.

 

. I vantaggi potenziali sono molteplici. Le economie di scala consentono ai pubblici poteri di svolgere più efficacemente i loro compiti, di migliorare i servizi pubblici e di conseguenza anche la qualità della vita dei cittadini. Le macroregioni possono innalzare il livello dello sviluppo sociale ed economico, e in tal modo creano nuove opportunità in termini di occupazione e di cultura per i cittadini, e accrescono la creatività e la produttività, migliorando al contempo i rapporti di buon vicinato e la comprensione tra i popoli.

—  Macroregione Mediterranea.

              Ecco il nuovo continente degli affari (e non solo)

—  Mediterraneo torna a essere crocevia del mondo

—   

 Macroregione del Sud

                                                                                                                              

—  Juncker:  Accoglienza… EUROPA

 

MEDITERRANEO

—  L'evoluzione delle strategie macroregionali dell'UE:  pratiche attuali e prospettive future,

   in particolare nel Mediterraneo.

  

Commissione per lo sviluppo regionale

 27 giugno 2012

 

 

—  Che rappresenta  il 15% del PIL mondiale, in un bacino che può contare su 535 milioni di persone, il 7,1% della popolazione globale e che accrescerà ulteriormente il suo peso da qui al 2040 sia negli indicatori demografici sia - si insiste nella ricerca - nel valore degli affari, anche grazie a un potere d'acquisto crescente.

—  Oxford Economics: «se l'area Mediterranea fosse un paese unico sarebbe oggi la seconda potenza mondiale, preceduta solo dagli Stati Uniti il cui Pil rappresenta il 22% dell'economia globale e che ha un valore stimato di oltre 19, 2 trillioni di dollari, e precederebbe seppur di poco anche un rivale come la Cina»

 

 

 

Obiettivi della macrostrategia per il Mediterraneo C.E.S.E.

  • conseguire uno sviluppo sostenibile, rafforzando al tempo stesso la competitività delle economie dei paesi situati in questa regione per far fronte all'attuale crisi economica mondiale, creare prospettive occupazionali e ridurre la disoccupazione;

  • —rafforzare le relazioni tra i paesi del Mediterraneo e trasformarli in canali di comunicazione tra l'UE, il Medio Oriente e l'Africa allo scopo di consolidare le condizioni propizie alla pace, al benessere e alla coesione regionale;

  • —elaborare una politica energetica ambiziosa che vada a beneficio sia dei paesi della regione che dell'UE - data la necessità per quest'ultima di assicurarsi fornitori di energia diversificati e di ridurre la sua dipendenza dalla Russia;

  • migliorare i collegamenti per un accesso rapido e senza ostacoli per merci, persone e servizi, con particolare attenzione per la circolazione in condizioni di sicurezza dei prodotti energetici;

  • —  promuovere programmi che creino occupazione a vantaggio dei gruppi che richiedono particolare attenzione (donne, giovani, persone con esigenze specifiche, ecc.).

La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali, una per il Mediterraneo orientale e l'altra per quello occidentale) deve puntare a trasformare la regione in uno spazio veramente all'avanguardia in termini di scambi commerciali, turismo, civiltà, idee, innovazione, ricerca e istruzione, convertendola in una regione di pace ai fini dello sviluppo e della prosperità sociale.

 

 

Impregilo:  intende giocare un ruolo chiave in questo processo di sviluppo, non solo attraverso la realizzazione di opere complesse in cui siamo specializzati, 
ma anche attraverso la formazione delle nuove generazioni.

Significa costruire insieme il futuro della macroregione del Mediterraneo.
“Manca l’Europa e manca l’unione in questa Unione europea”.

 

 

 

 Ammazzano per un pugno di dollari.
finché ci sarà la guerra, nessun muro, nessuna barriera fermerà questa massa di rifugiati”.
Il momento più importante del secolo scorso è stato quando hanno abbattuto il muro… non dobbiamo ricordare questo secolo per aver ricostruito i muri e le barriere….
Dobbiamo fermare i traffici! E’ urgente ed indispensabile.
Possiamo dire NO! Dobbiamo ACCOGLIERLI ED ORGANIZZARCI!

    Possiamo rifiutare chi fugge dalla guerra? Possiamo dire no ad un bimbo che piange, si dispera … … è solo?

 

 

 

    Possiamo respingerlo, cacciarlo?
Non ha la Patria, la casa, una città … una famiglia! Ha perso tutto, … non ha nulla! Ha solo la speranza del futuro!
Possiamo dire no? Fargli perdere la voglia, la forza di sperare?
Dobbiamo accoglierli, questa Europa non è quella che vogliamo!

 

 Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ritiene che, nonostante la situazione particolarmente delicata e per il momento ancora confusa che regna nel Mediterraneo, esistano oggi i presupposti[1] per l'instaurarsi di un dialogo multilivello tra la Commissione europea, gli Stati membri, i paesi aderenti al partenariato euromediterraneo, gli enti regionali e locali, nonché la società civile organizzata, ai fini della creazione di una strategia per la macroregione del Mediterraneo (suddivisa in due unità), in grado di soddisfare le esigenze della regione rafforzandone la competitività a livello internazionale.

 

Il CESE riconosce che il bacino del Mediterraneo costituisce una regione particolarmente estesa, caratterizzata da situazioni diverse in termini economici, sociali, politici e culturali, e composta da paesi le cui strutture e infrastrutture sono anch'esse diverse (membri dell'UE, paesi terzi in via di adesione, paesi terzi aderenti al partenariato euromediterraneo); propone quindi di concepire due politiche subregionali (Mediterraneo orientale e occidentale) che cooperino in stretta interconnessione sia tra loro sia con la strategia subregionale per l'Adriatico e lo Ionio

Prospettive nel Mediterraneo

11.  suggerisce alla Commissione di coordinare un processo di riflessione e di concertazione per le strategie macroregionali future; ritiene che si tratti di individuare le zone prioritarie tenuto conto della mancanza di cooperazione o dell'esigenza di rafforzare la cooperazione esistente tra aree europee appartenenti a Stati membri diversi ma partecipi di uno stesso territorio; reputa che tale concertazione debba concludersi con l'elaborazione di una "mappa previsionale delle macroregioni europee", frutto di un'ampia concertazione con le regioni e gli Stati membri interessati, che non avrà carattere vincolante e potrà evolvere in funzione delle dinamiche locali;

12.  è del parere che le strategie macroregionali necessitino di un migliore allineamento dei finanziamenti, di un uso più efficiente delle risorse esistenti e di un coordinamento degli strumenti; ritiene che – sebbene tali strategie non abbiano bisogno né di nuovi finanziamenti, né di nuovi strumenti istituzionali, né di una nuova regolamentazione – tuttavia l'accompagnamento delle medesime giustifichi un sostegno con fondi europei sotto forma di stanziamenti per l'assistenza tecnica e di stanziamenti per la fase preliminare di valutazione e raccolta dati e per l'eventuale start-up, e ritiene altresì che la strategia macroregionale debba favorire i progetti strutturali tenendo conto del quadro finanziario pluriennale 2014-2020;

13.  invita la Commissione e il Consiglio a tenere conto delle strategie macroregionali dell'UE all'atto della decisione su talune dotazioni di bilancio, quali i fondi strutturali e di coesione, la ricerca e lo sviluppo e, in particolare, la cooperazione regionale;

   14. chiede l'introduzione di un percorso obbligatorio per i programmi operativi mirato alle rispettive priorità delle strategie macroregionali al fine di garantire il miglior coordinamento possibile degli obiettivi e dei mezzi;

   15.  sostiene l'attuazione di una strategia macroregionale per il bacino del Mediterraneo al fine di offrire un piano d'azione volto ad affrontare le sfide comuni e le problematiche cui sono confrontati i p paesi e le regioni mediterranee e al fine di strutturare questo spazio essenziale per lo sviluppo e l'integrazione dell'Europa, e chiede al Consiglio e alla Commissione di agire rapidamente in tal senso;

Macroregioni:raccomandazione 331. 23a SESSIONE Strasburgo,18.10.012

 

 

Il  Comitato economico e sociale europeo C.E.S.E. parere, stralcio

 

Obiettivi della macrostrategia per il Mediterraneo: rafforzare le relazioni tra i paesi del Mediterraneo e trasformarli in canali di comunicazione tra l'UE, il Medio Oriente e l'Africa allo scopo di consolidare le condizioni propizie alla pace, al benessere e alla coesione regionale;

La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali, una per il Mediterraneo orientale e l'altra per quello occidentale) deve puntare a trasformare la regione in uno spazio veramente all'avanguardia in termini di scambi commerciali, turismo, civiltà, idee, innovazione, ricerca e istruzione, convertendola in una regione di pace ai fini dello sviluppo e della prosperità sociale.

 

 

Lesfide che deve affrontare il Mediterraneo

Uno stralcio da un documento del CESE

Va segnalato che, dato il numero di programmi e di iniziative già concepiti a favore sia del Mediterraneo allargato (partenariato euromediterraneo, anche noto come processo di Barcellona) sia di regioni più specifiche come lo Ionio e l'Adriatico (cooperazione territoriale nel Mediterraneo tramite la macroregione dell'Adriatico e dello Ionio), la nuova macrostrategia dovrà abbracciare tutti i paesi del Mediterraneo, vale a dire gli Stati membri dell'UE (Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Grecia, Cipro, Slovenia, Malta) e i paesi terzi (Croazia, Montenegro, Albania, Turchia, Libano, Siria, Palestina, Giordania, Israele, Egitto, Libia, Algeria, Tunisia e Marocco).

 

Prima, però, di descrivere il quadro di obiettivi e di politiche, occorre individuare le sfide che la regione deve affrontare.

In primo luogo il Mediterraneo, soprattutto quello orientale, presenta una grande importanza storica e accoglie sulle sue sponde alcuni Stati membri dell'UE, ma anche paesi terzi che presentano stadi diversi di sviluppo. A motivo di questa coabitazione, dell'attività economica e dell'intenso traffico di merci, persone e imbarcazioni che ospita da secoli, la regione del Mediterraneo è caratterizzata da flussi significativi dal punto di vista commerciale, ma anche umano, mentre le relazioni economiche tra i paesi della regione restano particolarmente limitate (per fare un esempio, mancano collegamenti aerei e marittimi diretti tra i paesi del Mediterraneo orientale). Non è privo di fondamento pensare che la cooperazione euromediterranea si limiti purtroppo alle relazioni tra i paesi del Mediterraneo meridionale e l'UE o a relazioni bilaterali tra tali paesi e determinati Stati membri.

La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali) deve inserirsi nel quadro della strategia Europa 2020, dei programmi esistenti e dei meccanismi di agevolazione finanziaria dell'UE[2], e ricorrere a iniziative europee come il programma Interact per la fornitura di assistenza tecnica e formazione[3]. Andrà però creata una nuova struttura per gestire e agevolare il funzionamento delle istituzioni. La strategia macroregionale dovrà far nascere nuovi approcci che costituiscano un vantaggio per i paesi coinvolti, con la prospettiva di misure pratiche e di politiche da poter applicare con successo.

La strategia per il Mediterraneo (orientale e occidentale) dovrà essere tracciata con l'ausilio di tutti gli strumenti esistenti e tener conto degli aspetti dell'approccio mediterraneo che riguardano le relazioni esterne. Dovrà essere incentrata su un coordinamento più efficace tra le azioni e le politiche della Commissione europea, da un lato, e degli Stati membri, delle regioni, degli enti locali e di altri organismi interessati, dall'altro, se si vuole che dia buoni risultati.

 

Dal momento che le macroregioni non presentano confini ben definiti, le questioni che esse sceglieranno di promuovere dovranno privilegiare le sfide riconosciute di comune accordo e i punti comuni che ne consentono la risoluzione, ed essere collegate anche con altre strategie macroregionali individuate dall'UE, mettendo in opera una combinazione ben definita di politiche e di azioni selezionate dai paesi partecipanti.

 

Misure necessarie per realizzare la nuova strategia

 

Nel contesto definito in precedenza, l'approccio della strategia macroregionale per il Mediterraneo dovrebbe comprendere più in particolare le misure che seguono.

Va creato un meccanismo appropriato di coordinamento-gestione per la realizzazione della strategia macroregionale che sia in grado di coordinare il gran numero di organismi europei e di enti locali coinvolti. Si propone di conseguenza di:affidare alla Commissione (e più precisamente alla DG REGIO, in collaborazione con il Servizio europeo per l'azione esterna) il coordinamento delle azioni della strategia macroregionale perché questa costituisca una politica ufficiale dell'UE;

 

creare due macrostrategie subregionali per il Mar Mediterraneo, una per il Mediterraneo orientale e l'altra per quello occidentale, a causa delle loro caratteristiche peculiari sul piano economico, sociale, geografico e culturale. Assieme alla strategia per l'Adriatico e lo Ionio, le due strategie subregionali copriranno l'intero bacino del Mediterraneo.

 

Si propone inoltre di prendere come modello di lavoro le strutture utilizzate nella strategia per l'Atlantico (DG MARE), vale a dire:

 

 

 

 

—  Dobbiamo trovare le soluzioni:

   la realizzazione delle macroregioni del   Mediterraneo certamente può essere utile  per affrontare meglio l'Esodo.

—  E’ una strategia che segnerà la svolta ed è una sfida,
una grande opportunità di sviluppo, uno modo di operare e programmare, scegliere le priorità e preparare progetti. 

   E’ d’ importanza strategica perché sposterà il baricentro europeo verso il Sud… agire domani sarebbe già tardi!

   Moro:”Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa e nel Mediterraneo perché l’Europa intera è nel Mediterraneo”



  • Relazione del Parlamento europeo del 27 giugno 2012 sulla Evoluzione delle strategie macroregionali dell'UE: pratiche attuali e prospettive future, in particolare  nel Mediterraneo, commissione per lo Sviluppo regionale, relatore: François Alfonsi (A7-0219/2012).

  • Risoluzione del Parlamento europeo del 3 luglio 2012 sulla Evoluzione delle strategie macroregionali dell'UE: pratiche attuali e prospettive future, in particolare nel Mediterraneo (2011/2179(INI)).

  •  Regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato, GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.

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Siamo presenti davanti all'unificazione del Occidente sotto la guida della grande potenza mondiale. Dopo l'11 settembre 2001, nell'Occidente non ce molto spazio alle diverse opinioni e alternative. Viviamo in un ordine globale, dove regge il diritto del più forte. Migliorerà, resterà cosi o la situazione peggiorerà dopo la vittoria di Donald Trump? Come l'UE affronterà a queste sfide globali? Cosa succederà dopo la Brexit e le elezioni presidenziali in Francia e Germania? Chi sarà il garante della pace, della democrazia, delle società multiculturali, dei diritti dell'uomo, della creazione dei ponti tra la gente e popoli, se l'Europa non saprà affrontare i populismi, il terrorismo, l'immigrazione incontrollata, la sicurezza dei cittadini e posizionarsi in modo adeguato al livello internazionale? Come salvaguardare e sviluppare le capacità di accogliere e integrare culture diverse in uno scenario globale dove la guerra non rappresenta più soltanto un' espressione della politica, ma diventa un fattore fondamentale per creare nuove politiche. Il Nuovo ordine mondiale non ha più il bisogno di giustificare i propri comportamenti, perchè come dice, sta dalla parte del 'Bene assoluto'. In questo contesto globale, si diffonde sempre di più una frammentazione delle nostre società, aumentano i conflitti tra la gente, gruppi etnici, stati e religioni; milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case. Come conseguenza di tutto questo abbiamo il caos, la crescita dell' odio e populismo, l'aumento dei terroristi, costruzioni di nuove barriere tra la gente, popoli e religioni. Nel frattempo in Europa, nessuno ha il coraggio di prendere la propria parte di responsabilità per la demolizione degli stati sovrani. L'opinione pubblica in Europa e' impaurita, e quindi pronta ad accetare ogni tipo di attività preventiva.Il processo di disintegrazione sta prendendo una velocita' che fa paura. Ma questo declino è reversibile?

 

Per capire meglio cosa stà succededo oggi con la crisi migratoria nell'UE, con i populismi e le manovre militari ,  e' importante capire quello che stanno parlando e facendo i poteri forti. Tra l'altro bisogna ascoltare p.e. le parole del ex segretario di Stato degli Stati Uniti la sig.ra Hillary Clinton, quando rilasciò un’intervista a Jeffrey Goldberg ( The Atlantic ). «È stato un fallimento“, disse la Hillary, „Abbiamo fallito nel voler creare una guerriglia anti Assad credibile. Era formata da islamisti, secolaristi ed altri. Il fallimento di questo progetto ha portato all’orrore a cui stiamo assistendo oggi“. La Hillary confessa; „quello che oggi viene ritenuto il 'male assoluto', è in realtà una nostra creatura.  Joe Biden-l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, quando ottiene una relazione all'Università di Harvard davanti un pubblico molto qualificato, tra l’altro disse: "Il problema principale dei nostri alleati; la Turchia, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno investito milioni di $ e migliaia di tonnellate alle armi distribuite a tutti coloro che desiderano rovesciare Bashar al-Assad. Una quantità enorme di armi e denaro che è andato nelle mani di estremisti”. Nel 2007 il generale americano Wesley Clark (ex comandante delle forze NATO) in un’intervista televisiva, tra l’altro disse:” Di nuovo ho visitato il mio collega generale presso il Ministero della Difesa nel 2001. Ho fatto la domanda; "Abbiamo davvero intenzione di andare in Iraq"? Lui rispose; “E’ molto peggio, vedi questo documento che ho ricevuto dal nostro Ministero; nei prossimi anni dobbiamo sistemare le cose in Iraq, Libano, Libia, Siria, Sudan, Somalia ed infine - in Iran. Quindi, alcune decisioni chiave che ora hanno un collegamento diretto con la crisi migratoria in Europa, il terrorismo e l’avanzamento dei partiti nazionalisti e populisti nell’Unione, sono state approvate molti anni fà. Anche il senatore americano Rand Paul confessa;“I falchi nel nostro partito hanno fornito indiscriminatamente armi agli estremisti. Sono stati loro a creare questa gente”. Senza prendere in cosiderazione questi fatti, non è possibile raggiungere ad un consenso politico nell'UE verso la politica migratoria, la sicurezza europea e come affrontare il terrorismo e populismo.Dott. Rayed Krimly - ambasciatore della A. Saudita, ha definito il terrorismo come “un prodotto di moderne ideologie politiche e gruppi che mirano al potere“.

 

Tempo fa, la Francia rappresentava un paese che ha ottenuto molto successo nell’integrazione degli stranieri; Italiani, Spagnoli, Portoghesi, Polacchi, delle ex colonie francesi ed altri, anche nel periodo dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo oggi, il processo di integrazione nella società multiculturale francese (e non solo quella francese), non funziona come prima. La Francia è oggi nota per una crescente lacerazione interna della società. Perchè questo sta succedendo anche alla terza generazione dei cittadini francesi, nati in Francia, parlano il francese..., però non si sentono appartenenti alla cultura occidentale?

Una ricerca sociologica del 1996 (dr. D. Sekulić), identificò cinque componenti rilevanti della società croata: l’atteggiamento conservativo, il liberalismo economico, il nazionalismo, l’autoritarismo  e l’antiliberalismo. Dalle ricerche successive, risulta che nel periodo di transizione, emerge un’ incidenza significativa dell’elemento autoritario, che va a braccetto con il nazionalismo. Se osserviamo i cambiamenti  negli orientamenti valoriali avvenuti nel corso degli anni, come afferma il professore D. Sekulić con i suoi collaboratori nel suo lavoro “Quadro sociale e sistema dei valori” nel 2012, possiamo notare alcune conclusioni interessanti. Per quanto riguarda i risultati antecendenti il 2004, è dato concludere che nel rapporto tra autoritarismo e liberalismo ci sia un gap. Lo stesso non vale  per i risultati ottenuti dopo il 2010, quando il liberalismo e l’autoritarismo entrano entrambi a pieno titolo  nella “famiglia del tradizionalismo”. Si pone la domanda; ma questo fatto che cosa  comporta  alla quotidianità  della società e della politica ? Nel frattempo è aumetata l’esclusivita’ nazionale. Dopo la frantumazione del sistema socialista, in Croazia succedono cambiameni radicali. In un primo momento questi cambiamenti avvenirono in nome della modernizzazione e della riscoperta dei valori tradizionali, ma con il passare del tempo é prevalsa quest’ultima in tutti suoi aspetti inerenti all’identità politica. L’esperienza maturata con il liberalismo nella forma praticata da chi governò il Paese dal 1991 fino al 2010, con una breve interruzione nel mandato del governo di coalizione di centrosinistra (2000 – 2003), stando ai risultati della ricerca, avrebbe portato a una costante erosione dei valori della modernità durante lo svolgimento dei processi di privatizzazione. Parallelamente alla reduzione del sostegno ai valori liberal-democratici e socialdemocratici, si verificò un aumento della fiducia verso l’autoritarismo. A conclusioni simili è giunto anche il prof. Josip Županov nelle sue ricerche. Županov tra l’altro scrisse:” L’antiprofessionalita’ gioca un ruolo molto importante nella societa’ croata”. Quindi la societa’ croata oggi non è politicamente determinata dall’esistenza di due poli contraposti. In  base ai risultati di una ricerca sociologica nel 2014 (D. Sekulić), la “sinistra” e la “destra”  ragionanno più o meno allo stesso modo quando si tratta delle questioni sociali e economici. Le opinioni si distinguono per quanto riguarda il nazionalismo e alcune (non tanto significative) diferenze verso la religione. Una ricerca condotta alcuni mesi fà su un campione di 602 adulti cittadini croati, risulta così: Solo per un minor numero dei cittadini l’ immigrati non rappresentano una minaccia (19%). Rappresentano una minaccia - non molto grave, pensa il  29% degli intervistati. Rappresenta una minaccia maggiore, così pensa il 20%. E’una minaccia enorme”, pensa il 23% dei cittadini intervistati. Senza opinione - 9%.

 

Nel 2015, L'Assemblea della Regione Istriana, approva la „Dichiarazione sul diritto alla liberta' di circolazione delle persone e delle merci, contro le barriere di filo spinato“. Con questo documento, la Regione Istriana condanna la decisione del Governo della Repubblica di Slovenia e la collocazione del filo spinato sul confine fra la  Croazia e la Slovenia, in particolare in Istria.  Nel documento tra l'altro si dice: „I cittadini dell'Istria, come pure quelli delle altre zone di confine non approvano la collocazione di barriere di filo spinato, perché quest’atto mette in pericolo la loro sicurezza e i diritti umani fondamentali. Il filo spinato non appartiene all'Europa unita, non è caratteristico dell'area europea, degli usi e delle culture europee. La tutela del confine fra la Repubblica di Croazia e la Repubblica di Slovenia è un problema comune, indipendentemente dal fatto che ogni stato abbia l'obbligo di tutelare i suoi confini“.

 

Dopo gli attacchi terroristici di Madrid (2003), Londra (2005) , Parigi (2014, 2016), Nizza (2016), Berlino (2016)...in Europa si parla sempre più di una crisi profonda delle società multiculturali. Alcuni sono convinti che la magior parte dei problemi provengono dalle c. d. "società parallele", cioè da quella gente che non riesce (o non vuole?) integrarsi nelle società occidentali. In questo modo si cerca di nascondere una parte di responsabilità della politica negli interventi militari? Sappiamo benissimo che i valori umani non sono conessi all’appartenenza etnica o religiosa. E poi non basta solamente proclamare la laicità dello stato; bisogna aver corraggio di protegerlo con determinazione. La laicità non significa l’abolizione delle tradizioni nazionali e dei valori umani; la solidarieta’ verso i poveri, la lotta contro la discriminazione delle donne, la compassione..., bensìoffre la possibilità di un libero sviluppo e libertà per tutte le religioni e tradizioni, per poter costruire legami veri di amicizia tra la gente e popoli. La laicità rappresenta un baluardo contro i fondamentalismi, il terrorismo ed i regimi totalitari. Uno degli strumenti per prevenire nuove divisioni e conflitti nelle società multiculturali europee, è l'educazione interculturale. Abbiamo bisogno di una formazione di qualità in materia d’ istruzione e di democrazia, dov’è fondamentale rispettare e affermare l'identità culturale dell'altro, per ridurre i pregiudizi nei loro confronti.  Ė un fattore importante per costruire i ponti tra la gente e popoli. La base fondamentale è lo sviluppo del pensiero critico. Però si pone la domanda: non e’ forse  tropo tardi per la realizzazione di questi obiettivi? I populisti e terroristi stanno avanzando perchè la gente crede sempre meno ai politici, alle istituzioni e partiti tradizionali.Per esempio, dieci anni fà la Germania e la Spagna avevano un livello di disoccupazione analogo. Oggi il tasso di disoccupazione in Spagna è cinque volte superiore a quello tedesco. Nessuno sa davvero come colmare la distanza tra il centro dell’Europa, ricco e potente, e le sue periferie impoverite. Perchè succedono queste cose nell'UE? La risposta e semplice. Oggi alcune decisioni fondamentali vengono prese dalla Bce, dal Fondo monetario internazionale e dalle multinazionali, con un contributo simbolico da parte del Consiglio europeo ed il Parlamento europeo, in cui siedono i rappresentanti democraticamente eletti. Per i populisti lo Stato nazionale è responsabile alla sicurezza interna e alla protezione dalle minacce esterne. Credono che l'unica soluzione è rafforzare le frontiere nazionali e isolarsi da un mondo che, come dicono, a causa della globalizzazione, appare sempre più minaccioso. I populisti giocano con la paura dello straniero e dello sconosciuto. Non stanno in u rapporto normale con la società moderna, dove si  moltiplicano le appartenenze etniche e religiose. Cosa sucederà se i partiti nazionalisti cominceranno a vincere alle elezioni presidenziali e parlamentari nell'UE? Cosa restera' dell' UE ideata e creata dai democristiani (centro destra) e socialisti (centro sinistra) ? Quali sono  i nuovi possibili scenari?Può l’Europa riprendere il cammino dell’integrazione sotto l’egida dell' EU?  Se l'Europa potrebbe fallire,  in quel caso non ci sarebbe più nessuna UE. Martin Schultz (SPD), ex presidente del Parlamento europeo, nel suo libro „ Il Gigante incatenato-ultima opportunita per l'Europa“, tra l'altro scrisse;“ Se l’Europa naufraga, è perché ha commesso degli errori. Sono molte le cause che potrebbero determinare la sua fine: le sedicenti élite europee che hanno deposto le armi; gli speculatori che hanno ceduto all’avidità; le banche e le grandi imprese che non pensano più a una crescita sostenibile e di lungo periodo ma a esorbitanti guadagni immediati; i politici che mirano solo alla prossima tornata elettorale e non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni. Ma l’Europa potrebbe anche fallire perché coloro che in teoria dovrebbero essere i suoi portavoce più preparati parlano dell’UE in termini fuorvianti e menzogneri. L’Europa è continuamente oggetto di critiche, non da ultimo perché molti dei miei colleghi sono veri professionisti di uno sport che chiamo „blame game“, ovvero ‘gioco della colpa’.

Drago Kraljević– sociologo di Buie ( Croazia)

(Ex Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia)

Buie, settembre 2017

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CONVEGNO AICCRE PUGLIA- BARI, FIERA DEL LEVANTE, “ EUROPA: LE NUOVE SFIDE” INTERVENTO DEL M° DOTT.SSA MARA MONOPOLI VICEPRESIDENTE PD PUGLIA

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Segno e simbolica coincidenza, oggi che discutiamo delle nuove sfide per l’ Europa, il quotidiano “ la Repubblica” , nel suo inserto culturale “ Robinson”, celebra i 40 anni dalla scomparsa della grande Maria Callas ( New York2 dicembre 1923 Parigi16 settembre 1977).

Al di là dei ruoli politici e di rappresentanza da me ricoperti nel tempo, la mia vita d’arte e d’amore è da sempre dedicata al Melodramma, radice culturale profonda d’Europa che affonda le sue origini nell’amata Grecia deve alla grande Artista greca Maria Callas,  la sua rinascita.

Ascoltare la voce di Maria Callas,  è stato sempre ed è per me, ogni volta, evocare qualcosa di infinito, in grado di  liberare  le emozioni dell’ anima e, dunque , la Vita stessa, nonché di illuminare  di senso vibrante e di una luce rivelatrice e meravigliosa, arie liriche e teatri d’opera che costellano la nostra Europa!

Ma da dove ripartire perché oggi rinasca a nuova vita l’Europa?


Ancora una volta è una forte sequenza cinematografica della Medea pasoliniana – Maria Callas – a darmi un segno.


Medea-Callas si aggira disperatamente mentre osserva che tutte le cose che avevano avuto per lei un significato grande, profondo, vitale, non rispondono più al suo sguardo, sono cose senza più senso, che più non riconosce,in un vuoto che le appare incolmabile.

Quasi in uno stato di trance e di angoscioso smarrimento,invoca:  

“….Ah, parlami terra …..fammi sentire la tua voce ! …… Non ricordo più la tua voce!....   Parlami, sole!....dov’è il punto in cui posso ascoltare la vostra voce? Parlami, terra! Parlami, sole!... Forse vi state perdendo per non tornare più?.... Non sento più quello che dite! ….Dove sei terra? Dove ti ritrovo? Dov’è il legame che ti legava al sole? Tocco la terra con i piedi e non la riconosco, guardo il sole con gli occhi e non lo riconosco…..  “

Ed ammonisce:

 “ ….Questo luogo sprofonderà perché è senza sostegno! …. Voi non cercate il centro!Non segnate il centro!....No! Cercate un albero ….un palo ……..una pietra!”


Anche Noi Europei, ci siamo smarriti?

Anche Noi non cerchiamo e segniamo il centro?

Anche Noi abbiamo perso il contatto con la nostra essenza?

Anche Noi stiamo affrontando una crisi epocale senza porci domande fondamentali, appunto, di senso?

 

E qual è la nostra essenza, la nostra condizione originaria, per citare Albert Camus , se non la nostra mediterraneità?

 

Qual è il nostro centro se non l’Umanesimo Mediterraneo la cui culla è, appunto, la Grecia? Culla dell’Arte di Maria Callas e di coloro che hanno capito, che hanno posto al centro l’Uomo, la Persona Umana, la conoscenza di se stessi e l’idea di Amore non come possesso di cose già pronte per essere usate e consumate, ma come partecipazione alla generazione della bellezza e al  suo divenire, come nel  “Simposio” di Platone, la profetessa Diotìma di Mantinèa  rivelò a Socrate.     

 

Partecipiamo al generare e al divenire di nuove cose in Europa, mettiamoci, dunque, all’ “Opera”!


Ma prima, qual è la domanda fondamentale e di senso che stiamo eludendo?


Ha a che fare certamente con quella Lettera sulla felicità giusta (Lettera a Menèceo), ovvero sull’intelligenza delle cose, che un filosofo greco nostro amico,Epicuro, da secoli ci raccomanda di meditare, purtroppo inascoltato.

La radice indoeuropea della parola felìcitas è fe e indica,appunto, tutto ciò che è fecondo!

Si è celebrata la Felicità e la si è codificata nelle Dichiarazioni dei Diritti (America 1776 - Europa 1789), si  definisce un nuovo PIL della felicità,  la si canta ancora negli Inni   ( Inno Europeo alla Gioia!) con l’amore e la fratellanza,  per non praticare, però, affatto, né solidarietà, né tanto meno fratellanza, quando un Paese e un Popolo, come è pure accaduto con il popolo greco o come accade con l’ Italia nella drammatica gestione del fenomeno dei migranti, soffrono o sono in grande difficoltà.

 

La tecnica, la scienza e certamente i mercati finanziari senza volto con i loro diktat, non hanno rassicurato per nulla l’Uomo sul suo presente e sul suo futuro, anzi, non vi è mai stata tanta incertezza, confusione, ingiustizia, tanta violenza verso Noi stessi ed il Creato. Forse,non vi è mai stata tanta infelicità!


Pochi hanno il coraggio intellettuale della verità; la politica nel suo dispiegarsi non ne è, come dovrebbe essere, l’espressione.

 

Non è questa la civiltà sognata dagli uomini che vollero riconoscere  il diritto universale di tutti gli esseri umani ad una Felicità giusta nella Dichiarazione di Indipendenza Americana nel 1776, codificandolo nella nostra Europa con la Rivoluzione Francese e la Dichiarazione dei Diritti del 1789.

“Non è la felicità che conta? Non è per la felicità che si fa la rivoluzione?”                                                                                                                               (Pier Paolo Pasolini)

Ciò è ancora più vero all’alba del XXI secolo, di fronte all’esplodere di nuove povertà, alla incombente scarsità di risorse, alle aggressioni continue alla Natura, ad egoismi, paure, diffidenze e razzismi laceranti, di disastrosi separatismi, folli e minacciate guerre mondiali.

Quale Felicità è possibile se non vi è giustizia nella distribuzione delle ricchezze e nell’uguale accesso all’ educazione di alta qualità?

Quale possibile libertà vi è di realizzare se stessi, le proprie autentiche vocazioni personali e persino territoriali?

Quale possibile fratellanza e solidarietà possono sviluppare i popoli se non si ristabilisce la centralità di tutto ciò, se non si riporta LA PERSONA AL CENTRO DI OGNI PROGETTO POLITICO, se non si riparte da un NUOVO UMANESIMO NEL CUORE DEL PROGETTO POLITICO EUROPEO ?

Questa dimensione simbolica, utopica ma più che mai invocata oggi nella sua traduzione concreta e quotidiana dagli uomini, dalle donne e soprattutto dai giovani del nostro tempo – invocazione di pace, di giustizia sociale, di cooperazione, di bene comune, di solidarietà, di bellezza - natura e cultura - di bontà e di speranza –  non può più essere ricacciata  nella sola esecuzione, peraltro rara e trascurata, dei nostri Inni Nazionale ed Europeo.

Fratelli d’Italia! …..Raccolgaci un'unica bandiera, una speme... Uniamoci, Amiamoci, l’Unione e l’Amore rivelano ai popoli le vie del Signore!” , scriveva Novaro nell’Inno di Mameli.

E Schiller, nell’Inno alla Gioia di Beethoven, Inno d’Europa:

“Gioia, bella scintilla divina….tutti gli uomini diventano  fratelli dove la tua ala soave freme…. Gioia bevano tutti i viventi dai seni della Natura…….Abbracciatevi, moltitudini! “   

Gli Inni ci ricordano che “l’altro” è nostro fratello; la Natura è a noi Madre.

Il terribile torto e tradimento che potremmo farea uomini di immensa statura morale e politica come Altiero Spinelli, al cui “ Premio celebrativo: Parliamo d’ Europa, l’ AICCRE partecipa” , indomito e lucido visionario che concepì il “Manifesto per un’Europa libera ed unita” , addirittura in tempi in cui gli europei stavano combattendo una guerra fratricida e sanguinosa ed in cui la luce di nuovi giorni di pace certamente appariva molto lontana,  è di comunicare ai Popoli Europei del nostro tempo, l’IMMAGINE DI UN’EUROPA NON PIÙ PATRIA NÉ CASA COMUNE DI NOI TUTTI MA, PIUTTOSTO, DI UN’EUROPA MATRIGNA ALGIDA ED INSENSIBILE.

Dovrebbe invece soccorrerci, anche in questo caso, la suggestione della bellissima  descrizione metastasiana della Patria-Madre (“Attilio Regolo” 1740- Roma, Teatro Alibert, 1799 – Repubblica Romana).

Così i versi di Metastasio: 

La Patria è un tutto di cui siam parti.                                                                                                                                                                                                                l cittadino è fallo considerar se stesso separato da Lei…..                                                                                                                                                                                              Ella il produsse, l'educò, lo nutrì; con le sue leggi dagl'insulti domestici il difende,                                                                                                                                                                                 dagli esterni con l'armi;                                                                                                                                                                                                                                           Ella gli presta nome, grado ed onor:  ne premia il merto;….

 E’ Madre amante,  a fabbricar s'affanna la sua felicità,                                                                                                                                                                                            per quanto lice al destin de' mortali esser felice”.

L’immagine simbolica di un’EUROPA, PATRIA-MADRE e non Matrigna distante, che si prende cura dei suoi cittadini, attenta alle loro autentiche esigenze, alle loro vere  domande, è potente e certamente guarda all’avvenire di un mondo irreversibilmente  globale che sta pagando e sempre più pagherà in termini umani ed ambientali dei prezzi altissimi per uno sviluppo quantitativo disordinato, irrazionale e non sostenibile.

 

La partita del Futuro perciò si giocherà tra “luoghi-sistema affettivi” attraenti e ricchi di intensa Umanità, narrazioni, godibilità della Natura e del Patrimonio di Arte e Cultura, mobilità, accoglienza, vivacità, idee, ricerca, tradizioni,originalità e capacità di innovazione nella produzione.

La scommessa che gioca l’Europa sul piano globale, riguarda cosa il “vecchio continente” può dire ancora di universale alla contemporaneità, non imitando  modelli e ricette altrui, bensì,  esprimendo la propria cultura plurale,  la propria creatività,  i propri valori.

Uno dei traguardi ambiziosi della stessa STRATEGIA EUROPE 2020 è infatti quello di fare dell’Unione Europea una vera società  leader in ambito  globale attraverso un piano per la crescita su base culturale, ambientale e creativa .

L’Unione Europea non uscirà dalla crisi né tantomeno renderà attraente il volto del nostro Continente soltanto sorvegliando, punendo, tagliando! Occorrono sempre più investimenti finalizzati alla crescita, all’occupazione ed alla coesione sociale e culturale dei cittadini europei, sulla base di nuovi  valori etici attenti al Bene Comune Europeo ed ai Beni Comuni (materiali, immateriali, naturali) in un’ottica di gestione partecipata,  democratica e collettiva.

L’EUROPA, soprattutto con la sua ANIMA MEDITERRANEA E MATERNA, potrebbe rappresentare per l’Umanità, in questa sfida rigenerante di qualità multidimensionale, uno straordinario luogo-sistema affettivo, attraente e creativo per eccellenza!

Intanto, è necessario, prima di tutto, non perdere la consapevolezza di essere EUROPEI-MEDITERRANEI, un’UNICA COMUNITÀ EURO-MEDITERRANEA DI DESTINO e che da solo nessuno può farcela.

Stiamo, però, ancora eludendo il cuore della questione.

Lo ha messo bene in evidenza, sempre su “ la Repubblica” del 25 giugno 2017, Eugenio Scalfari :

“ ...affinché il popolo si componga di cittadini occorre che vi sia uno Stato democratico, gestore del governo e depositario degli interessi generali. Esiste uno Stato europeo di questo tipo? No, non esiste.C'è una confederazione composta dai 27 Stati e da un parlamento composto da delegati eletti in ciascuna delle 27 nazioni in proporzione alla loro popolazione, all'estensione del loro territorio e alla misura del reddito nazionale. Infine esiste la Commissione europea i cui membri sono indicati dai 27 Paesi con l'approvazione del parlamento.

Questo è tutto.

I cittadini? Eleggono la loro quota di parlamentari europei, possono circolare liberamente in tutti i Paesi dell'Unione esibendo un documento d'identità. In questo modo sono effettivamente cittadini europei? Direi assolutamente no. Per essere cittadini ci vuole l'esistenza di uno Stato. Ai tempi nostri e in Occidente, quello Stato dev'essere democratico, cioè i suoi dirigenti devono essere eletti dai cittadini o dal Parlamento eletto dai cittadini medesimi. Ma uno Stato europeo è ben lungi dall'esistere. Questo è anzi il punto centrale e su di esso credo debba misurarsi...

Come diceva Spinelli e come dissero molto prima Mazzini e Garibaldi: o si fa l'Europa o si muore! Il resto sono giochi da bambini...

 

Il Sogno degli STATI UNITI D’ EUROPA, che ha le sue radici nell’alta ispirazione dei Padri Fondatori e nel Manifesto di Ventotene, declinato nei suoi principali passaggi:

a)nascita d’un governo unitario europeo con un bilancio comune;

b)un debito pubblico sovrano comune;

c) una politica economica, estera e di difesa comuni;

d) un sistema bancario ed una Banca centrale con i poteri di tutte le Banche centrali dei Paesi Sovrani;

e) l’elezione del Presidente dell’Europa con il voto diretto dell’intero Popolo Europeo; 

f) statuto dei partiti politici a livello europeo; 

può  aiutarci pure ad uscire dalle possibili trappole di un dibattito locale spesso schiacciato su se stesso, incapace di cogliere il rapporto tra le problematiche dei territori ed  il valore della costruzione di  nuove forme di cooperazione in termini progettuali e gestionali  attraverso l’utilizzo efficace delle risorse europee messe a disposizione, spesso male o per niente utilizzate, per risolvere problemi e raggiungere obiettivi comuni in termini di macroaree regionali, come la nuova Macroregione Adriatico Ionica, architrave del Mediterraneo, di cui la Puglia è significativa parte.

L’ EUROPA CHE VOGLIAMOnon è matrigna algida ed insensibile alle domande ed ai bisogni dei Popoli Europei , soprattutto di coloro che sono più esposti ai contraccolpi di una crisi epocale, né l’Europa ostaggio dei diktat implacabili di mercati finanziari senza volto, che provocano reazioni dalle conseguenze disastrose come quella di chi propone l’uscita dall’Euro, poiché del tutto incompatibile con i valori di una Europa Madre-Patria che oggi più che mai ha come assoluta priorità quella di mettere i suoi “Cittadini” nel cuore del progetto politico europeo attraverso i seguenti principali obiettivi:

1) creare occupazione e salario minimo nei Paesi in cui non è ancora riconosciuto; 

2) far ripartire l'economia;

3) porre il settore finanziario al servizio del cittadino e dell'economia reale;

4) non lasciare nessun cittadino europeo indietro;   

5) promuovere la piena uguaglianza e i diritti delle donne; 

6)unire le diversita';

7) garantire una vita sana e sicura per tutti;

8)affermare  maggiore democrazia e partecipazione , individuare strumenti di partecipazione democratica deliberativa nella costruzione delle decisioni fondamentali che riguardano in modo incisivo la vita delle persone ed il bene comune dai territori a Bruxelles;

9) proteggere la natura e le risorse naturali;

10) sostenere il modo di vivere europeo ed il ruolo dell'Europa nel mondo.

Tutto ciò dovrà avvenire per impedire che una tempesta perfetta alimentata da venti  di rabbia, disillusione, sofferenza ed agitata strumentalmente da facili radicalismi populisti, travolga i nostri orizzonti, spazzando via speranze di rinascita e di futuro e mettendo pericolosamente in crisi qualcosa di fondamentale: le ragioni stesse della nostra  co-esistenza, del nostro essere insieme Cittadini Italiani Europei.

Stiamo insieme nelle nostre Comunità e così in Europa, per  essere più forti, per affrontare i momenti del bisogno e della fragilità senza sentirci soli, per vincere le sfide di una competizione sempre più globale; ma questa forza, questa solidarietà, questa capacità competitiva non producono spesso ancora  effetti concreti e tangibili nella vita delle persone, i cui bisogni e le principali esigenze di vita sono disattesi con effetti sempre più drammatici in termini umani, sociali ed economici.

Il rischio serissimo che corriamo ha a che fare con questo possibile smarrimento di senso della nostro sentimento di  Cittadinanza se l’Europa e così le nostre Istituzioni Locali continueranno a rappresentare per la maggior parte addirittura la causa principale e non certo la soluzione ai problemi di ciascuno, quale conseguenza di scelte politiche di fondo egoistiche e sbagliate e di classi dirigenti  politiche ed amministrative inadeguate o corrotte.

Ed allora DOBBIAMO RIPARTIRE dalle nostre Città, dai Consigli Comunali e DA TUTTI I POSSIBILI LUOGHI DI CONFRONTO PUBBLICO, per discutere dell’ Europa che vogliamo coinvolgendo in modo aperto e permanente i Cittadini, il mondo della Scuola, le  organizzazioni della Società Civile.

DOBBIAMO STIMOLARE UNA GRANDE PARTECIPAZIONE POPOLARE ED UN CONFRONTO FRANCO ED APERTO che faccia giungere alle Istituzioni Europee ed a quelle Locali la voce di chi, oggi più che mai, da cittadino italiano europeo chiede all’Europa  di realizzare progetti a partire dai propri territori, dalle proprie comunità, vicini ai bisogni delle persone, fatti dalle persone, dai giovani e dalle donne, dal tessuto imprenditoriale,  capaci di creare davvero lavoro e benessere immediato senza scoraggianti e complicati meccanismi burocratici.

 

Dunque,” O SI FA L’ EUROPA, O SI MUORE!”

Le eroine del melodramma spesso, sapete, cantano arie della follia, caratterizzate da acrobatici virtuosismi.

Questa follia nasce dall’assoluta impossibilità di risolvere un insostenibile conflitto esistenziale ed affettivo.

La lacerazione è tale che altro non si può fare che uscire di senno.

Una della arie più struggenti di follia,  è quella di Elvira, da I Puritani  di Vincenzo Bellini , interpretata in modo incomparabile da Maria Callas.

….Ah! Rendetemi la speme.                                                                                                                                              

 O lasciatemi morir…..

 

 Si’, la Speranza che, però, senza l’ impegno di ciascuno di Noi, non può produrre risultati visibili, lasciando tutto nella vaga attesa di novità senza l’ assunzione di responsabilità di ciascuno nel determinarle concretamente.

La follia di Elvira è però temporanea.

 

Quando conosce dall’amato Arturo la verità sulle ragioni del suo simulato abbandono, il senno le torna.

 

In modo analogo, credo che un’ operazione di verità su noi stessi e sul nostro comune destino di Europei- Mediterranei , ci consentirà di superare impazzimenti  e lacerazioni determinati dalla  incapacità di decidere (la parola crisi deriva infatti dal greco  krino, che invece significa decidere, scegliere!) e di uscire finalmente dall’attuale pericolosa paralisi, attraverso scelte coraggiose attuate mediante la piena assunzione di responsabilità di chi deve compierle attraverso un agire animato da una progettualità di ampio respiro, capace di visioni, orizzonti e ritrovate nobili altezze.

 

E’ senz’ altro questo il peggior limite del populismo dilagante: proporre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine. Ad esempio, sarebbe tragico e miope compiere scelte in materia di governo del fenomeno migranti, senza comprendere che c’e’ l’ Africa, il continente più giovane,nel nostro futuro! I Paesi Europei devono diventare capofila del movimento migratorio, riducendo le disuguaglianze ed aumentando l’ integrazione.

 

Avendo imparato molto dalla democrazia della musicasogno una Primavera Euro-Mediterranea sempre più giocata in una dimensione corale ed orchestrale - l’armonia nella molteplicità delle voci; parti diverse ri-composte nella medesima partitura - e nella capacità della qualità dell’ascolto.

E’ il significato stesso del mito di Europa, mito greco, e del motto dell’Unione Europea, Uniti nella diversità.

 

A ben vedere, è  il nostro Sogno, la nostra grande Sfida, quella degli Stati Uniti d’Europa, un’ Europa dei Giovani il cui Inno al vivere è quello alla Gioia, Inno Europeo.

Il senso è, appunto, impegnarci nella “elaborazione di una meravigliosa partitura comune”, in Italia, in Europa.

 

L' Inno Europeo, Inno alla gioia, adattamento dell'ultimo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, su testo del poeta Friedrich von Schiller , che dovremmo in ogni occasione insieme cantare,  rappresenta un Invito alla Fratellanza Universale,  dunque,  alla Pace, nel 2012 Premio Nobel riconosciuto all’Unione Europea.
 

 


La Musica, soprattutto,  come impulso creativo,  ci sprona a vivere superando la rassegnazione per esplorare quanto ancora non abbiamo realizzato, innovando.

E che cosa è l’innovazione se non, come diceva Oscar Wilde,  la verifica delle utopie? Ovvero, ciò che non abbiamo realizzato e possiamo ancora realizzare.

 

Il Canto di Orfeo ha sfidato gli Inferi , Noi , con il nostro Canto Corale,  possiamo sconfiggere ogni sentimento di morte facendo rivivere il Sogno degli Stati Uniti d’Europa, Madre-Patria “una ed unita” della Primavera dei Diritti, quei Diritti               dell’ Uomo di cui dobbiamo tornare ad avere passione battendoci sia per le condizioni di vita e di lavoro degli italiani-europei che per la dignità degli immigrati, per un nuovo civismo, per una società cooperante e solidale dei beni e del bene comune, ideale sempre giovane di un luogo-sistema affettivo ed attraente in cui Inno alla Gioia è il vivere!

 

 

Scriveva il tedesco Nietzsche  (ne La nascita della tragedia)

                                                                                   

”…..Si trasformi l ’Inno alla Gioia di Beethoven – è il nostro Inno d’Europa – in un quadro……..: così ci si potrà avvicinare al dionisiaco.                     

Dio dall’aspetto di toro, Dioniso è figlio di una mortale e di un immortale, di Semèle e di Zeus.

Anche Europa, principessa mortale, nell’incontro con il dio-Toro, Zeus, genera le radici più remote della cultura europeagenerata,dunque,dall’incontro dell’umano con il divino.

                                                                                                          
Cultura che è Anima per l’Europa
nostra ragione e sostanza di essere e di esistere.

 

Come è stato ben affermato, lo spazio culturale del continente europeo è sempre stato più ampio di quello politico ed economico. Alla base dell’ identità europea    c’ è un lungo dialogo tra letterature, filosofie, opere musicali e teatrali.

 

L’Opera, in particolare, rappresenta la straordinaria dimensione simbolica affettiva e corale dell’unità di espressione nel differente e molteplice contesto di apporti che stupiscono ed appassionano i più giovani ( il canto, la recitazione, l’esecuzione musicale, la scenografia, la danza, la regia) nonchè evocatrice della potenza comunicativa verso la contemporaneità, al tempo della globalizzazione,  di un valore culturale unico, originale, europeo , che è anche prodotto e marchio di eccellenza artistica, capace di conquistare il cuore del mondo.

Ancora oggi, dunque, l’Opera, radice culturale comune europea,  può costituire un efficace canale espressivo per raccontare , il Progetto Europeo quale realizzazione, attraverso la condivisione delle culture, della unione dei popoli, la contemporaneità, la modernità, i nuovi conflitti e problemi sociali, il rapporto con la globalizzazione, avvicinando, così, anche il pubblico dei più giovani.

L’Europa è nata come progetto che aveva alla sua base un sogno, un pensiero,    un’ idea, un’emozione,  la visione di un destino comune che oggi è soprattutto un destino costruito e scelto anche sul piano della stessa identità europea vissuta come identità plurale.  

Dovrebbe essere come in una orchestra in cui i diversi strumenti (legni, fiati, timpani) dialogano suonando parti diverse tra loro. Qualche strumento entra prima, qualche altro dopo;  ma tutti, proprio nella loro specificità,  concorrono ad eseguire con potenza e bellezza la stessa sinfonia, la stessa musica ricca dei diversi  timbri, unica, inconfondibile.

E’ la musica dei tanti Territori,  a partire da quelli dell’ Europa del Mediterraneo,  quali luoghi in cui effettivamente si forma il consenso sul progetto europeo e si rafforza il sentimento di cittadinanza.

Esplorare il nuovo senso sociale che la Musica oggi può avere, può contribuire ad intonarci esprimendo senso sociale naturalmente condiviso per poter rigenerare ogni contesto dato.

 

Occorre creare occasioni di incontro ,  di socializzazione e di intonazione reciproca, proprio allo scopo di  costruire una cultura universale che ponga al centro i valori della Cooperazione, anche tra le diverse generazioni,  di un Nuovo Umanesimo e della Pace.

 

A che punto è la notte, neanche la luna può dirlo.

La notte, anche la più inquietante, notte d’angoscia e di smarrimento, bisogna con coraggio attraversarla fino in fondo e, tra gli argentei bagliori lunari, provare a vedere più lontano e in profondità, lì dove è possibile leggere tracce di futuro, svelare tesori, rivelaresenso e valori, scorgere il principio dell’alba di ogni rinascita che è rinascita d’amore e fioritura del cuore.

Occorre parlare al cuore dei cittadini europei, preoccupati e tartassati; ai milioni di giovani e donne precarizzati o disoccupati.

Devono, dobbiamo comprendere il perché delle scelte in atto e per quali obbiettivi concreti ed in nome di quali orizzonti ideali esse sono compiute.

 

La dimensione affettiva ha a che fare con le radici profonde del nostro agire, senza di essa, che è anche dimensione simbolica, l’Europa non emoziona, non ci da l’energia che ci occorre, non motiva l’adesione e l’agire comune.

C’è bisogno di protagonismo politico, di partecipazione attiva ed emotiva nel rilancio del Progetto Europeo.

Già nel documento finale dell’ottobre 2009, il Forum Nazionale dei Giovani, riconosciuto con la legge n. 311 del 2004 dal Parlamento Italiano e membro del Forum Europeo della Gioventù, ha proposto di realizzare un Punto d’Incontro o Sportello Europeoin ogni Città italianaper rendere tangibile a ciascuno l’essere parte della realtà europea, sentendola vicina e conoscendone maggiormente le opportunità di crescita formativa e professionale, ad esempio, in materia di                “ Erasmus universale, nella cui progettualità ed attuazione dovrebbero essere maggiormente coinvolti proprio i principali attori sociali, istituzionali ed economici territoriali con quelli di governo regionali e nazionali.

Facciamolo sempre più qui, nel Mezzogiorno ed ora!

Per tanti giovani del Sud, l’Europa è sempre un altrove, sempre lontano, a  Nord, sempre domani!                                                                                                                                                                         

E’ un modo possibile per formare un consenso largo e diffuso al Progetto Europeo che sia non soltanto quello delle elites!

L’ Europa dei Cittadini deve ripartire dai giovani e dai  territori dove essi vivono!

Concludo ricordando che il 2018  è l’  ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE e come indica la “  CONVENZIONE DI FARO” - (STCE n°199) , in vigore dal 1° Giugno 2011-  che prende il nome dalla località portoghese, Faro, dove il 27 ottobre 2005 si è tenuto l’incontro di apertura alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa e all’adesione dell'Unione Europea e degli Stati non membri - è di fondamentale importanza il valore dell’eredità culturale per la nostra società. 

L’ Opera lirica certamente rappresenta per l’ Europa un aspetto prezioso e originale di tale patrimonio ed eredità culturale, la cui consapevolezza, legata alla partecipazione attiva e responsabile dei cittadini e delle comunità, può contribuire al rafforzamento del sentimento di cittadinanza dei popoli europei, contribuendo al benessere ed alla qualità della loro vita.

La Convenzione di Faro accorda le politiche di valorizzazione europee su uno spartito che tiene conto dei processi in atto di democratizzazione della cultura e di open government  e all’art. 2 definisce “comunità di eredità” “insiemi di persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici dell’eredità culturale, che desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”.

Occorre, dunque, rafforzare il sentimento di appartenenza all’Unione Europea nei cittadini europei, in particolare nei giovani, basato soprattutto sui valori e sugli elementi comuni della storia e del patrimonio culturale europeo.

In tal senso, in ogni Comunità Locale, i giovani, in particolare, potranno essere stimolati ad individuare nel proprio patrimonio culturale territoriale quei beni e valori materiali ed immateriali che, costituendo reti tematiche e di siti nazionali e  trasnazionali, ben  sarebbero pure candidabili all’acquisizione del nuovo “MARCHIO DEL PATRIMONIO EUROPEO”.

 

M° DOTT.SSA MARA MONOPOLI

VICEPRESIDENTE PD PUGLIA

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Da questa collaborazione è nato il Primo Torneo di calcio Sardegna – Bulgaria, che ha visto la partecipazione delle squadre del Cagliari Calcio giovanissimi, accompagnati dal Direttore Mario Beretta, dal Mister Stefano Bellinzaghi, dal vice Gianmarco Giandon, dalla fisioterapista Roberta Atzori e dal dirigente Stefano Sedda.
Al torneo oltre la squadra del Cagliari Calcio hanno preso parte le giovanili del Levski Sofia, Ludogorez e Septemvri, tutte Società militanti nella serie A bulgara.
La manifestazione è stata presentata in conferenza stampa, alla presenza di numerose TV nazionali, dai responsabili del Levski Sofia, dal presidente regionale AITEF Tonino Casu, da Alessandro Calia vicepresidente del Circolo Sardica, dal direttore del Cagliari calcio Mario Beretta e Stefano Sedda.
Gli intervenuti, oltre all’augurio di una buona riuscita della manifestazione,
hanno sottolineato l’importanza dello sport quale attività utile per la crescita educativa sociale e culturale dei ragazzi in particolare, esprimendo inoltre, l’auspicio di rivivere l’esperienza anche il prossimo anno.
Tutti i ragazzi erano alla prima uscita sportiva fuori dall’Italia.
Per la cronaca i ragazzi del Cagliari Calcio hanno disputato un’ottima prestazione con due vittorie e una sconfitta per due goals a uno in finale contro i padroni di casa del Levski.
In mattinata la squadra del Cagliari calcio e tutti gli staff delle squadra partecipanti sono stati ricevuti da Stefano Baldi Ambasciatore d’Italia a Sofia, che oltre al discorso di benvenuto ha augurato un corretto antagonismo sportivo degli incontri
di Tonino Casu.


 

Prestigioso riconoscimento, al secondo anno dalla sua istituzione del premio “Runchine“ d’argento assegnato al Circolo Sardica di Sofia in occasione della 117.a Festa del Redentore 2017, questo premio, ovviamente viene assegnato a un cittadino nuorese che, tutti gli anni rientra nella sua terra natia, e che, pur vivendo all’estero promuove la Sardegna, e proviene dalla città estera più lontana d’Europa, Sofia in Bulgaria, appunto; il premio è stato assegnato al Dottor Alessandro Calia ( vicepresidente del Circolo Sardica ), protagonista e artefice di questo “ ponte “ ideale tra la Bulgaria e la Sardegna, un grazie da tutti i sardi residenti in Bulgaria e non oltre al Direttivo dello stesso Circolo, è pervenuto al Vice Presidente attraverso socials e giornali. Per rimanere in tema di promozione Sardo-Bulgara, è iniziato il quadrangolare di calcio tra il Cagliari categoria giovanissimi, e le squadre del Levski Sofia, Septemvri e Lugodorez (società che militano nella serie A bulgara). Il primo incontro ha visto i portacolori isolani imporsi per 2 a1, contro la forte squadra del Lugodorez; davanti a un numerosissimo pubblico, e a numerose TV nazionali bulgare, il Presidente dell’AITEF Sardegna Tonino Casu, ha dato il via col calcio d’inizio dell’incontro. Va detto che l’evento ha visto , come al solito, l’Ambasciata Italiana, nella persona di S.E.Stefano Baldi, interessata anche questa volta, a tutte quelle manifestazioni che promuovono l’Italia e in questo caso la Sardegna, in mattinata la delegazione del Cagliari Calcio con tutto lo staff tecnico ( il mister Stefano Bellinzaghi, il secondo Gianmarco Giandon oltre a Stefano Sedda e Roberta Atzori fisioterapista ), e tutta la squadra al completo, è stata ricevuta dall’Ambasciatore, che dopo il discorso di benvenuto, molto gentilmente e simpaticamente si è intrattenuto con atleti e accompagnatori, informandosi sull’attività e sui risultati della squadra; nell’occasione è stato letto un messaggio di auguri del Presidente del Circolo Sardica, Generale GianFranco Vacca, grande tifoso del Cagliari che a causa di problemi di salute non ha potuto presiedere alla visita in ambasciata. La delegazione, inoltre, era composta da Alessandro Calia, Carlo Manca e Paolo Armosini, il Presidente dell’AITEF Sardegna Tonio Casu, e lo staff tecnico di tutte le squadre bulgare partecipanti al quadrangolare, al termine dell’incontro l’Ambasciatore ha offerto ai convenuti un rinfresco. Al pomeriggio nella sala stampa del Levski Sofia, si è tenuta la conferenza stampa alla presenza di oltre sette TV bulgare e numerose testate giornalistiche; Sono intervenuti i responsabili tecnici del Levski Sofia ( tutti italiani collaboratori del Mister Delio Rossi che quest’anno allena appunto il Levski Sofia, oltre al presidente, il Direttore del Cagliari Mario Beretta, e il presidente AITEF Sardegna. IL direttore del Cagliari Mario Beretta, oltre che ringraziare, secondo i convenevoli di rito, ha auspicato una collaborazione futura tra i due club, ed inoltre ha fatto gli auguri di buon lavoro al Mister Delio Rossi e a tutto il suo Staff.

di Paolo Armosini


02 set 2017
Gli U15 ricevuti dall’Ambasciatore italiano a Sofia
La squadra U15 rossoblù, impegnata a Sofia nel Torneo internazionale di calcio giovanile “Ford Moto Pfohe – AITEF”, è stata ricevuta dall’Ambasciatore italiano in Bulgaria, Stefano Baldi. L’Ambasciatore ha salutato i nostri ragazzi e i dirigenti, facendo a tutti il suo in bocca al lupo per il proseguimento del torneo. Hanno partecipato all’incontro anche i rappresentanti dell’Associazione “Sardica” di Sofia, che ha contribuito all’organizzazione dell’evento. Il Cagliari ha giocato la prima partita del suo girone nello stadio del Levski di Sofia battendo il Lugodoretz per 2-1.
 


La Legge sulla Partecipazione - Regione Puglia
I CONTENUTI ESSENZIALI
• indica un metodo di governo, (peraltro già intrapreso con la costruzione del Programma), coinvolgendo in modo permanente cittadini, amministratori e attori sociali, culturali, economici, politici, scientifici, che avranno voce sulla programmazione regionale e sull’attuazione del programma di governo, nonché sulla sua verifica nell’arco della legislatura.
• promuove la cultura della responsabilità sociale, affermando un modello di democrazia che corregga la tendenza agli eccessi di delega, investendo sulla crescita delle comunità locali, sulla cittadinanza attiva nell'uso condiviso di beni pubblici, sull’inclusione e la coesione sociale.
• crea sinergia e complementarietà fra la democrazia partecipativa e quella rappresentativa,integrandole e rafforzando la funzione delle istituzioni, e delle forme della rappresentanza, nello spirito della Costituzione repubblicana, riducendo il gap fra eletti ed elettori, promuovendo la capacità associativa e di rete dei cittadini e dei Comuni.
• stabilisce come proprio obiettivo il “decision making”, ovvero il processo che porta alla decisione, in tempi certi, e con strumenti trasparenti e democratici.
• consentirà la costruzione partecipata del Piano di sviluppo regionale e delle politiche di programmazione. Gli strumenti della programmazione strategica tornano in primo piano, fra gli obiettivi di questa legislatura.


STRUMENTI DELLA LEGGE SULLA PARTECIPAZIONE PUGLIESE:
• sarà istituito il dibattito pubblico, obbligatorio in via preliminare, per le grandi opere e per interventi di rilevante impatto territoriale, ambientale, urbanistico, paesaggistico, socio-economico, anche nel caso in cui si debbano esprimere pareri relativi ad opere pubbliche nazionali.
• sarà istituito un programma annuale/biennale dei processi partecipativi a cui accedere tramite avviso pubblico. Tale programma potrà contenere, oltre ai progetti proposti dalla Regione, quelli di altri soggetti, quali enti locali, associazioni, sindacati, partiti. Tale programma sarà sottoposto al parere del Consiglio regionale durante la seduta annuale dedicata alla Partecipazione.
• sarà istituito un spazio sul web dedicato, collegato al portale istituzionale, potenziando anche gli strumenti di accesso e condivisione degli open-data ed un Ufficio della partecipazione che farà da riferimento per i cittadini, le amministrazioni, il partenariato, le imprese e stakeholders in generale.
• la legge prevederà che i percorsi partecipativi, come il dibattito pubblico, debbano svolgersi nell’arco di 6/12 mesi, e concludersi con un documento ufficiale. Eventuali decisioni difformi dagli esiti della partecipazione, da parte di organismi regionali, dovranno essere dettagliatamente motivate.
• ai fini dell’attuazione del Programma di Governo, saranno istituiti alcuni dispositivi di monitoraggio, valutazione e verifica: Town Meeting rivolti a sindaci, amministratori locali, cittadini, nella forma di incontri tematici su base territoriale a cui parteciperanno associazioni, stakeholders, esponenti della comunità scientifica, partenariato economico e sociale.
• sarà istituito un Albo regionale per la partecipazione, a cui dovranno registrarsi tutte le associazioni che vogliono proporre progetti.
• sarà istituita una sessione annuale del Consiglio regionale sulla Partecipazione.
• sarà introdotta una clausola di premialità nell’erogazione dei contributi regionali, per i soggetti ed i progetti che prevedono e praticano iniziative partecipative.
• sarà istituito il Bilancio sociale di genere, come strumento di programmazione partecipata. Il documento viene presentato nella sessione annuale di Bilancio.
• sarà previsto il Diritto di tribuna, ad un esponente delle liste che non hanno eletto propri rappresentanti in Consiglio regionale.
• saranno previsti strumenti di “sorveglianza civica”, per monitorare il funzionamento dei servizi pubblici ed individuare proposte di risparmio di risorse pubbliche.

EMILIANO: “QUESTA LEGGE DIVENTI CULTURA CONDIVISA, PER UN NUOVO PATTO TRA ISTITUZIONI E CITTADINI”
“Questa legge apre una frontiera per un nuovo patto con i cittadini, che dovranno ricominciare a fidarsi delle istituzioni, perché da oggi potranno controllare ogni nostro gesto e valutare e distinguere i politici buoni da quelli che buoni non sono. Dare forza alle persone perbene in politica è uno degli obiettivi di questa legge e io mi auguro che lo si possa cogliere pienamente. Grazie a tutti quelli che si sono adoperati per portare a termine un lavoro così importante e così ben fatto”. Con queste parole il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha presentato oggi in aula la Legge sulla Partecipazione, pietra miliare del suo programma di governo, che garantisce ai cittadini di contribuire alle decisioni che coinvolgono i territorio e le comunità locali.
“La partecipazione – spiega Emiliano - è un metodo che noi abbiamo praticato nel costruire il programma sin dall’inizio di questa storia. Cominciammo a Bari nel 2004, e l’anno successivo a quei forum, noi facemmo le primarie per individuare il candidato presidente e da allora non abbiamo mai abbandonato questo sistema, in nessuna importante elezione. È quindi un elemento che caratterizza la nostra storia, che veniva poi addirittura versato dentro un esperimento unico che non era mai stato praticato in nessun luogo d’Italia, le Sagre del programma, che ci hanno consentito di scrivere il programma dal basso.
Questa storia oggi si trasforma in una legge tra le migliori in materia. È una legge che mette tutti nelle condizioni di essere parte attiva di un processo strutturato, finanziato, regolato, che addirittura prevede la obbligatorietà del dibattito pubblico sulle grandi infrastrutture e opere da realizzare.
La democrazia così si perfeziona e non diventa affatto lenta. La democrazia è lenta quando è arrogante, quando prova a forzare la mano. Ma senza consenso dal basso si ha solo l’illusione dell’accelerazione della decisione. Nella realtà, poi, succede sempre qualcosa che consente a qualcuno di alzare la mano e di dire: “Io non sono mai stato interpellato. Io ho un ruolo e non sono d’accordo, e vi faccio la guerra fino a che non mi darete ragione”. Siccome non lo avete mai stanato prima quel soggetto, non gli avete mai consentito prima di dire qual era la sua idea, non avete procedimentalizzato il lavoro politico che serve per decidere se fare o non fare un’opera, ha gioco facile”.
“Ringrazio la maggioranza – conclude Emiliano - del sostegno che mi ha dato, perché questa non è una legge mia, questa non è una legge che è una priorità, questa è una legge che compie un cammino politico che voi avete fatto e che io oggi ho solo la ventura di rappresentare come Presidente, ma questo cammino viene prima della legge e l’abbiamo fatto noi, qualche volta con più convinzione, qualche volta con meno convinzione, ma siamo arrivati a una conclusione che finalmente rappresenta qual è l’idea della politica del centrosinistra della Regione Puglia, quell’idea che in questi giorni molti stanno guardando.
Da oggi proviamo a utilizzarla sul serio questa legge, a farla decollare in modo tale che diventi cultura condivisa”.

 

 

- Il Libro bianco sul futuro dell'Europa

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- Gestione della globalizzazione

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- Futuro della difesa europea

 

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15ème anniversaire jumelage Grenoble - Corato
Samedi 22 avril 2017, 18h
Eric Piolle


Monsieur le Maire de Corato,cher Massimo MAZZILLI
Monsieur le représentant de la Province de Bari Monsieur ABBATI
Mesdames et Messieurs les membres de la délégation de Corato
Monsieur le Président de l’association des Coratins de Turin
Monsieur le Président de l’association des Coratins de Grenoble Savino FERRARA
Mesdames et Messieurs les représentants des associations
Mesdames et Messieurs

 

Soyez les bienvenus à l’Hôtel de Ville de Grenoble !
C’est un grand plaisir de vous retrouver Monsieur le Maire, et de vous accueillir toutes et tous ici.

L’occasion est belle puisque nous célébrons aujourd’hui 15 années de partenariat entre nos deux villes jumelles, Corato et Grenoble. Ce jumelage existe officiellement depuis 2002, mais comme vous le savez nous avions déjà un protocole d’Amitiéformalisé dès 1982. Ce sont donc de longues années de liens amicaux que nous célébrons aujourd’hui !

Notre histoire commune a commencé il y a même plus d’un siècle, quand des Italiens originaires des Pouilles et de Corato sont arrivés à Grenoble. Ils ont été rejoints ensuite par d’autres exilés italiens après la Première,puis la Seconde Guerre Mondiale.
Je sais que leur arrivée n’a pas toujours été facile, marquée par le déracinement, les conditions de vie souvent précaires, le dur labeur…

Mais très vite les Italiens et leurs descendants ont trouvé leur place ici, dans notre ville qui est fière de sa longue tradition d’accueil. Aux côtés d’autres exilés originaires d’Europe et du monde entier, les Italiens ont participé à la reconstruction de la France. Ils ont aussi contribué à faire de Grenoble la ville qu’elle est aujourd’hui, une ville tournée vers l’avenir, vers l’audace, vers la transition démocratique et écologique.

Qu’ils soient ou non d’origine italienne, nombre de Grenobloises et de Grenoblois entretiennent un lien fort avec votre pays. Ils aiment la richesse de votre culture, la beauté de votre langue, la gastronomie italienne bien sûr, tout comme la chaleur des échanges humains.

Et si l’empreinte italienne est toujours aussi visible à Grenoble, c’est notamment grâce aux associations mobilisées pour faire vivre les liens qui nous unissent à l’Italie, à Corato.

Je pense en particulier à l’Association des Coratins de Grenoble. Je pense aussià la toute jeune association qui vient de naître : Corato terre de nos ancêtres, dont les membres ont pour beau projet de relier Grenoble à Corato à vélo !

C’est dans ce type d’action que le jumelage trouve son sens. Les liens entre les associations, entre les jeunes, entre les artistes et les musiciens, prouvent que nous avons beaucoup en partage, et que nous pouvons ensemble relever les défis qui nous font face. Car comme de nombreuses villes européennes, nous voulons soutenir les initiatives économiques et sociales innovantes, nous voulons créer une ville tournée vers la solidarité et la sobriété, une ville belle et agréable.

J’ai la conviction aussi qu’il y a urgence à reconstruire en profondeur la démocratie européenne. Nous devons réinventer la place des citoyens européens. Je sais que nous sommes nombreux à porter cet espoir et cette envie d’agir dans ce sens. Et à notre modeste échelle, je pense que nous pouvons y contribuer, avec ce type d’échanges, autour de valeurs communes.

Merci encore pour votre présence. Merci à chacune et chacun de vous de faire vivre ce lien qui nous est cher entre Grenoble et Corato !

Je vous remercie.
 

Solidarietà al popolo venezuelano.
Un appello alle nazioni per un intervento a favore di chi è in grande difficoltà:
interventi:

- ministro degli Esteri Angelino Alfano;

"Reiteriamo la nostra forte preoccupazione e condanna per la crescente violenza con la quale vengono represse le manifestazioni popolari di protesta in corso a Caracas e nel resto del Paese. La manifestazione del dissenso e' un diritto inalienabile dei cittadini e non puo' mai essere oggetto di intimidazione o di repressione.
Confidiamo che il Governo venezuelano presti ascolto con senso di responsabilità alle istanze della popolazione e dei suoi rappresentanti eletti. E’ necessario un dialogo aperto ed in buona fede con l’opposizione per poter scongiurare la grave crisi che continua a colpire il popolo venezuelano e stabilire così un calendario elettorale che consenta di superare l’attuale situazione di stallo.
Invitiamo inoltre il Governo a non alimentare la contrapposizione interna che potrebbe provocare ulteriori violenze e a garantire che il popolo sia chiamato a esprimersi esclusivamente con suffragio universale, libero, diretto e segreto".

- portavoce del Faim Franco Narducci;

Illustre Ministro,
la tensione in Venezuela non accenna a diminuire, anzi cresce di giorno in giorno come testimoniano le recentissime manifestazioni di piazza: dopo la grande dimostrazione di protesta delle donne, venerdì scorso sono scesi in piazza i nonni per protestare contro le limitazioni imposte dal Governo e le sempre più drammatiche condizioni di vita. La marcia dei nonni, come hanno riferito i mezzi d’informazione, è stata bloccata anche con il ricorso a gas irritante usato contro i manifestanti.
Abbiamo seguito con attenzione le Sue varie prese di posizione, Signor Ministro, e la Sua ferma condanna delle violenze, come pure i Suoi continui inviti al rispetto dei diritti umani e alle iniziative a sostegno dei due milioni di nostri connazionali residenti in Venezuela. Anche l’appello di Papa Francesco, pronunciato al Regina Coeli in Piazza San Pietro, non è stata accolto dal Governo Maduro: “rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione", aveva pregato Il Pontefice.
Uniamo la voce del FAIM, illustre Ministro, ai tanti accorati inviti rivolti al Governo italiano e a Lei in particolare, per esprimere la preoccupazione e l’ansia profonda che stanno vivendo indistintamente tutte le nostre associazioni per la sorte dei tantissimi cittadini italiani che vivono in Venezuela. La tensione politica e la situazione di conflitto che da molto tempo scuotono quel Paese, stanno avendo ripercussioni drammatiche per l’intera comunità italiana che tanto ha dato al Venezuela.
Lo facciamo sapendo quanto sia importante l’associazionismo per la comunità italiana in Venezuela, che grazie ai numerosi centri costruiti e operanti in quel Paese ha preservato e alimentato il legame culturale, sociale ed economico con l’Italia. Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (costituito a fine aprile 2016 come sancito dagli Stati Generali delle Associazioni italiane nel mondo, che il 3 e 4 luglio 2015 avevano riunito a Roma il mondo dell’associazionismo italiano all’estero), con le sue 105 associazioni e confederazioni aderenti, ha testimonianze dirette sulla drammatica situazione di pericolo che stanno vivendo i nostri connazionali.

Indubbiamente, il Ministero degli affari esteri segue con molta attenzione l’evolversi della situazione in Venezuela e tramite le sue rappresentanze consolari e diplomatiche le vicissitudini che toccano da vicino la nostra comunità. Come FAIM La preghiamo, Signor Ministro, di moltiplicare l’impegno a sostegno della nostra comunità e in pari tempo di intraprendere ogni sforzo diplomatico, politico e negoziale diretto a promuovere un’iniziativa internazionale per la pacificazione in Venezuela e a ristabilire il rispetto dei diritti fondamentali.
Le chiediamo d’incontrarla, Signor Ministro, per esprimerle a viva voce le nostre considerazioni e le testimonianze che ci giungono direttamente. La preghiamo di ritenerci a Sua disposizione per qualsiasi forma di supporto che potrà dare la nostra rete di associazioni in Venezuela.
Con gli auguri di buon lavoro Le trasmettiamo anche i nostri più cordiali saluti. Con stima,
Franco Narducci

- giornali italiani;

PENSIONI SOSPESE PER GLI ITALIANI RIENTRATI DAL VENEZUELA: PORTA (PD) SCRIVE AL VICE MINISTRO GIRO (aise)

“Non è giusto rimanere insensibili al dramma dei pensionati italiani rientrati in Italia dal Venezuela dopo una vita di duro lavoro e sacrifici ai quali da più di un anno il Paese sud americano ha sospeso il pagamento delle pensioni. Continuo a ricevere segnalazioni da persone anziane disperate perché non hanno i soldi per sopravvivere e perché l’Italia si rifiuta di riconoscere il loro stato e di concedere le prestazioni assistenziali”. Così Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America, che, dopo aver presentato un’interrogazione parlamentare e contattato numerose autorità, annuncia oggi di aver scritto al vice ministro Mario Giro per “sollecitare una iniziativa del Governo”.
Al vice ministro, spiega Porta, “ho spiegato nella mia lettera l’urgenza di un intervento risolutivo. L’ho innanzitutto ringraziato per essersi dimostrato molto sensibile al problema dei pensionati italiani residenti in Venezuela contribuendo con il Suo intervento in maniera determinante al ripristino del pagamento delle loro prestazioni non contributive (trattamento minimo e maggiorazioni sociali) con l’introduzione dell’utilizzo del cambio parallelo ai fini valutari. Gli ho chiesto quindi di valutare altresì l’opportunità di aiutare i nostri connazionali rientrati in Italia dal Venezuela che non sono molti, sono meno di 1.000”.
“Cosa si può fare? Ho premesso – continua il deputato – di essere consapevole della difficoltà di convincere le autorità competenti venezuelane a ripristinare i pagamenti delle pensioni venezuelane all’estero (in tutto il mondo si calcola che siano quasi 25.000 le pensioni sospese) e così a rispettare anche i dettami della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale stipulata con l’Italia (che prevede l’esportabilità delle prestazioni), ma ho sottolineato di ritenere giusto e necessario valutare l’opportunità di concedere ai titolari di pensione in convenzione con il Venezuela residenti in Italia che non percepiscono più il pro-rata venezuelano, un’eventuale integrazione al minimo sul pro-rata pensionistico italiano comprensivo delle maggiorazioni sociali, o l’assegno sociale se ne ricorrono i presupposti (visto che molti di loro non hanno alcun reddito), per consentire loro di percepire un reddito minimo di sopravvivenza”.
Porta, quindi, sottolinea che “visto l’esiguo numero degli interessati i costi di un intervento statale sarebbero assolutamente sostenibili. Un ostacolo da superare è la condotta dell’Inps che continua a prendere in considerazione ai fini della concessione e del calcolo delle prestazioni non contributive il pro-rata venezuelano che sappiamo invece essere puramente teorico e non reale (nel senso che all’Inps risulta riconosciuto dal Venezuela ancorché non pagato). L’Inps – spiega il parlamentare – è al corrente della situazione ma applica un formalismo crudele, ancorché proceduralmente corretto (infatti le autorità consolari venezuelane in Italia sembra non vogliano attestare ufficialmente la sospensione dei pagamenti delle pensioni venezuelane in Italia). Basterebbe una “delibera” del Ministero del Lavoro o dello stesso Istituto previdenziale italiano che riconosca la situazione di fatto”.
“In alternativa – ipotizza Porta – si potrebbe applicare il sistema del cambio parallelo, come è stato fatto per i pensionati italiani residenti in Venezuela, anche per le pensioni venezuelane (non) erogate in Italia in modo che gli importi delle stesse risultino più bassi per consentire così la concessione delle integrazioni e delle maggiorazioni sul pro-rata italiano”.
Insomma, conclude, “se ci fosse la sensibilità e la volontà politica – peraltro già dimostrata dal Governo per i pensionati italiani in Venezuela - il problema sarebbe risolvibile efficacemente e rapidamente. Ora attendo una risposta positiva del vice ministro e comunque continuerò a monitorare il problema sensibilizzando tutte le autorità competenti”.

NEL SILENZIO DEL MONDO, MUORE IL FUTURO DEL VENEZUELA

di Diego Antolini

Quando ho deciso di scrivere sulla situazione in Venezuela l’ho fatto in risposta a un appello di alcune persone che conosco a Caracas e che hanno denunciato il silenzio del mondo a un dramma che giorno dopo giorno si gonfiava come un cancro maligno.
Anche la mia consapevolezza della gravita’ della situazione e’ cresciuta nel tempo, man mano che ricevevo notizie e immagini, quelle che pochi coraggiosi hanno deciso di divulgare.
Ultimamente, pero’, mi trovo a scrivere sulle morti dei giovani che si oppongono alla dittatura di Maduro, e qualcosa dentro di me si ribella. Non mi e’ mai piaciuto raccontare di violenza perche’ l’informazione dovrebbe essere costruttiva, produrre sapere, suscitare interesse. Non e’ nel mio stile cercare la notizia nel sangue; semmai, cercare di evitare che, quel sangue, venga versato.

E’ con questo spirito che mi metto di nuovo davanti al computer per commentare l’ennesimo necrologio, nella speranza che questo possa contribuire a sensibilizzare i governi internazionali perche; si decidano a intervenire per fermare quello che, senza esagerazioni o allarmismi, potrebbe sfociare in genocidio.

Miguel Castillo Bracho, 27 anni, e’ morto nella clinica de Las Mercedes lo scorso 10 maggio. Anche lui, come tanti altri giovani, era impegnato nella protesta dell’opposizione al governo ed e’ un’altra vittima della repressione della polizia militare (GNB). Secondo il sindaco di Baruta, Gerrdo Blyde, Miguel avrebbe ricevuto una ferita al costato. Il ragazzo era il figlio di una funzionaria del comune di Baruta e iscritto all’universita’ San Ignacio de Loyola.

Quest’ultimo dato mi fa pensare: degli ultimi due giovani rimasti uccisi di cui ho avuto notizia, entrambi erano giovani con una buona educazione e, presumibilmente, con una solida famiglia alle spalle. Sono stati entrambi vittime di “incidenti” fatali. Coincidenza? Se guardiamo alla storia dei movimenti totalitari vediamo che una linea comune da Stalin a Mao e’ stata sempre quella di colpire le “menti” di un paese che si voleva sottomettere alla dittatura, mentre la grande massa operaia era un problema relativo. Distruggere la classe borghese e’ fondamentale per togliere a quel paese la capacita’ di pensare, l’indipendenza intellettuale che e’ l’elemento base di ogni principio libertario. Che vi sia una lista di persone da colpire in maniera chirurgica? Io alle coincidenze non ho mai creduto e, anche se da un punto di vista umano la morte di una persona ha lo stesso livello di gravita’, da un punto di vista sociologico e politico esistono, purtroppo, le “morti strategiche”.
Spero di sbagliarmi, come spero che presto la comunita’ internazionale decida di agire in maniera concreta nei cofronti di Maduro, a cominciare dal governo Statunitense che e’ la potenza territorialmente piu’ vicina e che spende miliardi di dollari ogni anni per “portare la democrazia” nei paesi esteri. Vorrei dire all’Amministrazione Trump che il sudamerica e’ piu vicino di Medio ed Estremo Oriente. Non sarebbe male, oggi, rimediare alla politica golpista degli anni 70-90 che gli USA hanno imposto negli stati sudamericani per paura di un dilagare del Comunismo. La lotta del Venezuela per mantenere la propria democrazia oggi e’ anche figlia di quegli anni.

 

L'appello del giornalista Avallone ieri a Vicino/lontano
Il racconto: in 400 vorrebbero rientrare ma non possono

di Maura Delle Case «Il Ve­ne­zue­la è uno degli Stati che più hanno aiu­ta­to il Friu­li. Prima ac­co­glien­do gli emi­gran­ti, poi in­vian­do im­por­tan­ti ri­sor­se per la ri­co­stru­zio­ne post sisma. Per fa­vo­re, non gi­ra­te oggi la testa dal­l'al­tra parte». L'ap­pel­lo è forte e chia­ro. E a fir­mar­lo, da­van­ti alla chie­sa di San Fran­ce­sco, spe­ran­do nei ri­flet­to­ri che in que­sti gior­ni sono stati ac­ce­si su vi­ci­no/lon­ta­no, è il gior­na­li­sta ve­ne­zue­la­no Vi­cen­te Aval­lo­ne. Qua­ran­ta­set­te anni al­l'a­na­gra­fe, ri­sie­de in Friu­li - a Mar­ti­gnac­co - da do­di­ci. Tanto che ormai friu­la­no quasi ci si sente, anche se il Ve­ne­zue­la gli è ri­ma­sto nel cuore oltre che nel Dna.​Ieri si è pre­sen­ta­to sul sa­gra­to di San Fran­ce­sco con il tri­co­lo­re mi­ran­di­no bene in vista. Di­ste­so sotto il gran­de mo­no­li­te di vi­ci­no/lon­ta­no per de­nun­cia­re una si­tua­zio­ne che è sì geo­gra­fi­ca­men­te lon­ta­na, ma che deve es­se­re per­ce­pi­ta come un'ur­gen­za in­ter­na­zio­na­le, una prio­ri­tà delle agen­de po­li­ti­che. Anche friul­giu­lia­ne.«Chie­do alla pre­si­den­te della Re­gio­ne, De­bo­ra Ser­rac­chia­ni, e al sin­da­co di Udine, Furio Hon­sell, di darci una mano - ha detto ieri Aval­lo­ne -. In Ve­ne­zue­la ci sono molti cor­re­gio­na­li che sono bloc­ca­ti, che vor­reb­be­ro rien­tra­re ma non ce la fanno. Sono circa 400 i friu­la­ni che si tro­va­no in que­ste con­di­zio­ni - ha ag­giun­to -, che de­vo­no fare i conti con la man­can­za di me­di­ci­ne, di cibo. Aiu­tia­mo­li». Aval­lo­ne sug­ge­ri­sce anche come. Cita il caso di un paese del sud Ita­lia che pro­prio in que­sti gior­ni si è ado­pe­ra­to per far rien­tra­re e dare ospi­ta­li­tà a un grup­po di ita­lia­ni bloc­ca­ti in Ve­ne­zue­la. «Per­ché non pos­sia­mo fare lo stes­so con i friu­la­ni?».In piaz­za ieri c'era lui, ma il mo­vi­men­to dei gior­na­li­sti ve­ne­zue­la­ni che in giro per l'Eu­ro­pa de­nun­cia lo stato di cose nel Paese è nu­tri­to. Ce ne sono in Ita­lia, in Spa­gna, Por­to­gal­lo, Fran­cia e oltre. «Il Ve­ne­zue­la è nel caos» rac­con­ta Aval­lo­ne che con il suo paese d'o­ri­gi­ne è co­stan­te­men­te in con­tat­to, la­vo­ra in­fat­ti per un'e­mit­ten­te che tra­smet­te da un pae­si­no sulle Ande e oggi si oc­cu­pa di sport. Basta un'oc­chia­ta al sito www.​la102.​com per ve­de­re il frut­to delle sue fatiche.​In que­sti gior­ni scri­ve di Giro d'I­ta­lia. Anche ieri. «Fac­cio sport ora per evi­ta­re di scri­ve­re cose sco­mo­de che pos­so­no por­ta­re alla chiu­su­ra del­l'e­mit­ten­te». Prima la­vo­ra­va per radio Ca­ra­cas. L'ul­ti­ma in­ter­vi­sta ri­sa­le al 2008. «Alla Bien­na­le in­ter­vi­stai Cha­vez. «Ma il go­ver­no alla radio ha messo il ba­va­glio», ag­giun­ge al­zan­do così che si veda bene sciar­pa tri­co­lo­re, ben di­ste­sa da­van­ti a sé con Ve­ne­zue­la scrit­to a testa in giù. Glie­lo fanno no­ta­re quan­do si mette in posa per una foto. Non è un er­ro­re però. Re­sti­tui­sce vo­lu­ta­men­te l'i­dea di un Paese sot­to­so­pra, vit­ti­ma del caos, in cui non c'è cibo, non far­ma­ci e in ospe­da­le sai opera con la luce dei te­le­fo­ni­ni. A farne le spese sono so­prat­tut­to i più de­bo­li. An­zia­ni, bam­bi­ni. Nel 2016 sono morti 11.466 bam­bi­ni tra 0 e un anno. Il 30% in più ri­spet­to al 2015. Lo ha reso noto l'ex mi­ni­stro alla sa­lu­te, An­to­nie­ta Ca­po­ra­le, su­bi­to de­sti­tui­ta dal pre­si­den­te Ni­co­las Ma­du­ro che non ac­cet­ta cri­ti­che al suo go­ver­no. Di nes­sun tipo. Chi parla ri­schia con la vita e per que­sto Aval­lo­ne sa che in Ve­ne­zue­la non tor­ne­rà. Non ora. Ma dalla Bat­ta­glia per un Ve­ne­zue­la li­be­ro non de­si­ste. Oggi la porta avan­ti dal Friu­li. «Per­ché non è giu­sto - con­clu­de - che il Ve­ne­zue­la ago­niz­zi a causa di una dit­ta­tu­ra che nem­me­no ha la di­gni­tà di ren­der noto il nu­me­ro dei morti che ha pro­vo­ca­to fino a qui».

Gianfranco Di Giacomantonio, giornalista:

Chi in Italia appoggia la dittatura del governo venezuelano credendo di sostenere un governo rivoluzionario di sinistra, contribuisce al massacro sistematico di giovani studenti che a mani nude stanno lottando per riportare la democrazia nel loro paese e lo stanno facendo nell'indifferenza del mondo. Non vi rendete complici di un governo che non e' politico ne ha un'ideologia, la morte di Chavez ha accelerato la crisi di quella pittoresca visione del socialismo che portava con se consegnando il paese nelle mani di criminali che hanno rubato e dilapidato le immense risorse di cui questa grande nazione disponeva. Oggi il Venezuela vive una crisi umanitaria dalle proporzioni smisurate e circa trentaquattro milioni di venezuelani di cui due milioni italo venezuelani stanno soffrendo la fame, non hanno medicine ne' assistenza medica, vivono sequestrati in casa perché' la delinquenza spadroneggia nelle città' e nelle periferie, non possono esprimere le proprie opinioni, non possono votare perché il "governo" ha sospeso a tempo indefinito qualsiasi consultazione elettorale, non possono lasciare il paese. Questa non e' la rivolta di una classe borghese che vede intaccati i propri privilegi, in piazza ci sono gli studenti, gli operai, i pensionati, gli imprenditori, tutti insieme a pretendere che vengano ripristinati i diritti costituzionali. NON LASCIAMOLI SOLI ...SOS VENEZUELA. EL PUEBLO NO ES MADURO.
 

 

Seminario Nazionale

“VIVERE EMOZIONI LIBERE E

PAR CONDICIO EMOZIONALE”

 

Sala Aldo Moro  7 novembre 2016  ROMA

 

PROGRAMMA

 

Ore 10.00 APERTURA DEI LAVORI

On. LauraBoldrini Presidente Camera Deputati

Avv. VirginiaRaggiSindaco di Roma (da confermare)

Dott. NicolaZingarettiPresidente Regione Lazio (da confermare)

 

 

 

Ore 10.15 PRESENTAZIONE CAMPAGNA VELDIRITTO DI EMOZIONE

Dott.ssa Monica PaolaMonaco Presidente nazionale AEM

Dott.ssa MinaCappussi Direttore quotidiano  Un Mondo d’Italiani

Prof. GiuseppeValerio Presidente AICCRE Puglia

CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE

 Prof. GiuseppeMoggiaUniversità di Bari

Dai giovani la proposta di un futuro migliore “ZERO PER ORA”

SabinaIadarola e FrancescoMattiaccio

SalvatoreColagiovanni - presentazione della 1^ Isola delle Emozioni

X

Ore 11.40   DIBATTITO

 

Ore 12,15 TAVOLA ROTONDAModera PatriziaAngelini – RAI 1

On. BeatriceLorenzin – Ministro della Salute  da confermare

On.CosimoMaria Ferri – Sottosegretario alla Giustizia

On. PietroFassino –da confermare

On. FrancoNarducci – FAIM (Federazione Associazioni Italiani nel Mondo)

Arch. Pia Petrucci – Presidente nazionale FIDAPA BPW Business Professional Women

Dott.Gian Maria  Fara Presidente EURISPES

 Dott. Salvo Iavarone presidente ASMEF

 

ORE 13.15 Sottoscrizione CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE e consegna attestati alle testate giornalistiche e alle associazioni aderenti.

 

 

________________________________________________________________________________

La campagna V.E.L.(Vivi Emozioni Libere) è ideata da Monica Paola Monaco, presidente Nazionale dell’AEM ITALIA (Associazione Emotional Manager) sviluppata in collaborazione con Mina Cappussi, direttore della testata giornalistica UMDI (Un mondo d’Italiani) AICCREPUGLIA (Associazione Italiana Consigli Comuni e Regioni d’Europa), presidente Giuseppe Valerio, AITEF onlus (Associazione Italiana Tutela Emigranti e Famiglie), presidente Giuseppe Abbati,  AIC ( Associazione Italiana Coltivatori) Presidente Giuseppino Santoianni, AEM ONLUS (Associazione per la tutela delle vittime/conseguenze del malessere emozionale), vice presidente Giovanni Mattiaccio, CENTRO STUDI AGORÁ (Associazione di promozione sociale), coordinatrice nazionale Sabina Iadarola,AEM RAIMBOW (Associazione Onlus per la tutela dell’ambiente), presidente Pier Paolo Monaco

 

Aderiscono:

FAPI (Federazione Artigiani Pensionati Italiani) presidente Luigi Sciotto, FONDAZIONE MATTEOTTI onlus, presidente Angelo Sabatini, TSD direttore dott.ssa Elisabetta Giudrinetti.

ASMEF(Associazione Mezzogiorno Futuro) presidente Salvo Iavarone; FIDAPA  BPW (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari e Business Professional Women) Presidente naz Pia Petrucci;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                      

                                 direzione nazionale   RomaVia Torino,95,via Caroncini 19

                        www.aitefnazionale.it  TEL.0039 3473313583      

                        aitef@aitefnazionale.it,        C.F.80435210580

                        socio fondatore della Confederazione Nazionale Emigrazione                     e del Forum delle Associazioni degli Italiani nel mondo ( FAIM )

il presidente

                                                                                    Roma, 11.11.2016  prot.66

            

                                          Al dott. MatteoRenzi Presidente del Consiglio dei Ministri

 

OGGETTO: Referendum

 

 

Caro Presidente e Segretario Pd,

                                                    per fortuna c’è il referendum! Èla prima volta che Ti rivolgi agli Italiani nel mondo. In tantissime altre occasioni c’era la possibilità di citarli e di ricordarsi di loro, ma non lo hai mai fatto, mentre ti do atto che, recandoti all’estero, hai cercato di incontrarli.

 

Non ho capito la polemica che è sorta dopo il tuo invito a votare anche perché ho letto soltanto le anticipazioni di alcuni giornali. Ma, mentre ti scrivo per complimentarmi con Te per questa iniziativa, registro che finora non hai assunto alcun contatto con le associazioni che hanno rapporti con gli Italiani all’estero. Associazioni nazionali in particolare che, in carenza dell’attività delle Regioni, delle ambasciate e del Ministero degli Affari esteri, assolvono la funzione di raccordo, di assistenza e di tutela.

 

Un contatto con le associazioni potrebbe risolvere tanti problemi che affliggono gli italiani all’estero.

Ti ricordo che qualche mese fa si è costituito il FAIM, Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, che nella riunione costitutiva ha registrato l’adesione di ben 85 associazioni, in Italia e all’estero.

 

Ti ringrazio per l’attenzione e, in attesa di incontrarTi, porgo cordiali saluti.

 

Buon lavoro,

 

Giuseppe Abbati

 

P.s. Ti ringrazio della newsletter, molto utile e interessante.


FEDERAZIONE REGIONALE ONLUS PUGLIA
Via Marco Partipilo, 61 70124 Bari
Tel. Fax. 080 5216124
www.aitefnazionale.it, e-mail: aitefpuglia@libero.it


Il segretario regionale

Prot: 10 Bari 28.09.16


Al dott. Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia
e p.c. Al dott. Mario Loizzo, Presidente Consiglio Regione Puglia

Oggetto: Consiglio Generale Pugliesi nel mondo
 

Caro Presidente Emiliano,

ho ascoltato il Tuo intervento alla riunione del Consiglio regionale dei pugliesi nel mondo e l’affermazione di attuare l’art. 50 dello Statuto. In fondo si tratta di un piccolo riconoscimento a coloro che, lontani dalla Puglia, operano senza ottenere nulla, anzi sono trascurati, dimenticati e certamente non trattati da cittadini. Eppure sono una grande risorsa da utilizzare con saggezza.
Certo, bisogna risparmiare e può essere opportuno non effettuare il rinnovo del Consiglio; utilizzare le nuove tecnologie rappresenta, infatti, un modo facile per rinnovare senza spendere nulla. Pertanto, bisogna convocare le assemblee continentali invitando gli elettori a votare col sistema elettronico.
Viceversa le associazioni pugliesi devono incontrarsi e rinnovare la propria rappresentanza.
Colgo l’occasione per invitarTi ad esaminare la possibilità di rivedere la legge elettorale come più volte da Te annunciato prevedendo il voto elettronico. Non credo sia il caso di illustrarTi i vantaggi di tale procedura. In Italia da anni commettiamo l’abuso di chiedere agli italiani residenti all’estero di inoltrare istanza al Ministero per votare.
Infine Ti invito a valutare la possibilità di modificare ampiamente la legge 23/00, ormai diventata il libro dei sogni: tante promesse e illusioni ormai da tempo non attuate.

Cordiali saluti,

Giuseppe Abbati


 

 

                        ONLUS                                

                                                                                            

 

 

 

CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE

“DIRITTO DI EMOZIONE” e “PAR CONDICIO EMOZIONALE

 

 

PREMESSA

Il presente Codice stabilisce:

- il riconoscimento del valore fondamentale della salute, intesa come benessere bio-psico-sociale della persona con i suoi diritti inviolabili, che devono essere non solo garantiti, ma anche sviluppati, aiutando ogni essere umano a superare quelle condizioni negative che impediscono il pieno sviluppo della propria personalità;

- l'impegno nei confronti dell’umanità è proteggere la salute di tutti  e  delle Donne  in particolare in quanto sono più sensibili alla pressione emotiva e alladiscriminazione, con l’affermazione del DIRITTO DI EMOZIONE e della PAR CONDICIO EMOZIONALE.

CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE

I firmatari riconoscono il Diritto di Emozione, volto al rispetto della salute e del benessere dei Cittadini, per sancire la Libertà di Emozione quale principio universale.

Il Cittadino è titolare del diritto a Vivere Emozioni Libere (V.E.L.), ad una imparziale informazione attraverso la pubblicazione di notizie che abbiano valenza emotiva paritaria, in grado di evocare uguali stati d’animo.

Nei confronti del pubblico (lettore-ascoltatore) la responsabilità della “Par Condicio Emozionale” dei messaggi è imputata prevalentemente - ciascuno per la propria area di interesse - alle diverse categorie professionali delle comunicazioni di massa.

Primo dovere è quello di sottoporre ai fruitori della comunicazione un egual numero di notizie positive e negative.

 

Il lettore non dovrà essere condizionatoinconsapevolmente - relativamente al proprio stato emotivo, senza che gli sia offerta l’opportunità di scegliere.

 

Il lettore/spettatore dovrà essere posto nella condizione di riconoscere con facilità quali notizie, servizi o altre informazioni, siano emotivamente dannosi per il proprio benessere bio-psico-sociale e per il proprio equilibrio e quali, al contrario, quelli positivi. Lo stato emotivo evocato da un articolo giornalistico o da un servizio televisivo/programma radiofonico, deve essere riconoscibile dal lettore/spettatore/ascoltatore, il quale deve poter compensare il malessere suscitato da notizie negative, trovando sul medesimo giornale/programma televisivo/agenzia, altrettante notizie positive di impatto emotivo diametralmente opposto.

 

Il lettore/spettatore dovrà percepire chiaramente che nel mondo accadono cose positive e negative, e che il peso spropositato delle notizie negative risponde a mere ragioni di mercato e non già alla realtà dei fatti, e che è libero di scegliere a quali eventi far riferimento senza che emozioni e pensieri vengano manipolati e indirizzati verso quelle notizie che creano malessere e peggioramento dello stato di salute. 

L’informazione pubblica istituzionale dovrà evidenziare in egual modo fatti, eventi, notizie e riflessioni, che gratifichino ed evochino stati d’animo positivi, rispetto a quei fatti/eventi/notizie in grado di suscitare stati d’animo negativi.  

Al fine di favorire la diffusione del “Diritto di Emozione” e della conseguente “Par Condicio Emozionale” con la sottoscrizione del presente Codice si regolamenta il sistema di informazione/comunicazione sostenendo:

  1. la distinzione netta delle differenti forme (positiva e negativa) di Informazione;
  2. di tutelare la salute dei Cittadini e assicurare la  diffusione del Codice VEL.

L’OMS ha definito la SALUTE come lo stato di completo benessere fisico-psichico-sociale dell’individuo; la diffusione sproporzionata di notizie negative crea una riduzione del benessere e della salute.

L’ONU, nel primo articolo della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” del 10 dicembre 1948 nel ribadire che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” sostiene che “essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Ma la libertà emotiva dell’uomo e la coscienza menzionata nella Dichiarazione non sono tutelati laddove non è garantita una parità di informazione.

Uno stato di depressione psicologica generalizzato, il proliferare delle dipendenze e la perdita di motivazione dei giovani e delle popolazioni occidentali, possono leggersi come una conseguenza della perdita di consapevolezza del “bello che c’è nel mondo”.

I firmatari invitano i giornalisti,anche quelli on-line, web information, multimedia, gli addetti alla pubblicità ed alle relazioni pubbliche ad adottare   il presente regolamento quale strumento indispensabile per assicurare la parità e di diritto di emozione, trasparenza e correttezza nella comunicazione di massa e per rispettare la salute e il benessere dei cittadini.

In forza dei principi enunciati si conviene quanto segue:

a) la pubblicazione/divulgazione di notizie negative deve prevedere la contestuale diffusione di notizie positive di pari valenza Emotiva.

b)  gli stati devono incoraggiare lo sviluppo di Codici di Comportamento affinché le persone siano protette da informazioni e messaggi multimediali dannosi al loro benessere psico-fisico-emozionale. Essi sono invitati ad assumere appropriate misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere le persone da qualsiasi forma di violenza emozionale e psicologica derivante dall’abuso di informazioni negative, che fanno audience, ma danneggiano o limitano fortemente il Diritto di Emozione.

c) la valenza emotiva e il tipo di messaggio devono essere immediatamente riconoscibili; la collocazione spaziale delle notizie in grado di suscitare emozioni contrastanti deve essere opportunamente segnalata e distinta, a seconda del tipo di messaggio, di natura positiva o negativa.

Le organizzazioni firmatarie sono consapevoli che il malessere emozionale sfocia spesso in un consumismo compulsivo che produce un maggiore inquinamento (Vedi le “isole di immondizia” nate nell’Oceano Pacifico); pertanto si invitano le organizzazioni del settore a sostenere la campagna VEL.

Stesso invito va rivolto a tutti i cittadini.

Le organizzazioni promotrici della campagna V.E.L costituiscono un Comitato permanente.

La campagna di sensibilizzazione è ideata da Monica Paola Monaco, Presidente Nazionale dell’AEM ITALIA (Associazione Emotional Manager) e sviluppata in collaborazione con Mina Cappussi, Direttore della testata giornalistica UMDI (Un mondo di Italiani) e promossa da l’AITEF ONLUS (Associazione Italiana tutela Emigranti e Famiglie), presidente Giuseppe Abbati, AICCRE (Associazione Italiana Consigli Comuni e Regioni d’Europa), presidente Giuseppe Valerio , AEM ONLUS (Associazione per la tutela delle vittime/conseguenze del malessere Emozionale) vice Presidente Giovanni Mattiaccio, CENTRO STUDI AGORA’ (Associazione di promozione sociale), coordinatrice nazionale Sabina Iadarola, MATESE ARCOBALENO (Associazione Onlus per la tutela dell’ambiente) Presidente Pier Paolo Monaco.